È spaparanzato sul lago di Como, chissà se è dalle parti di quel ramo che volge a Mezzogiorno, tra il Resegone e le Prealpi, di manzoniana memoria. Il panorama sublime non toglie a Ninni Corda neanche un filo della sua torrenziale vocazione a essere “duro”, aggressivo, sanguigno, poco avvezzo alle critiche. È un fiume in piena, anzi un… lago in piena. In disaccordo quasi totale, su un articolo del sottoscritto sulla marea di domande rimaste sospese nell’aria, e in mancanza di risposte dopo la retrocessione in Eccellenza, il direttore tecnico dell’Olbia accetta di accollarsi lui questo onere con una lunga chiacchierata a 360°. Senza rete. La condizione è che risponda a tutto, senza giri di parole, dicendo la verità. Ce n’è per tutti.
È finita male. La sua avventura ha portato a una retrocessione annunciata.
“Non accetto questo giudizio. Siamo arrivati a un passo dal traguardo della permanenza in serie D: era impossibile che si potesse arrivare alla salvezza diretta. L’Olbia puntava a piazzarsi nel migliore dei modi per poter disputare in casa la gara dei play out. Abbiamo sfiorato d’un soffio l’obiettivo”.
Lei non fa mai autocritica: dà sempre la colpa agli altri. Se c’è stato un flop, ci sarà un motivo e delle responsabilità anche sue.
“Nella gara di Ischia, è stato commesso un errore, un’errata valutazione tecnica. E io non mi sottraggo alla mia parte di colpa”.
Cioè?
“Lei ha scritto che si doveva partire con Ragatzu dall’inizio. Io non sono d’accordo. L’errore è stato quello di averlo fatto entrare”.

Ragatzu è uno di quelli che, anche quando tocca poco il pallone, è in grado di risolvere da solo la partita quando meno te l’aspetti.
“Vero, ma noi dovevamo ragionare nell’ottica dei 120 minuti e lui non era nelle condizioni (fisiche e mentali) ideali per poter giocare: non si allenava da dieci giorni, a parte poi i suoi problemi personali che ovviamente rispetto”.
Non si allenava, assieme a Biancu, perché tutt’e due reclamavano di essere pagati e lei rimandava in continuazione.
“Non è vero. La prova è che Biancu ha giocato un’ottima partita”.
Buono solo il primo tempo, poi nella ripresa l’Olbia non è esistita.
“È vero potevamo fare di più, sono stati fatali gli ultimi venti minuti: è stata una carenza che ci è costata cara. Ma ripeto: la nostra gestione è positiva. Lo dimostrano i numeri”

Quali numeri?
“Noi abbiamo fatto la media di 1,3 punti a partita; la gestione precedenete si è fermata a uno”.
Il 15 gennaio lei, in conferenza stampa, promise il rafforzamento della squadra. Cosa che non è mai avvenuta.
“Lo confermo. Ammetto di aver sbagliato una valutazione, sottovalutando alcuni aspetti che poi mi hanno impedito di farlo. Pensavo che l’Olbia fosse una méta più ambìta Ho trovato invece porte chiuse, paletti conficcati sul terreno, un coro di no”.
Poi c’è stato un fuggi fuggi generale.
“Ma no. Lobrano e Staffa per esempio sono andati via venti giorni prima del nostro arrivo. Perché invece non si riconosce che qualche giocatore è diventato fortissimo, e, uno per tutti, faccio l’esempio di Saggia, un signor giocatore. Che dire se no di Cubeddu, classe 2008? E di Perrone? Tutta la squadra è cresciuta, con il lavoro”.
L’accusano di avere un rapporto privilegiato con Anelli e Santi, che sarebbero i suoi pupilli.
“Cosa c’è da dire ad Anelli, uno che ha 300 presenze in serie C? Lo dobbiamo solo ringraziare: negli ultimi due mesi non ha saltato neanche un allenamento nonostante avesse problemi muscolari e ha sempre spronato il gruppo a dare il massimo. Santi? Domenica, a Ischia, non mi è piaciuto per niente il suo comportamento: ha chiesto di essere sostituito”.
Un altro impegno non mantenuto: i soldi. Che non ci sono.
“Calma, non è così. Contiamo su quelli della Regione”.
Pare siano bloccati da ingiunzioni e pignoramenti. E pure i conti correnti sarebbero bloccati.
“Facciamo chiarezza, con nomi e cognomi. L’ultimo pignoramento, recentissimo, è di Gian Luca Zeni. Al suo decreto ingiuntivo, l’Olbia non ha fatto opposizione e dunque è diventato esecutivo. Di qui il pignoramento. Se uno fa un bonifico, e nel frattempo c’è un pignoramento, è normale che il bonifico sia bloccato, e non possa essere eseguito”.
L’Olbia calcio, nel comunicato dopo Ischia, ha sostenuto che l’esposizione debitoria è sata ereditata. Ma alla Prosoccer, nessuno ha puntato la pistola alla tempia: quando ha rilevato il 100% delle quote dalla Swiss Pro perché non ha controllato quali e quanti fossero i debiti?
“ll controllo è stato eseguito, ma molte partite sono emerse dopo. Un esempio? Zeni ha presentato il decreto ingiuntivo il 25 novembre scorso, poi ho saputo che era stato l’ex presidente Guido Surace ad assicurargli che non ci sarebbe stata alcuna opposizione da parte della società. Ma, a parte Zeni, i decreti ingiuntivi in essere, tutti emersi all’improvviso grazie alle omissioni di Surace erano e sono tanti. E di questo Guido Surace dovrà rispondere: il nostro avvocato Metta sta già lavorando in questo senso”.
I soldi per pagare dovevano arrivare da altri imprenditori: anche questo aveva dichiarato lei e l’amministratrice della Prosoccer, la quale annunciò che in pochi giorni sarebbero stati rivelati i nomi dei soci. Un altro impegno disatteso.
“Purtroppo sono venuti a mancare proprio questi apporti finanziari: un aspetto fortemente penalizzante per noi”.
Uno dei finanziatori doveva essere Gian Renzo Bazzu, che poi se l’è data a gambe, per ragioni mai rivelate.
“Noi dobbiamo solamente ringraziare Bazzu per il suo sostegno finanziario all’Olbia, profuso negli anni”.
Magari anche in questo…
“No, no. Altri si erano fatti avanti, e non sono stati conseguenti”.
Allude a Roberto Sulas? È stato visto a Olbia nei giorni scorsi e si mormora che sarebbe pronto a provarci ora, dopo la retrocessione.
“Sarà stato anche visto a Olbia, ma con noi non si è comportato bene. Sulas non ci interessa”.
Tra pochi giorni, l’Olbia sarà chiamata dal giudice del lavoro per sette dipendenti non pagati. Come la mettiamo?
“Intanto solo 3 e non 7: quattro non li conoscevamo. E dunque c’è qualcosa che non quadra. Comunque l’Olbia si presenterà”
De Grazia vi aveva fatto causa, con l’avvocato Cavalli…
“De Grazia è stato pagato”.
Si dice che altri, compresi Ragatzu e Biancu, si stiano per rivolgere a Cavalli (ammesso che non l’abbiano già fatto) per ottenere ciò che spetta loro.
“Non lo so, non credo. In Eccellenza, non ci sono scadenze federali”.
Ripescaggio: la strada sembra davvero in salita.
“Sì, ma io ci credo molto e ci sto lavorando incessantemente. Ci penalizza il fatto di non avere il settore giovanile, per colpa di quei dissennati (Comitato compreso) che hanno compiuto questa scelta che ci costa una penalizzazione di ben 12 punti. Possiamo invece contare sull’importanza della città, del suo bacino d’utenza, sugli anni di serie C e sui titoli giovanili conquistati negli anni”.
Già, ma, supponendo che si arrivi al ripescaggio, bisognerà garantire le risorse per pagare la gestione e i debiti, una parte dei quali sono imputabili a voi.
“Intanto io confido nella Regione, nonostante ingiunzioni e pignoramenti: una parte, come vitto, alloggio e stadio, non può essere pignorata. Ci sarà un contenzioso, insomma, e faremo valere le nostre ragioni. Quanto alle risorse di nostra competenza, verranno onorate con la ristrutturazione del debito sulla quale stiamo lavorando. Nel giro di una quindicina di giorni, poi, riveleremo l’identità di operatori economici disposti a entrare”.
Nomi, please. Ci dica almeno se è gente sarda o viene da fuori?
“Niente nomi. Comunque non sono sardi”.
E Roberto Felleca? In un’intervista, al sottoscritto aveva precisato che sarebbe stato della partita solo se l’Olbia si fosse salvata”.
“Confermo. È proprio così”.
Sembra vicino al Foggia. Andrà con lui? O terrà i piedi in due staffe?
“No, io voglio restare a Olbia e riportare la squadra in serie D, dopo il ripescaggio. Tutt’e due? Impossibile. Già è difficile con una…”

Quindi niente dimissioni: lei resta in sella con nuovi finanziatori. E in panchina ci sarà ancora Livieri?
“Certo, ripartiamo da lui, un tecnico che ha fatto crescere molti giocatori, destinato a fare un’importante carriera”.
Epurazioni. Lei non si è fatto mancare niente. Partiamo da Buschiazzo. Anche mister Favarin si lamentava di lui, ma poi lo faceva giocare per necessità.
“A parte che anche Favarin l’ha messo fuori squadra perché si allenava poco, io non mi pento per niente di averlo cacciato. Lo rifarei cento volte. Ma quando mai uno va in vacanza per un mese, anziché allenarsi. Lui voleva fare solo le sedute di rifinitura: con me, tutto questo non esiste”.
Il divorzio da Mario Isoni è stato clamoroso. Siete amici sul piano personale oltre che soci in affari.
“C’erano anche problemi di lavoro che lo hanno allontanato”.
Non scherziamo. La. verità vera è che Isoni non andava d’accordo con Liveri, non è così?
“Livieri è l’allenatore, lui il vice. Le regole vanno rispettate perché una cosa è il calcio, un’altra l’amicizia. Io con Mario ci parlo dieci volte al giorno” e sa come la penso”.
Carlo Giua via, poi Gianni Mei. Kaputt anche ai preparatori atletici… Potremmo continuare. O si fa come dice lei, oppure è rottura. Si rende conto del suo caratteraccio? Della sua overdose di cartellini rossi collezionati spesso e volentieri?
“Sì, ma ho sempre fatto in questo modo. I risultati li ho ottenuti anche grazie a questi metodi che qualcuno definisce dittatoriali. Ricordo che ho vinto due campionati in D con il Como, uno in D e uno in C con il Savona, uno in D con il Foggia e il Tempio. E poi, sa cosa le dico? Cosa mai hanno vinto questi signori? Non mi piacciono i dilettanti allo sbaraglio, non stimo chi svolge i suoi compiti per hobby e non con professionalità. Quando si arriva a questo punto, chiedo che si faccia un passo di lato, e, se non è possibile, si rompe”.
Tra i suoi attacchi frontali, lei se l’è presa anche con in Comitato di supporto all’Olbia, che però ha garantito l’iscrizione alla serie D e ha pure messo mani al portafogli…
“Io non ce l’ho con il Comitato, che ha svolto un eccellente lavoro e merita un plauso. Per esempio, uno del Comitato, Checco Milia, è un mio carissimo amico e si è mostrato generoso e attaccato all’Olbia nel momento in cui dalla “Bruno Selleri” (che ringrazio pubblicamente) ci ha mandato alcuni juniores ad allenarsi con noi. Qualcun altro del Comitato invece ha preferito distinguersi in altre azioni”.
Tipo? Faccia nomi.
“Beh, il presidente Giovanni Degortes, quando siamo arrivati noi, ha presentato una fattura di 140mila euro. Il signor Pietro Spano che ospitava alcuni giocatori, ha dato un ultimatum perentorio per lasciare gli alloggi. Queste cose non si fanno neanche in Congo e penso che questo comportamento strida con i valori del suo partito politico”.
Un altro esponente del comitato, Emiliano Giagnoni, avrebbe voluto partecipare alla conferenza stampa di metà gennaio. Perché gliel’ha impedito?
“Non c’entro niente, io. Tutta colpa di Gian Luca Zeni che ha gestito la cosa. Se fosse stato per me, avrebbe partecipato lui e chi avesse voluto”.
I tifosi hanno sostenuto la squadra e in parte hanno anche contestato. Rappresentano una parte fondamentale che ha molto sofferto per la retrocessione.
“Sono molto amareggiato perché il tifoso dell’Olbia è speciale. A loro chiedo scusa se non siamo riusciti a regalare la salvezza, ma sono sicuro che si ritornerà in breve tempo a calcare i palcoscenici importanti che meritano loro e la città. Sono da lodare Riccardo Sotgiu e Omar Secchi che hanno fatto il viaggio della speranza a Ischia, credendo nel sogno della salvezza”.
Quanti soldi ha preso dalla Prosoccer?
“Zero. Livieri, Isoni e il sottoscritto siamo gli unici tre che non sono mai stati pagati”.
E farete causa?
(ride)
“


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.