Formidabile il Ferragosto del 1982 con Fabrizio De André. Sono passati quarantatré anni ma quei giorni vivono negli occhi della memoria. Lo raggiunsi a Viareggio il 12 agosto nel pieno del tour estivo e nel primo pomeriggio andai allo Stadio dei Pini dove avrebbe suonato più tardi. Avevo bisogno di parlargli, ero reduce da un incidente d’auto e non avevo una buona cera tanto che mi accolse dicendo: “Devi andare al mare, togliti quel colorito giallognolo”. Ma il mio malumore non dipendeva solo dall’incidente d’auto e allora ci mettemmo a parlare seduti ai bordi del campo. A un certo punto, lui tracciò un cerchio nella polvere: “Lo sai come si comporta un cervo? Quando ha sei mesi insegue la femmina sino a questo punto” – e con il dito percorse buona parte della circonferenza – “poi, a un anno, temporeggia a metà strada e dopo altri sei mesi si ferma e aspetta che sia la femmina a raggiungerlo. Stiamo perdendo molto della nostra animalità” … Poco dopo fece il soundcheck e si rese disponibile anche per il servizio di un fotografo dell’Agenzia Olympia che si chiamava Bungaro. Lui e Dori sul prato dello stadio dei Pini, (e due foto le scattarono anche accanto a me). La serata volò via e il concerto, basato sul disco dell’Indiano, fu come sempre memorabile. Il gruppo dei “Tempi duri” di Cristiano De André aprì lo spettacolo con quattro pezzi molto apprezzati dal pubblico. L’appuntamento successivo con il pubblico era segnato in cartellone per il 14 agosto a Montalto di Castro e Fabrizio mi invitò a restare con lui. Il giorno dopo andammo a dormire sull’Argentario nell’hotel di Cala Piccola, un posto di fronte all’isola del Giglio adatto per i sorrisi di una notte d’estate. Alla vigilia di Ferragosto si svegliò intorno alle due del pomeriggio; non esistevano i telefonini e quindi chiamò dalla camera nella hall. Il portiere dell’albergo non vedendo né Dori né l’amico manager Bruno Sconocchia e non sapendo che fare mi chiamò. Fabrizio prese tempo, sarebbe arrivato dopo il caffellatte e la sigaretta. Partimmo col suo camper, guidato da Sconocchia, per Montalto di Castro e dalla strada, sulle curve di Orbetello, potemmo vedere una regata. Ma il bello doveva venire.

Finito il concerto, ovviamente perfettamente riuscito, si va via; Fabrizio preferisce viaggiare di notte. È ormai il 15 di agosto e Bruno Sconocchia si ferma in una piazzuola dell’autostrada poco prima di Grosseto. Fabrizio aveva la pretesa di cucinare sul camper ma quella volta non c’era stato tempo e Dori dopo aver acquistato due polli arrostiti ne aveva regalato uno ai ragazzi dei Tempi duri che viaggiavano su un altro camper. Quando seppe di questo fatto, Fabrizio si adombrò e allora a Dori venne spontaneo dire: “Ma proprio tu ti lamenti per un pollo quando ieri hai regalato un milione di lire a” … Fabrizio ci guarda e senza perdere un secondo risponde: “In autostrada, a quest’ora di notte, il pollo ce lo saremmo mangiato, il milione a che mi servirebbe”? Eh già, come disse Jones al mercante di liquore: “Tu che lo vendi, cosa ti compri di migliore”? Formidabile quel Ferragosto di un tempo lontano quarantatré anni ma ancora lucente.