“Stiamo cambiando il gruppo dirigente del Partito democratico, non stiamo cambiando maggioranza e non vogliamo cambiare presidente. L’ho fatto io, e lo farà di sicuro il nuovo segretario regionale: il nostro partito continuerà a garantire, come ha fatto finora, leale sostegno ad Alessandra Todde”. E’ stato questo, in estremi sintesi, il commiato dalla segreteria del Pd di Piero Comandini, che d’ora in poi avrà indosso solo la casacca di presidente del Consiglio regionale. Ci ha messo un bel po’ di tempo per decidere, quasi due anni. Forse avrebbe dovuto farlo molto prima, ma il pasticcio giudiziario-elettorale in cui è ancora coinvolta la governatrice pare lo abbia frenato fino a poche settimane fa. L’identità del suo successore ai vertici del primo partito del Campo largo, il Pd appunto, si conosce da tempo: è quella di Silvio Lai, ora deputato, già segretario regionale (2009-2014) ma anche già senatore (2013-2018). Cambierà qualcosa dentro e fuori il Partito Democratico con il passaggio di consegne da Comandini a Lai? La risposta immediata è sì e lo è in entrambi gli scenari.

Dentro il Pd. Dopo la parentesi Schlein, Comandini sta da quella parte, in Sardegna ritornerà al timone la corrente più storica e forte. E’ quella dei riformisti, guidata dall’ex senatore Antonello Cabras, da Silvio Lai ma anche da Giacomo Spissu, presidente della Fondazione Sardegna. Dunque, una corazzata. Con Lai che dovrà prima di tutto per ridare uno scheletro interno al partito dopo diversi mesi in cui diversi iscritti di rango hanno pensato più che altro a loro stessi. Dovrà riuscire anche a riportare all’interno della struttura un altro gruppo storico, quello dei popolari di Paolo Fadda, dopo che nel 2023 si erano tirati fuori dalle primarie-bagarre per l’elezione del segretario e dell’assemblea regionale.

Fuori dal Pd. Nonostante tutti raccontino che non ci sarebbero dissapori nel Campo largo, proprio gran parte dei Dem della corrente riformista non sono molto contenti, e ancora meno felici, di quanto fatto finora dalla giunta di Alessandra Todde. A loro soprattutto non è andato giù come la presidente della Regione abbia gestito alcune partite importanti. Due su tutte: la transizione energetica e la sanità. Sulla prima ad alcuni del Pd non è piaciuto per nulla il trattamento frettoloso riservato ai comitati popolari all’origine della “Legge Pratobello”, ma quel loro disappunto provato all’epoca hanno finito poi per non farlo emergere, sottostando di fatto a un perentorio ordine di scuderia. Sulla sanità, invece, il Pd è uscito proprio allo scoperto, con la sua clamorosa non partecipazione, lo scorso aprile, alla riunione di Giunta in cui sono state commissariate le Asl. Sommossa allora capeggiata guarda caso proprio dai riformisti di Cabras e Lai, che all’epoca furono molti duri con i metodi bruschi imposti dalla presidente della Regione, definendoli “imperfetti sotto il profilo giuridico, tecnico e politico”.

Dunque, la prima pretesa del nuovo segretario regionale del Pd sarà proprio quella di una maggiore condivisione sulla scelta dei manager che a breve dovranno governare le Asl dopo la parentesi dei commissari. Anzi, la vera prima richiesta di Lai ad Alessandra Todde sarà quella di ottenere, strappare, una maggiore condivisione su tutto, con anche un suggerimento sussurrato: meno propaganda, più fatti. Perché, in buona sostanza., con l’avvio della nuova segreteria il Pd proverà innanzitutto a rilanciare la sua esigenza di avere oggi un rapporto davvero paritario con il Movimento Cinque stelle, mentre finora – sempre a detta di alcuni notabili della corrente riformista – sarebbe stato se non proprio succube fin troppo accomodante, accondiscendente, verso recenti e meno recenti esuberanze non solo politiche di alcuni esponenti pentastellati. Tutto questo sia nell’ipotesi che ci possa essere una chiusura anticipata della legislatura (sarebbe nel caso in cui la vicenda giudiziaria-elettorale dovesse concludersi a sfavore di Alessandra Todde) e sia in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.

Di formazione aclista, Silvio Lai è da sempre uomo propenso al dialogo, ma sa essere è anche molto puntiglioso e caparbio. Quello che di sicuro mai ha sopportato e sopporterà sono e saranno le persone che vorrebbero fare e comandare tutto da soli. Chi ha buona memoria ricorda ancora i suoi scontri politici con Renato Soru, quando Soru era ancora nel Pd. Sarà lo stesso con Alessandra Todde? Comandini, nel suo discorso di commiato dalla segreteria, s’è già affrettato a gettare acqua sul fuoco. Altri, invece, pensano che qualche baruffa Todde-Lai potrebbe esserci eccome sin dall’inizio. Quale potrebbe essere la prima? La pretesa del Pd di un rimpasto in Giunta prima delle vacanze natalizie.