È guerra aperta tra Il Consorzio Molluschicoltori di Olbia e il presidente del presidente dell’Autorità di sistema portuale della Sardegna Massimo Deiana e dello stesso sindaco Settimo Nizzi sul progetto di dragaggio del canale di accesso al porto. I molluschicoltori si dichiarano “estranei al procedimento” di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e respingono al mittente tutte esponsabilità sull’eventuale rallentamento dell’iter. Nel corso di una conferenza stampa sono stati esibiti numerosi documenti dai quali si evince che l’opposizione ai lavori non arriva dal settore della coltivazione dei molluschi. Il Consorzio, attivo da oltre un secolo nel Golfo di Olbia, sottolinea come le attività produttive del comparto occupino meno del 2% della linea di costa, contro i circa 300 ettari del porto e 180 della nautica e cantieristica.

Il presidente del Consorzio, Raffaele Bigi, ha ricordato che l’attività dell’allevamento di cozze e ostriche nel Golfo precede di decenni la costituzione dell’Autorità Portuale e che la “Cozza di Olbia” e l’“Ostrica di Olbia” sono riconosciute con Marchio Collettivo Nazionale, uniche a riportare il nome della città. Bigi ha inoltre sottolineato l’importanza di chiarire che quello di cui si parla oggi è il “Golfo di Olbia”, dentro il quale vi sono un porto, una peschiera/area naturalistica, la foce di un fiume, isolotti, una fauna e flora rilevanti, oltre alle attività di molluschicoltura. Bigi ha anche sottolineato che “la conformazione naturale del golfo stesso a limitare l’accesso ad alcune navi da crociera: anche un eventuale dragaggio massiccio risulterebbe quasi inutile, perché in cinque o sei anni i fondali tendono naturalmente a risollevarsi. I molluschicoltori hanno precisato che non hanno mai ricevuto fondi regionali per investimenti diretti al Consorzio, smentendo le accuse del sindaco secondo cui i produttori si “rivenderebbero i beni acquistati con fondi pubblici”.

Il vicepresidente Salvatore Spano e Massimo Degortes hanno messo in evidenza la riduzione delle aree produttive negli ultimi vent’anni e richiamato l’attenzione sulla necessità di un approccio condiviso e rispettoso delle attività storiche del golfo. Degortes ha aggiunto: “Il golfo è come un condominio e noi siamo gli inquilini più poveri. Abbiamo ricevuto diversi sfratti: il primo nel 1962 con la nascita della Palmera, poi a causa del colera abbiamo dovuto togliere i filari dalle acque più interne, poi lo sgombero per il Porto Industriale e infine lo spazio ceduto alla cantieristica.”