Passione e umiltà. Il binomio di Roberto Li Gioi, nato a Olbia nel 1962, laurea in giurisprudenza, tifosissimo del Cagliari, è la sua cifra da quando si è tuffato nell’agone politico e lo è ancora oggi, da consigliere regionale del M5S alla sua seconda legislatura. “Ma non solo – precisa il consulente finanziario con un passato anche da giornalista -, mi sono ispirato a quei valori per tutta la vita, e la politica fa parte della vita”.
Di cosa va fiero?
“Se penso a qualcosa di recente, beh, ho contribuito a sbloccare l’edilizia in tutta la Sardegna. L’approvazione della legge nazionale “salvacasa” adeguata alla nostra Regione è un toccasana per molti sardi perché sblocca i piccoli interventi. La legge infatti prevede misure di semplificazione urbanistica ed edilizia con particolare attenzione alle difformità edilizie e alle tolleranze per immobili già costruiti. È un provvedimento importante, molto atteso: e non lo dico solo perché presiedo la Commissione regionale sul governo del territorio”.
Lei si è occupato della cosiddetta “vergogna” di Monte Pino: ponte interrotto dal 13 novembre 2013. L’opera non è stata ancora ultimata: sembra un record mondiale.
“Ho preso a cuore la questione da anni, e bisogna evidenziare che per molto tempo l’iter dell’opera è stato colpevolmente trascurato da parte della Provincia. Da poco più di un anno (ricordo il sopralluogo con l’assessore Antonio Piu), c’è stata un’accelerazione: alcuni giorni fa la giunta regionale ha reperito i 3,2 milioni che mancavano all’appello e quindi ora si marcerà molto più speditamente, senza dover interrompere l’iter. Un cambio di passo, questo, che va riconosciuto e io sinceramente non ho mai mollato la presa affinché si arrivasse a questo punto”.
Il commissario della Provincia Rino Piccinnu ha detto che i lavori potrebbero concludersi prima della fine dell’anno. È d’accordo?
“Me lo auguro di cuore, ma sulle date preferisco rimanere cauto. Supponga (per assurdo) che piova per un mese di fila: i lavori si bloccherebbero e dunque ci sarebbe un ritardo”.
Decadenza della Todde, un vero pasticciaccio per i paladini delle regole e della trasparenza come voi del M5S.
“Gli errori formali ci sono stati, è inutile negarlo, ma i due articoli fondamentali della legge elettorale non sono stati violati per cui, vedremo: è tutta materia per avvocati…”
Sì, ma voi rischiate di tornare a casa, con il rischio di restarci e di non tornare più nel palazzo di via Roma, se non da turisti.
“Verissimo. Comunque alla fine l’ultima parola spetterà proprio al consiglio regionale e io credo che su sessanta solo tre oggi sono sicuri della rielezione… Se tanto mi dà tanto…”
Nomi, please.
“Beh, Gianni Chessa e Antonello Peru per esempio possono contare su un elettorato numeroso e personale. Anche Giuseppe Fasolino non se la passa male”.
Tra voi e il Pd non corre (più) buon sangue. Gli scricchiolii possono portare alla rottura.
“Ma no, non credo. Abbiamo vinto le elezioni insieme e ci siamo impegnati a fare il bene dei cittadini sardi. Dobbiamo continuare a lavorare a testa bassa senza mai perdere di vista che siamo stati eletti per migliorare la loro, la nostra condizione”.
Alessandra Todde sembra convinta di non dover mollare.
“È bravissima. Tenace, lucida e molto capace: non so come faccia a reggere certi ritmi spaventosi. Guardi l’attività della giunta: 70 delibere in un anno o poco più rappresentano un record”.
Vi accusano di voler favorire l’invasione delle pale eoliche.
“Ah, sì? Fino a oggi, da quando siamo noi al governo, nessuna pala eolica è stata installata. Anzi, è stato il governo nazionale a concedere un’autorizzazione per un progetto in Gallura”.
Come si trova a Cagliari? È vero che tutte le decisioni passano per il capoluogo?
“Mi sta chiedendo se esiste il ‘cagliaricentrismo‘? Sì, esiste, è diffuso, lo respiri. Ci vedono come il fumo negli occhi. Molto spesso ci apostrofano in questo modo: ma cosa volete voi galluresi?”
E lei cosa risponde?
“Che sono sì, gallurese, ma sono stato eletto consigliere regionale. E dunque mi devo e mi voglio occupare dei problemi della Regione nel suo complesso”.
Qual è il suo rapporto con i consiglieri della Gallura?
“Buono. Tendenzialmente, ho un buon rapporto con tutti: anche con Fasolino e Cocciu, i quali lavorano per il bene della Gallura, pur non essendo in maggioranza”.
E con Settimo Nizzi, come butta? Sarà lui a ottenere la “nomination” a governatore nell’ambito del centrodestra?
“Non lo so, e non entro nel merito della questione. Credo comunque anche lui non si potrà sottrarre dal cagliaricentrismo di cui parlavamo poco fa. Comunque, il mio rapporto con lui è cordiale e trasparente. Gli riconosco dei meriti e anche lui un giorno mi disse di essere contento della mia elezione. Nizzi mi ha sempre ripetuto che non ha nulla da obiettare sugli attacchi o sulle critiche a livello politico, ma diventa una belva se lo attaccano sul piano personale”
Nizzi ha già scelto il suo (eventuale) successore?
“Credo di sì. Anche se lui spera nella riforma della legge sul terzo mandato”.
Faccia nomi.
“Neanche sotto tortura. Il nome, ce l’ho in mente ma non lo dico”.
La Provincia Nord Est è partita. Dove arriverà?
“Noi eravamo contrari alle Province, ma mi rendo conto che la Gallura è l’unico territorio che meritava e merita di averla”.
Cosa farà da grande?
“Mentirei, se non ammettessi di voler essere rieletto”.
Quanto guadagna un consigliere regionale?
“Ottomila euro. Però, se uno lo fa sul serio, non è una cifra enorme”.
E lei lo fa sul serio?
“Le faccio un esempio: io ho scelto di abitare a Cagliari, dove mi sono trasferito con mia moglie e la mia famiglia. Mia figlia studia al “Pacinotti”. A differenza degli altri colleghi, a fine settimana vengo in Gallura: negli altri giorni sono sempre qui”.
Qual è il trucco?
“Mi assistono la passione e l’umiltà”.

