Da dove cominciamo? La prima parola che ci viene in mente per spiegare e far capire qual è la situazione dell’Olbia è AGONIA. Nel senso che la parola fine (alla serie D) è dietro l’angolo, ma se c’è qualcuno che crede nei miracoli da parte di santi in gran spolvero che hanno assistito a tutto da lassù, beh, un filino di speranza esiste ancora. Almeno sulla carta.

LE LIBERATORIE. Partiamo dalla prima notizia, cercando di non dispensare commenti (negativi) un tanto al chilo. L’Olbia calcio, con un comunicato di due righe (!), ha reso noto che “documentazione per l’iscrizione in serie D è stata inoltrata”. A precisa domanda di alcuni cronisti sul pagamento delle spettanze di maggio con relative liberatorie, non c’è stata alcuna risposta. Detto per inciso, il club ha allegato tutte le ricevute dei pagamenti fino ad aprile, con la speranza di ottenere una proroga. A questo punto, però, proprio perché nessuno si è degnato di rispondere a una domanda legittima, un giornalista “normale” cerca di saperne di più. E cosa scopre? Che su 38 persone, solo una minima parte (si dice 10) ha firmato la liberatoria, cioè quel documento ritenuto indispensabile per dare il via libera all’iscrizione. Non sono stati sufficienti gli sforzi e la capacità dialettica in particolare del consulente dell’Olbia Giovanni Degortes, il quale si è impegnato in modo straordinario fino a trovare da ieri sera una soluzione: il pagamento in criptovalute (come i Bitcoin) da parte di un finanziatore di sua conoscenza e di Checco Milia. Qualcuno ci ha pensato su e ha accolto la proposta (la valuta virtuale sarebbe stata trasformata in euro entro pochi giorni, anche a seconda della quotazione), altri non si sono fidati. Clamoroso che non abbia aderito Islam, il nazionale del Bangladesh pupillo di Benno Raeber. Ma anche capitan Arboleda, Pani e Buschiazzo per esempio non se la sono sentita di sottoscrivere il documento. Hanno invece firmato, oltre a Daniele Ragatzu e Lucarelli (che avrebbero svolto un ruolo importante nel cercare di convincere tutti i loro compagni di squadra), anche Furtado e De Grazia. Dello staff, a parte il preparatore atletico Carlo Giua, non ha firmato nessuno. Compreso l’ex allenatore Ze Maria, i cui rapporti con la proprietà (e in particolare con Benno) si erano raffreddati prima della sua mancata conferma alla guida della squadra.

LE CONSEGUENZE. L’Olbia dunque – salvo miracoli – non verrà iscritta e comunque potrà ricorrere contro questa decisione entro cinque giorni. Se il ricorso venisse accolto, subirebbe una penalizzazione di due punti, dovrebbe pagare una multa e soprattutto avrebbe l’obbligo di saldare il dovuto entro il 21 luglio. Insomma, sarà (o sarebbe) una corsa contro il tempo in attesa che entrino in cassa i soldi necessari per far fronte ai pagamenti. A questo proposito, pare che l’Olbia confidi sulla Regione e un suo contributo di 150mila euro, ma non è dato sapere se il mandato di pagamento stia per essere emesso a giorni oppure se la cifra – come spesso accade – verrà accreditata più avanti.

IL BENE DELL’OLBIA. Prima di esprimere giudizi e compilare classifiche su chi vuole (e chi non vuole) il bene dell’Olbia, qualcuno farebbe bene a pesare le parole e dovrebbe smetterla di pensare che a Olbia, gli olbiesi e le tantissime persone di buonsenso che vi risiedono e la amano profondamente portino l’anello al naso. All’umiltà, si preferisce la saccenza, la presunzione e l’insulto: ognuno ha il suo stile. Checché se ne pensi, con la speranza e l’augurio che la vicenda abbia un lieto fine, negli ultimi tempi sono state scritte pagine ignobili nella gloriosa storia dell’Olbia che ha onorato il gioco del calcio per 120 anni.