Il Giro della Sardegna tornerà nel 2026 dopo quindici anni di assenza, riportando l’isola al centro del grande ciclismo internazionale. La storica corsa a tappe si svolgerà in cinque tappe, dal 25 febbraio al 1° marzo 2026, con organizzazione affidata alla Regione Sardegna, alla Lega del Ciclismo Professionistico e a Sport e Salute Spa.

La presentazione ufficiale si è tenuta a Cagliari, alla presenza della presidente della Regione Alessandra Todde, degli assessori Franco Cuccureddu (Turismo) e Ilaria Portas (Sport), e del presidente della Lega del Ciclismo Professionistico Roberto Pella. Per Todde si tratta di un risultato «di grande valore sportivo, simbolico e strategico», capace di unire sport, promozione del territorio e sviluppo economico, rilanciando la Sardegna come sede di grandi eventi internazionali.

IL PERCORSO. Si parte da nel nord dell’isola, ovviamente dal mare, ma la tappa di Castelsardo è subito un esempio delle difficoltà che si incontrano nel territorio sardo visto che per arrivare a Bosa si passa dall’entroterra, con alcune difficoltà altimetriche che portano la tappa ad accumulare un dislivello di 2740 metri. Sarà dunque subito una partenza insidiosa, così come non sarà del tutto scontata la successiva Oristano.-Carbonia, che lungo i 136,2 chilometri propone un dislivello di 1810 metri, concludendo una discesa settentrionale con una frazione per ruote veloci resistenti. La risalita, da levante, riparte da Cagliari, con una tappa che sarà la più semplice di questa edizione, perlomeno dal punto di vista altimetrico, visto che i 168,3 chilometri verso Tortolì propongono 1190 metri di dislivello, ma comunque attenzione alle insidie visto che si resta quasis empre vicino al mare. La tappa regina sarà la successiva, che vedrà il gruppo partire da Arbatax per dirigersi a Nuoro, al termine di 152,8 chilometri che propongono un dislivello di quasi tremila metri prima della tappa finale. Si riparte da  Nuoro per l’ultima tappa, con conclusione ad Olbia, dove un breve circuito chiude una giornata da 183,6 chilometri e un dislivello comunque di 1700 metri.

LA STORIA. Nato nel 1958, il Giro della Sardegna è uno degli appuntamenti più prestigiosi del ciclismo italiano di inizio stagione. Nel suo albo d’oro figurano campioni come Eddy Merckx, Jacques Anquetil, Vittorio Adorni, Giuseppe Saronni e Peter Sagan. Il ritorno del 2026 segna una nuova fase, nel solco della tradizione ma con una visione moderna orientata alla promozione internazionale dell’isola.

I MEDIA. L’edizione 2026 godrà di ampia copertura televisiva nazionale e internazionale, con dirette e differite. L’organizzazione tecnica sarà curata dal GS Emilia, già protagonista di eventi di rilievo come il Giro dell’Emilia e la Settimana Coppi e Bartali. L’assessore Franco Cuccureddu ha sottolineato l’investimento della Regione come leva per attrarre flussi turistici in bassa stagione e rafforzare la visibilità della Sardegna in un periodo strategico per la programmazione delle vacanze. L’assessora Portas ha invece evidenziato il valore culturale e sociale dell’evento, anche in relazione alla recente candidatura Unesco delle domus de janas, oltre al ruolo dello sport nella promozione dell’attività giovanile. Soddisfazione anche da parte del presidente Pella, che ha definito il ritorno del Giro della Sardegna «un segnale forte e strategico per il ciclismo italiano», destinato a diventare una vetrina internazionale di primo piano a inizio stagione.

Alla presentazione hanno partecipato come testimonial Claudio Chiappucci e Fabio Aru, mentre Francesco Moser e Gianni Bugno sono intervenuti in collegamento.