Nei giorni scorsi, ho visto con interesse, ma anche con disagio, le immagini dei funerali diValentino, una delle figure simbolo dell’Italian Style. Certamente si trattava di una persona di grande ingegno, che ha dato lustro al nostro paese, ma lo spazio dedicato al suo funerale, quasi fossero esequie di stato, mi è sembrato francamente eccessivo. Guardando sfilare la folla di milionari e uomini di spettacolo, probabilmente attirati dal “glamour” dell’evento, pensavo che dietro la vetrina scintillante dei vestiti griffati, delle ville alle Barbados, delle auto di lusso e le prime alla Scala, si nasconde, in completo anonimato, una folla sofferente che si aggira nei meandri labirintici del servizio sanitario, sui treni per pendolari, nei discount più sfigati, nelle grandi periferie urbane. Ma mentre i primi sono IN, trendy e tutte le cazzate inventate dal mostro del consumo bulimico ed egoista, i secondi sono OUT, in poche parole sono degli “sfigati”. Ma chissenefrega di questi ultimi, non sono costoro che esprimono la classe dirigente, spesso non votano neanche, si lamentano solo fra di loro quando si ritrovano nei luoghi destinati ai “perdenti”, basta un Grande Fratello per tenerli distratti e allontanarli per un momento dai loro drammi personali e collettivi Oltretutto non sono neanche tanti, al massimo metà della popolazione, e soprattutto non si fanno notare anzi si vergognano della loro condizione sociale, che il pensiero dominante considera disdicevole.
Fino a qualche decennio fa, esisteva un meccanismo identitario che si chiamava “coscienza di classe”, una sorta di consapevolezza collettiva che li faceva sentire, se non protagonisti, perlomeno attori della storia, con un’identità e una dignità sociale, che li spingeva a partecipare attivamente alla vita pubblica. Spesso dalle loro fila usciva parte della classe dirigente di questo Paese. E proprio a questi ultimi si devono tante di quelle conquiste sociali che “i vincenti” vanno progressivamente smantellando.
Uno dei maggiori drammi del nostro paese, come d’altronde avviene nel resto d’Europa, è stata proprio la perdita di questa identità collettiva, con la conseguente perdita di fiducia nelle istituzioni democratiche di grandi masse di popolo. Ma anche in questo caso chissenefrega, il teatrino della politica non chiude mai.