Se n’è andato un altro figlio di Olbia. L’ultimo calcio al pallone di Antonello Giua (per molti conosciuto come Baluba) è dell’altra notte, quando, a 72 anni, ha chiuso gli occhi per sempre con un rimpianto: non aver potuto dare una carezza ancora più dolce ai suoi cari, a chi gli ha voluto bene per il suo carattere docile e gioviale, e alla sua amatissima reflex. Non stava bene da tempo, ma gli ultimi quattro giorni sono stati terribili, devastanti. Il male lo ha consumato, rendendolo quasi irriconoscibile a coloro che lo hanno celebrato per decenni nei campi di calcio, con il suo caracollare come marchio di fabbrica, che faceva pensare a un equilibrio precario, in campo, e invece era ed è stata la sua cifra. Con la sua potenza mescolata a un’imprevedibilità diventata la sua forza di attaccante sui generis. Un attaccante generoso, ma freddo, cinico nell’esecuzione dei colpi. Proverbiale la sua abilità anche nei calci di rigore: raramente li sbagliava e, tutte le volte che si avvicinava al dischetto, aveva il volto impassibile, una maschera. Non si emozionava né si faceva condizionare dalla paura di sbagliare né da chi tentava di distrarlo prima di calciare.

Antonello Giua (al centro con i baffi) con amici e parenti

Antonello, uno dei Giua (figlio di Paolino, ex pugile, campione di simpatia). Un cognome che evocava (ed evoca ancora) olbiesità allo stato puro. Una famiglia, la sua, che ha sempre tratto la forza dal mare, dalla coltivazione de s’indatharu, quel prodotto che anche oggi, anche nel mercato di San Benedetto di Cagliari, viene orgogliosamente specificato come le cozze di Olbia. All’allevamento dei molluschi, Antonello ha contribuito poco, ma in compenso ha dato molto al mondo del calcio, difendendo i colori delle due squadre della sua città. Con l’Olbia, l’allenatore Lino De Petrillo lo fece esordire all’età di sedici anni a Marassi contro il Genoa. Nella stessa annata, nella gara di ritorno, migliaia di olbiesi assiepati anche nei camion che circondavano il Nespoli ebbero la fortuna di assistere alla storica vittoria contro la squadra rossoblù, finita 1-0 con gol di Angelo Caocci, un altro prodotto locale di livello eccelso. Con la maglia del Tavolara ha fatto vivere mille emozioni e si emozionò assai quando gli capitò di affiancare in attacco quel Sergio Bagatti che poi sarebbe diventato suo cugino acquisito. Appesi gli scarpini al chiodo, coltivò la sua enorme passione per la fotografia. Un mago del click. Quello sarebbe diventato per decenni, grazie a un talento incredibile. Ciao Antone’, il tuo ultimo scatto non sarà dimenticato.