Da qualche tempo a questa parte gli americani erano in crisi di astinenza; era dalla fine della guerra in Afghanistan che il nostro amico e alleato non faceva una guerra vera e propria. Certo partecipavano attivamente alla guerra in Ucraina, ma senza combattere in prima linea; in qualche modo si tenevano in allenamento con la solita strage mensile di studenti in qualche campus. Ma si trattava sempre di succedanei della guerra, un po’ come mangiare il caviale del discount.
Ma a che serviva spendere la metà del budget mondiale in armi e avere le forze armate più potenti da quando è stata inventata la fionda? Anche l’industria cinematografica si lamentava: che film facciamo se non possiamo ispirarci a qualche guerra, giusta e democratica? Alla fine non si poteva aspettare oltre, per cui hanno eletto un presidente finalmente sensibile al grido di dolore che veniva da tante parti del suo Paese. Allora hanno ripreso con la consueta lena a bombardare un po’ dappertutto e minacciare il mondo intero.
Ma allora, e noi poveri europei, che abbiamo fatto quasi tutte le guerre da quando esiste il mondo? Dopo settantenni di pace c’eravamo impigriti, infiacchiti e i nostri giovani, privati della gioia del fumo e della spingarda, occupavano i nostri divani da mane a sera. Ma l’invidia verso gli amici americani, così volitivi ed ardimentosi, ha smosso finalmente le nostre classi dirigenti. Già qualche mese fa la presidente della Commissione Europea, che, per il suo attivismo in tema di armi, è stata da alcuni benevolmente soprannominata Lady Cannone, ha voluto farci omaggio dei suoi preziosi consigli circa le tecniche di sopravvivenza nei primi 3 giorni di guerra mondiale, anche se si è dimenticata di dirci cosa fare il quarto giorno.
A rallegrare ulteriormente gli animi in vista delle festività natalizie ci aveva pensato il capo di stato maggiore della Francia Fabien Mandon, che aveva esortato i suoi concittadini ad abituarsi all’idea di perdere i propri figli, magari non tutti, durante il prossimo, per lui inevitabile, conflitto armato. Per essere ancora più chiaro aveva insistito sulla necessità di nuovi ospedali per curare i futuri feriti in battaglia.
Il nostro governo, invece, sa che è meglio non parlare di ospedali, perché non riusciamo neanche a far funzionare quelli che ci sono, ma a dare la sveglia ai nostri compatrioti ci ha pensato l’ammiraglio Cavo Dragone, che è anche un autorevole esponente della Nato, quando ha consigliato di non aspettare l’invasione dei nostri antagonisti, ma di attaccare noi per primi, tanto in ogni caso si tratterebbe di difenderci dai nemici della democrazia.
Finalmente ci siamo svegliati; e già un manipolo di “volenterosi” europei si è fatto avanti preparando un corpo di spedizione per partecipare alla grande kermesse delle ami nella vicina Ucraina. Anche per noi italiani l’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. Con accenti più moderni, ma con contenuti simili a questi, da Enrico Mentana al Corriere della Sera, le nostre classi dirigenti e il nostro sistema informativo, cercano di abituarci all’ineluttabilità della Terza guerra mondiale Che sarà mai una nuova guerra mondiale? Per secoli noi europei abbiamo praticato questo simpatico passatempo con diletto e generale soddisfazione. Basta cellulari e aria condizionata (Draghi dixit) non c’è niente di meglio di una bella guerra per rinvigorire una gioventù infiacchita da decenni di poltroneria e indolenza. Grazie a Dio possiamo contare su una stampa che ci ricorda ogni giorno l’iniquità dei nostri nemici. Questa volta non ci sono dubbi, resta solo da tacitare quel manipolo di intellettuali che si ostinano a negare il vecchio, ma pur sempre attuale, assioma del nostro Marinetti, il quale già nel lontano 1909 aveva capito che “la guerra è la sola igiene del mondo”.