Un incontro pubblico sul Pul (Piano di utilizzo dei litorali) senza la politica. Tutti aspettavano il sindaco Settimo Nizzi, ma al museo archeologico il padrone di casa è stato l’ingegner Davide Molinari, il dirigente comunale del settore pianificazione e gestione del territorio. È toccato a lui introdurre l’ingegner Francesco Maria Licheri e il copianificatore Giuseppe Zingaro, due tecnici che hanno spiegato a una platea di balneari quanto era stato già illustrato nello scorso mese di settembre, durante una seduta del consiglio comunale che aveva respinto gran parte delle 140 osservazioni. La riunione di oggi si è resa necessaria perché lo prevede la Vas (Valutazione ambientale strategica) e l’invito – ripetutamente ribadito da Licheri – è stato quello di presentare entro il 15 dicembre ulteriori osservazioni sulle quali poi dovrà esprimersi ancora una volta l’assemblea municipale e poi la Regione. Il Piano definisce le aree destinate alla conservazione e quelle in cui è possibile sviluppare attività economiche o infrastrutture, sempre nel rispetto dell’ambiente. Nel territorio costiero di Olbia il Pul coinvolgerà 23 lidi, tra i quali Pittulongu, Porto Rotondo, Marinella, Mare e Rocce, Razza di Juncu, Bados, Portisco, fino alla spiaggia di Rena Bianca, Murta Maria, Porto Istana, Cala Saccaia fino a Spalmatore (isola di Tavolara).

Dopo l’intervento del titolare dell’hotel Pellicano (4 Stelle S riservato ai soli adulti), che si è chiesto il motivo per cui una strutturale trentennale connessa all’albergo “sia stata eliminata senza una ragione”, ha preso la parola Francesco Gambella, sanguigno segretario regionale dei balneari, per contestare in toto il Pul che metterebbe in ginocchio un intero settore. “Per molti balneari olbiesi, oggi è una giornata drammatica – ha esordito – . Si è concretizzato quanto ITB Italia denuncia da tempo: “se non si muore di Bolkestein, si muore di PUL”. Con l’approvazione del nuovo Piano, è stato di fatto spazzato via il 60% delle microimprese familiari che operavano sul demanio di Olbia, realtà ritenute un modello virtuoso anche dalla trasmissione Report. Oltre 450 lavoratori stagionali rischiano ora di rimanere senza un impiego nelle strutture dove hanno lavorato per anni”. La categoria denuncia soprattutto l’assenza totale di confronto: “Nonostante tre pec inviate all’Assessorato già un anno e mezzo fa, nessun dialogo è mai stato avviato. Le decisioni sono state prese in solitudine, ignorando i tentativi di interlocuzione e i 100 milioni di euro che i cittadini, balneari compresi, pagheranno per questo Pul“. A giudizio della categoria, “l’aumento del valore economico degli spazi destinati ai servizi rischia di trasformare il turismo balneare in un lusso per pochi: gli attuali prezzi diventeranno un ricordo. C’è inoltre il timore che l’elevato afflusso nelle aree libere costringa il Comune a introdurre un numero chiuso per tutte le spiagge. Per una famiglia di quattro persone, una giornata al mare potrebbe presto significare prenotazioni via app, nessun servizio pubblico disponibile e almeno 35 euro di parcheggio, sempre ammesso che riesca ad accedere alla spiaggia. Benefici per l’ente, certo, ma non per i cittadini”.

A rischiare sono anche gli attuali concessionari: in caso di futuri bandi, così come è stato ridisegnato il litorale, potrebbero essere esclusi a favore di grandi gruppi economici. “Non si comprende, poi, perché si sia deciso di adottare un Pul basato su linee guida superate, che saranno riviste già dal prossimo inverno, come stabilito dalla Regione. Altri comuni, come Arzachena, hanno preferito attendere le nuove direttive prima di intervenire, una scelta ritenuta più prudente anche sul piano finanziario. Ora – ha concluso Gambella – la speranza è riposta nella valutazione della Regione“.