Si conosce ancora troppo poco la storia della Sardegna. Nonostante abbia la stessa dignità della storia del resto del mondo, non viene insegnata nelle scuole. Così come la lingua sarda perde gradualmente “pezzi” lungo il corso del tempo, anche la storia della nostra regione, per molti sardi, rimane confinata nell’oblio. Il 28 aprile del 1794, con un’insurrezione popolare, i sardi liberarono l’isola dai Piemontesi e dal viceré Balbiano. Oggi celebriamo Sa Die nelle piazze, nei paesi e sui social network, trasformati in un firmamento di inni alla memoria. Ma a distanza di secoli, possiamo davvero affermare che la Sardegna sia libera? Oppure siamo ancora governati da “viceré” moderni che, sotto mentite spoglie, decidono per noi?
Per rispondere a questa domanda abbiamo interpellato l’onorevole Gian Piero Scanu: ex sindaco di Olbia, senatore, deputato, commissario liquidatore della provincia di Sassari e rappresentante della Regione per i rapporti con il Qatar riguardo all’Ospedale Mater Olbia.
“Una celebrazione fuori luogo”
«Credo sia quasi fuori luogo questa enfasi sulla ricorrenza di oggi. Sa Die de sa Sardigna cade in un periodo particolarmente critico per il mondo e, restringendo il campo, anche per la Sardegna. Oggi viviamo una situazione di narcosi della società politica e civile che impedisce una visione lucida delle patologie della nostra terra, che necessiterebbe invece di terapie drastiche e mirate. I problemi che abbiamo oggi meriterebbero un codice rosso, ma vengono trattati come codici bianchi!»
“Non siamo ancora liberi”
Alla domanda se, oggi come ieri, la Sardegna sia davvero libera, Scanu risponde con tono deciso:
«Oggi, in Consiglio Regionale, si è celebrata questa giornata con il canto dell’inno sardo Procurade e moderare, dell’inno nazionale Fratelli d’Italia e dell’inno europeo. Ma cosa stiamo davvero celebrando? La nostra autonomia? E allora parliamo delle servitù militari che devastano le nostre terre, dell’isolamento dei sardi a causa dei trasporti carenti, della sanità isolana in condizioni disastrose. Non dimentichiamo l’assalto eolico e fotovoltaico: progetti calati dall’alto, che rischiano di trasformare la Sardegna in un hub energetico nazionale, sacrificando il nostro patrimonio territoriale, ambientale e culturale».
“Solo svegliandoci potremo davvero festeggiare”
Gian Piero Scanu conclude senza giri di parole:
«Potremo festeggiare Sa Die de sa Sardigna solo nel momento in cui il popolo sardo si sveglierà da questo ottundimento psichico e inizierà finalmente a dare dignità a questa terra, riprendendosi, a testa alta, ciò che ci è stato scippato nel corso del tempo: primi fra tutti la libertà decisionale e il rispetto».

