È impossibile sapere quale sarà la sorte della Flotilla. Certo è che la missione navale scardina uno dopo l’altro i bunker delle democrazie a parole: quelle fortezze politiche dove sino a ieri venivano annullate le volontà di pace dei popoli. Gli equipaggi in viaggio verso Gaza non hanno solo denunciato tutti i progetti di genocidio del regime criminale di Netanyahu. Stanno facendo emergere l’abisso che nei paesi europei separa i rappresentanti dagli elettori, i primi sempre pronti ad agitare conflitti e i secondi tenacemente contrari all’escalation bellica. Questi eroi dei nostri tempi mostrano oggi via via a tutti condotte che andrebbero inserite nei manuali delle rivoluzioni dei garofani. Gridano quanto siano nudi i sedicenti premier della Ue spogliati da retorica, ipocrisie, propagande. Ricordano che appartengono a tutti noi, non a infimi politici auto corazzati da formalismi parlamentari, le scelte sulla vita e sulla morte, su guerra e pace. E nel caso italiano, ogni giorno di navigazione che passa, rivelano parecchio di più. Per esempio, dicono come agli organi d’informazione prevalenti non bastino più i falsi duelli mediatici per sostenere una premier insostenibile. Oppure per difendere ministri pavidi e impreparati. O per incoraggiare gli indecisi a tutto. O per proseguire senza fine negli inchini verso pseudo leader vergognosamente cinici.

In poche parole, la mossa alata di questi Cavalieri del mare ha restituito il potere al popolo. L’ha fatto attraverso l’inedito mix vento/vele/web. Scavalcando partiti, sindacati, dirigenti, lobby, consorterie, blocchi di sistema, il messaggio umanitario si è radicato in mille piazze d’Europa tra gli equipaggi di terra che attraverso sit in e proteste non cessano di rilanciarlo infinite volte. Anche per tutti questi motivi la determinazione ad andare avanti da parte della Flotilla è stata giustamente paragonata sui social al gesto dello studente cinese frapposto in piedi davanti ai carri armati sulla piazza Tienamen durante la rivolta contro il regime di Pechino. Altri luoghi, altri uomini e donne, altri contesti. Ma un’unica arma: l’utopia dei realisti che qualche volta può far fare cilecca alle mitragliatrici.