Recentemente un collaboratore di questa testata, l’ottimo Alfredo Franchini, è tornato sul tema dell’informazione ed ha elencato alcune collaudate tecniche dei Talk Show utilizzate per soverchiare opinioni in contrasto con quelle dominanti. Franchini, forte della sua esperienza giornalistica, punta la sua attenzione sulle tecniche della “disinformazione”, ma, forse intenzionalmente, non affronta lo spinoso tema dei “contenuti” dell’informazione, cioè, per essere più chiari, il perché e con quali finalità si utilizzano queste tecniche. A mio parere, al di là di qualche differenza fra giornalisti di destra e giornalisti di sinistra, il primo “imperativo morale” del sistema informativo è la difesa del Pensiero Unico, una visione del mondo che si può brevemente e grossolanamente sintetizzare in questo modo:
1. Il nostro mondo (Europa, USA, e pochi altri paesi sviluppati) definito solitamente come l’Occidente, è il migliore dei mondi possibili. Abbiamo molti difetti, facciamo tanti errori, ma siamo il presidio della democrazia e dei Diritti Umani.
2.⁠ ⁠Il capitalismo può essere migliorato, ma è l’unico sistema che assicura prosperità e progresso. Talvolta può accadere che una parte dell’umanità venga esclusa dai benefici, ma, prima o poi, il libero mercato correggerà eventuali ingiustizie e diseguaglianze.
3.⁠ ⁠Noi siamo i buoni, ergo gli altri sono cattivi. Ad esempio, Israele esagera nello sterminare un intero popolo, ma è un regime democratico. Russia, Cina, Iran, Venezuela etc. sono retti da regimi autocratici, quindi vanno combattuti con mezzi pacifici e non. Se necessario, pur di difendere la democrazia, siamo autorizzati a violare le norme internazionali e ad imporre la nostra volontà.
4.⁠ ⁠Noi siamo l’Opinione Pubblica Mondiale per cui solo noi, Mondo Occidentale, possiamo sapere ciò che è bene per il resto del mondo e solo noi possiamo interpretare la realtà; di conseguenza ciò che diciamo noi costituisce la Verità.
Il Pensiero Unico pervade ogni angolo del sistema informativo e raggiunge la quasi totalità dell’opinione pubblica. È talmente soverchiante che può permettersi il lusso di lasciare anche qualche spazio, seppur marginale, a chi dissente. Anzi, proprio questa tolleranza, giustificherebbe la bontà e la giustezza di questa visione del mondo. I “dissidenti” si trovano essenzialmente fra accademici, scienziati, storici, ma quasi mai fra i giornalisti, per cui è facile isolarli, schernirli, etichettarli come bastian contrari, antipatriottici, o, nella migliore delle ipotesi come “anime belle”che vivono in un mondo immaginario e irreale.