“No, non è il caso di parlare di consociativismo: la scelta della lista unica è per certi versi una strada obbligata, per altri è una soluzione di buonsenso”. Rino Piccinnu è un uomo calmo. Un democristiano posato. Non gli piace la rissa verbale, ai decibel elevati preferisce i toni soft. E dunque si sente in dovere di dire la sua, a proposito della decisione di presentare un’unica lista per le elezioni provinciali fissate per il prossimo 29 settembre. (Una giornata davvero particolare: a parte il celebre brano dell’Équipe 84 che comincia con un curioso “mi son svegliato e… e sto pensando a te”, è la data di nascita di Silvio Berlusconi e di Pierluigi Bersani leader del passato di forze politiche fortemente contrapposte e antitetiche come Forza Italia e Pd, Pci, Pds, Ds. Della serie corsi e ricorsi della politica).

Settimo Nizzi

Tornando all’amministratore straordinario della Provincia, dal suo ragionamento si arguisce che alla fine gli artefici dell’accordo su un unico raggruppamento sia siano stati il sindaco Settimo Nizzi e lui stesso ( i due, non da oggi, vanno d’amore e d’accordo). “In questo caso non si tratta – spiega Piccinnu – di un’alleanza organica tra centrodestra e centrosinistra, ma piuttosto dell’espressione di una volontà comune ai due schieramenti: vale a dire il sostegno convinto e unitario alla nascita di un ente che ha una precisa ragion d’essere, con una serie di opere da realizzare e di provvedimenti da attuare che forse pochi s’immaginano”. A detta di tutti, Rino Piccinnu, dal 4 dicembre dell’anno scorso, quando ha ricevuto il testimone (la fascia azzurra) da Pietro Carzedda, si è gettato a capofitto nell’impresa lavorando prima in stretto accordo con Gian Piero Scanu (commissario della provincia di Sassari, che ha curato il passaggio da un ente all’altro) eppoi per conto suo con l’obiettivo di mettere a disposizione di chi governerà davvero la Provincia del Nord Est progetti, proposte e soluzioni nei campi più disparati come la scuola, le strade, l’ambiente. “Non entro nel merito di ciò che accade negli altri territori della Sardegna – prosegue Rino Piccinnu -, per esempio nella Città metropolitana di Sassari, formata da 67 Comuni, o in Ogliastra, che conta una popolazione sensibilmente inferiore a quella della Gallura, ma nessuno può negare che da noi la nascita del nuovo organismo di governo del territorio è un’esigenza forte, inderogabile, sentita dai cittadini, maturata nella coscienza della gente. Con le risorse proprie e quelle che potranno arrivare, i benefici saranno evidenti”. A Piccinnu non sfugge l’aspetto politico dell’operazione “tutti dentro” che ha fatto ipotizzare la riedizione del deprecabile consociativismo. “I posti in consiglio provinciale – osserva – sono dieci. Se come centrosinistra ci fossimo presentati per conto nostro, non so come sarebbe finita. Azzardo: 9 a 1? O forse 8 a 2? Meglio averne tre, frutto dell’impegno unitario valido per la fase della nascita della Provincia. Poi, la politica farà il suo corso nell’aula del consiglio provinciale”.

Del quale lui, poco più che sessantenne, non farà parte, visto che lo scorso 30 luglio ha annunciato, con tanto di lacrimuccia, la sua intenzione di dimettersi dal consiglio comunale dopo diciott’anni di onorata carriera (assessore della giunta guidata da Gianni Giovannelli) che avrebbe voluto infiocchettare con la candidatura a sindaco alla quale avrebbe fortemente tenuto. Un traguardo non raggiunto, tra tanti successi di cui va fiero, che ancora oggi gli brucia un po’. Piccinnu sa bene che i maldipancia (a dir poco) sull’ipotesi che Settimo Nizzi sia eletto all’unanimità sono tutti interni al Pd, e non commenta né ipotizza o anticipa scenari a stretto giro. Una cosa è certa: le sue dimissioni dall’aula e la surroga con Mimmino Sciretti saranno operative nella prossima seduta dell’assemblea municipale. Insomma, quello del voto, a questo punto, sarà un problema di… Sciretti (ma non solo). (a.di.)