Nasce anche nel Nord Sardegna il Comitato per il NO alla falsa riforma della giustizia. A promuoverlo sono cittadine e cittadini di Sassari e dei centri vicini – lavoratori, professionisti, pensionati, insegnanti, avvocati, magistrati e commercianti – non legati a partiti, ma uniti dalla contrarietà a una riforma giudicata pericolosa e regressiva.

La proposta di modifica costituzionale prevede:

  • la creazione di due Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri;
  • la nomina dei componenti tramite sorteggio;
  • l’istituzione di una Alta Corte disciplinare riservata ai magistrati ordinari.

Le ragioni del NO sono state illustrate durante una conferenza stampa tenutasi oggi alla quale hanno partecipato la coordinatrice del comitato, Anna Laura Porcu, il responsabile della comunicazione, il giornalista Pier Giorgio Pinna, e l’ex magistrato, attuale consigliere comunale di Sassari, Mariano Brianda. Nel frattempo è in corso una seconda raccolta di firme digitali (Spid o CIE), con scadenza a fine gennaio 2026, per evitare un referendum dai tempi troppo compressi. L’obiettivo è raggiungere almeno 500 mila sottoscrizioni.


Perché votare NO

Secondo il Comitato, la riforma non porterà alcun beneficio concreto a cittadine e cittadini:

  • non ridurrà la durata dei processi,
  • non abbasserà i costi della giustizia,
  • non rafforzerà la democrazia né migliorerà l’efficienza degli uffici giudiziari.

Al contrario, la riforma rischia di:

  • compromettere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, ponendola sotto il controllo della politica;
  • alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato e indebolire lo Stato di diritto;
  • trasformare i pubblici ministeri in funzionari dipendenti dall’esecutivo, con la conseguente fine dell’obbligatorietà dell’azione penale;
  • affidare a soggetti esterni alla magistratura la scelta delle priorità dei reati da perseguire.

La separazione delle funzioni tra giudici e PM, sottolinea il Comitato, esiste già da anni: la separazione delle carriere viene quindi considerata un pretesto per altri obiettivi. Contestata anche l’ipotesi del sorteggio per le nomine nel CSM e il trasferimento del potere disciplinare a un nuovo organo esterno, ritenuto più permeabile a influenze politiche.


L’appello

«La giustizia non è un regolamento di conti – affermano i promotori – e l’attacco alla magistratura è sempre un attacco alla Costituzione».
Per questo, al referendum, l’invito è chiaro: votare NO.