C’è modo e modo per salutare l’estate (che peraltro non è ancora arrivata) e un’allegra combriccola di… adulti (ma c’erano anche i bambini) ha pensato bene di radunarsi a Bados, la loro spiaggia di riferimento, per assaggiare qualcosina e soprattutto per brindare a una stagione che si preannuncia davvero rovente. Piuttosto composita, la fauna. C’era l’ingegnere, l’industriale, l’avvocato, il militare, il bancario di lungo corso, lo chef (che però non ha cucinato), una delle colonne portanti dell’aeroporto, un’assicuratrice, alcune “emigrate” dall’Egitto e da Lanzarote, uno strimpellatore con tastiera, pensionati, qualche turista (in particolare, Francesca, veneziana doc con fidanzato), molti curiosi. Giusto per sottolineare i valori di un’olbiesità che rischia di scomparire anche dalla memoria di chi ci crede ancora con tenacia e passione, ecco la decisione di questo gruppo di profeti di condividere la gioia di stare assieme e di gustare un sontuoso menù che ha battuto ogni record. Non c’è stato neanche un doppione infatti nella variegata e abbondante proposta gastronomica di questo insolito rendez vous, durato la bellezza di sei ore. C’era di tutto un po’, e una parte del divertimento – alla “Amici miei” – consisteva proprio nella constatazione della originale varietà del cibo, neanche fosse un catering a cinque stelle.

Antipasto di cozze. Crude, naturalmente. Di Olbia, ovviamente. Con o senza limone, a seconda delle scuole di pensiero. Bottarga di muggine doc affettata sugli scogli diventati “proprietà privata” a forza di posarci il solito fondoschiena. Tartufi giganti, roba che fino a poche pre prima del consumo era ancora reduce da un contatto ravvicinato con la sabbia di un’imprecisata località del generoso golfo di Olbia. Quindi scampi crudi, dalla taglia giusta. Mica poteva mancare la teglia di melanzane alla parmigiana, un classico. Così come ha fatto improvvisamente capolino il “classico” polpo con patate. Vuoi mettere, poi, la fregula con le verdure e una torta salata a base di scarola, pinoli e formaggio arrivata addirittura da Sassari, confezionata da una signora di Olbia spesso presente a Bados. E la beozia? Giganteschi igloo conficcati nella rena bianca hanno garantito la freschezza del vino e soprattutto della birra, presente in quantità industriale. In alto i calici, con un generoso aperitivo a base di Berlucchi, per poi proseguire con un superbo Karagnanj, quindi gli eccellenti Branu e Villa Solais. La parte del leone l’ha fatta la birra: decine e decine di bottiglie sono state tracannate con una velocità supersonica. E il loro numero è vertiginosamente aumentato quando, a un certo punto, e non si sa come e perché, è spuntata dai cespugli una forma di formaggio pecorino molto ma molto speciale. La festa – si diceva – è durata un bel po’, tra canti balli spensierati e sguardi attoniti dei passanti, grazie anche al piccolo concerto all’aria aperta, la cui sigla d’apertura (e di chiusura) era “A ballare a Bidda Noa“, l’inno di Olbia. E dell’olbiesità che non deve andare perduta. A Ferragosto – o forse anche prima – la replica.





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