Dalla sentenza numero 148 della Corte costituzionale, pubblicata il 24 settembre, che ha annullato la decadenza di Alessandra Todde dalla carica di presidente della Regione, confermando però la sanzione, 40mila euro, per “gravi irregolarità” – testuale – nella gestione della campagna elettorale del 2024. Ecco il testo: “Resta comunque impregiudicata la possibilità – si legge – di una riqualificazione dei fatti (sono quelli contestati a suo tempo, il 20 dicembre del 2024, dal Collegio di garanzia) da parte del giudice civile competente nel giudizio di opposizione all’ordinanza-ingiunzione di cui sopra”. Per alcuni costituzionalisti sarebbero proprio queste poche righe a lasciare ancora spazio alla possibilità la Corte d’appello di Cagliari, in secondo grado di giudizio, potrebbe ridichiarare comunque la decadenza della presidente in carica. Altri costituzionalisti, invece, ritengono che questo rischio ormai sia stato spazzato via definitivamente da quanto dalla deciso la Consulta.

Prima ipotesi. Dopo il rinvio al 21 novembre di questa nuova udienza, il confronto tra le due diverse interpretazioni non s’è ancora placato. Chi sostiene la prima tesi, cioè che i giudici d’appello potrebbero rimescolare le carte, si fa forte soprattutto della possibilità che la stessa Consulta rimette nelle mani dei giudici ordinario, in questo caso della Corte d’appello di Cagliari, cioè “riqualificare la contestazione”. In parole molto più semplici, visto che la Corte costituzionale ha messo nero su bianco che il Collegio di garanzia, sbagliando, ha commesso un “errore giuridico” nell’applicare la legge nazionale sul controllo della spese elettorale, in appello quell’errore potrebbe essere sanato, ridando così, nei fatti, forza e sostanza alla stessa decadenza. Il tutto sarebbe legato a doppio filo, sempre semplificando, al fatto che l’ordinanza-ingiunzione del Collegio sarebbe stata incardinata – sempre secondo la Consulta – sul comma 7 dell’articolo 15 della legge elettorale, mentre semmai avrebbe dovuto fare riferimento a quello successivo, l’8. E infatti, sostengono sempre questi costituzionalisti, ancor prima della citata sentenza della Corte costituzionale, di sua sponte, lo scorso maggio, il Tribunale civile di Cagliari, nel respingere il ricorso presentato da Alessandra Todde, avrebbe nei fatti già riqualificato i fatti. Come? Equiparando, così come previsto dal comma 8 e non più dal 7, “il deposito di atti che rendano impossibile il controllo individuale delle spese elettorali (è questa la contestazione sollevata a suo tempo dal Collegio di garanzia a carico della candidata-presidente) alla mancata presentazione del rendiconto finale delle stesse spese sostenute dal candidato” Di conseguenza, sempre secondo questi costituzionalisti, la Corte d’appello dovrà prendere in considerazione quanto già deciso dal Tribunale civile, tralasciando invece quella parte dell’ordinanza-ingiunzione del Collegio di garanzia cassata dalla Consulta.

Seconda ipotesi Di tutt’altro avviso, invece, è l’interpretazione portata avanti da quei costituzionalisti che ritengono oramai chiuso definitivamente il caso decadenza. Perché, secondo loro, nella sentenza numero 148, la Consulta, nell’accogliere il ricorso della Regione, ha scritto a chiare lettere che “il Collegio di garanzia comunque ha agito in difformità rispetto a quanto previsto dalla legge nazionale sul controllo delle spese elettorali e non in linea con lo spirito della stessa legge, perché nessuna della pur gravi riscontrate violazioni individuate dal Collegio porterebbe alla decadenza della candidata-presidente eletta…. e pertanto (alla luce di questa premessa), non spettava certo allo stesso Collegio imporre la decadenza dalla carica della candidata eletta, trasmettendo la stessa ordinanza-ingiunzione al presidente del Consiglio regionale per quanto di sua competenza in ordine all’adozione del provvedimento di decadenza di Alessandra Todde dalla carica di presidente della Regione”. Sempre semplificando, questi costituzionalisti sostengono in conclusione che, nell’annullare questa parte dell’ordinanza-ingiunzione, all’origine di tutto, la Consulta avrebbe messo una pietra tombale sul caso decadenza, lasciando di conseguenza alla Corte d’appello solo la possibilità di confermare o meno la sanzione pecuniaria, i 40mila, a carico della presidente Todde.

Al 21 novembre mancano solo pochi giorni e quindi l’attesa sarà breve per capire come andrà a finire quest’ennesimo capitolo di una vicenda che purtroppo continua a tener banco dal 20 dicembre del 2024.