E Puc sia. Ci sono voluti quarant’anni, ma alla fine lo strumento di pianificazione urbanistica di cui si sente parlare dal 1986 (sindaco Gian Piero Scanu) è finalmente arrivato. Ventun voti a favore (tutta la maggioranza più il gruppo di Liberi), cinque contrari (tutto il gruppo del Pd), un astenuto (Alfideo Farina del M5s): alle sette e mezzo di oggi pomeriggio, dopo oltre tre ore di dibattito, l’assemblea ha varato il Piano urbanistico comunale, già adottato nel 2020 ma poi bocciato dalla Regione con un documento di 167 pagine. Ora, perché sia scritta definitivamente la parola fine, occorre attendere sessanta giorni per eventuali osservazioni da parte di semplici cittadini o di associazioni o enti che volessero eccepire qualcosa sulle scelte compiute dal coordinatore, il geologo Giuseppe Scanu e dall’architetto Sergio Dinale della DRH Architetti associati, i quali hanno illustrato con dovizia di particolari la complessa articolazione degli interventi sul territorio che forse non tutti hanno compreso a fondo.

Il paradosso. Ha ragione Eugenio Carbini quando ha affermato che “questo è un Puc di sinistra”. Già, sembra proprio così, perché l’insediamento più impattante che “minacciava” il territorio comunale, a sud della città, quello chiamato Costa Turchese dalla famiglia Berlusconi, è stato completamente cassato. “Nessuna colata di cemento”, ha osservato, tronfio, l’assessore all’urbanistica Bastianino Monni, che ha spiegato la filosofia dello strumento di pianificazione. Il Pc ha in grembo un no secco a un progetto che è arrivato a prevedere agli inizi degli anni 80 qualcosa come 3 milioni di metri cubi da spalmare nella zona di Capo Ceraso, anche a meno di 300 metri dalla battigia (questa era la prima ipotesi che fece scalpore e provocò le reazioni rabbiose degli ambientalisti). Oggi, è paradossale che la cancellazione di quel poderoso insediamento (che alla famiglia del defunto Cavaliere non interessa più) sia motivo d’orgoglio da parte di quelle forze politiche da sempre vicine o addirittura coincidenti con Forza Italia. Cosi com’è paradossale che i cinque esponenti Dem abbiano bocciato un piano che, appunto, punta a limitare il consumo di territorio. Per spiegarlo, però, e per evidenziare le loro perplessità, la capogruppo Ivana Russu e Gianluca Corda hanno sostenuto con forza che “queste non siano state scelte compiute dall’amministrazione Nizzi ma piuttosto si sia trattato di una strada obbligata della Regione che di fatto ha imposto le regole al comune”. Il sindaco nella replica finale ha confermato di essere ormai entrato a pieno titolo nella fase dell’ecumenismo più sfrenato. Un Settimo Nizzi al cloroformio, insomma, non più un Settimo Nizzi che prende fuoco, s’infiamma e sbraita contro chi non la pensa come lui, un Settimo Nizzi che polemizza un tanto al chilo. Oggi, com’era accaduto nell’ultima seduta consiliare (quando rivelò di “essere diventato più buono”) ha ribadito alla Russu e a tutti gli oppositori l’invito “a studiare e non a parlare tanto per dire qualcosa” e che “nessuno può imporre nulla al nostro Comune”. Poche parole, sussurrate come il ghià era ora, l’espressione utilizzata in apertura di seduta per sottolineare l’importanza di quella che molti (con scarsa fantasia) hanno definito “una giornata storica”.

L’hotel di lusso. Un altro elemento da evidenziare, in un quadro normativo comunque restrittivo anche nelle frazioni di San Pantaleo e Porto Rotondo, è il sì incondizionato a un albergo a cinque stelle con campo da golf, a “Sa Testa“, sulla strada che conduce alla celebre e popolare spiaggia di Pittulognu. Ecco, quella struttura è compresa nel Puc perché sta molto a cuore a Nizzi e alla maggioranza, mentre Ivana Russu ha osservato che lei “da olbiese, è contraria all’hotel e al campo da golf”.

La città che cresce. Numeri alla mano, è stato rimarcato che Olbia negli ultimi vent’anni è cresciuta di 15.345 abitanti e che nel 2024 sono stati messi al mondo 750 bambini. “Difficile – hanno osservato i progettisti del piano e il suo coordinatore – in altre realtà”. Sempre citando cifre ufficiali, è stato osservato che dal 2013, l’anno infausto della tragica alluvione, le case colpite dal blocco edificatorio superavano le 15mlila unità. Con il Puc, anche se non si potrà scialare, qualche vincolo verrà meno.

Il dibattito. Impossibile, per motivi di spazio, riassumere il contenuto degli interventi di Maria Antonietta Cossu, Angelo Cocciu, Vanni Sanna, Maddalena Corda, Nino Sanciu, Mariangela Marchio, Eugenio Carbini e Davide Bacciu che hanno argomentato efficacemente le loro posizioni su un argomento spinoso, atteso come si notava all’inizio, da quarant’anni.