L’ottovolante del Campo largo è sempre più un continuo saliscendi, con un’infinità di curve a gomito e giravolte senza fine. Mai come in questi ultimi mesi l’alleanza di centrosinistra al governo della Regione sembra marciare prima a testa in su e poi subito dopo a testa in giù a seconda degli avvenimenti. Da quando il Partito democratico ha un nuovo segretario regionale, è Silvio Lai, per la presidente Alessandra Todde lo spazio di manovra s’è ridotto di molto. Se prima, quando in capo al Pd c’era Piero Comandini, i Cinque stelle avevano pressoché liberta d’azione, a parte qualche scaramuccia sulla sanità, ora è arrivato il momento del blocco contro blocco.

Il segretario regionale del Pd Silvio Lai
La presidente della Regione Alessandra Todde

Da una parte c’è lei, la governatrice, che, oltre al suo Movimento, può contare sulla lista civica (Uniti per Todde), pezzi del gruppo Alleanza Verdi-Sinistra e gruppetti vari. Dall’altra c’è il blocco Pd-Progressisti, che hanno ottenuto quanto volevano da tempo: il licenziamento in tronco dell’assessore alla sanità Armando Bartolazzi, anche se lui ci ha messo molto del suo per essere messo alla porta di punto in bianco. Ma di contro questo stesso blocco ha poi perso la sfida per l’elezione del presidente dell’ente che sta in capo ad Abbanoa, l’Egas, dove Alessandra Todde s’è schierata con i sindaci di centrodestra, lasciando a terra quelli di centrosinistra. Poi, in quegli stessi giorni, questi due blocchi fino a quel momento contrapposti si sono ritrovati a festeggiare insieme la chiusura (ancora parziale) dell’ennesima Vertenza entrate con il Governo centrale.

Sono proprio questi tre avvenimenti, vissuti in parallelo, che oggi fanno pensare a relazioni politiche schizofreniche (o quasi) all’interno del Campo largo. Si prendono vicendevolmente a bastonate, per poi risalire sullo stesso carro. Questo non vuol dire che l’alleanza è allo sfascio, ma di certo ha bisogno di essere revisionata al più presto, o altrimenti potrebbe andare presto in ebollizione con effetti oggi sconosciuti. Al di là di tutto è evidente che il Pd, primo partito in Sardegna, ha rialzato la testa dopo lo scampato pericolo di una fine repentina della legislatura (è il caso decadenza della presidente, anche se nella prossima udienza in Tribunale, a febbraio, qualcosa potrebbe ancora accadere) e ora – sempre il Pd – vuole riprendersi in fretta quegli spazi non solo politici ceduti di recente ai Cinque stelle. Ceduti con troppa fretta e con anche troppa generosità non corrisposta, così come la pensa da sempre il nuovo vertice del Pd sardo.

Di contro c’è la presidente Todde, che va ricordato è stata lei a vincere le elezioni regionali del 2024, con invece il Campo largo finito alle spalle del centrodestra. Presidente che non ha alcuna intenzione di cedere ad altri nulla della sua leadership. O meglio ancora: semmai ammette giusto una concessione importante (il licenziamento di Bartolazzi, ma bisognerà vedere chi sarà il nuovo assessore e quando arriverà), oppure qualche contentino (i Progressisti hanno avuto il cambio all’assessore all’agricoltura), ma appena può eccola ribadire di avere in mano lei, sempre e soltanto lei, il bastone del comando.

Quando potrà ancora durare quest’ottovolante da brividi? Sarebbe un suicidio per entrambi i blocchi se qualcuno dei due pensasse di andare avanti così fino all’ultimo giorno di questa legislatura. Per forza dovranno trovare un compromesso, un modus vivendi et operandi soprattutto nel tempestoso mondo della sanità pubblica. Sarà la presidente Todde a fare per prima un passo indietro o di lato, oppure sarà il Partito Democratico sardo a essere meno aggressivo in futuro?

Subito dopo Natale e Capodanno arriverà la risposta e sarà quella stessa risposta a far capire come proseguirà la legislatura fino al 2029 e quale sarà il futuro del Campo largo in Sardegna, anche se moltissimo dipenderà da quanto accadrà sulla terra ferma tra i leader nazionali del Pd e dei Cinque stelle.

Un’ultima annotazione: nel frattempo cosa faranno i consiglieri regionali di centrodestra, l’opposizione? Per ora continuano a gridare allo scandalo dopo ogni delibera di Giunta e dopo ogni legge approvata dal Consiglio senza i loro voti, ma anche in questo caso andare avanti solo così rischia di essere un altro inutile atto di autolesionismo.