Se n’è andato Andrea Favuzzi, un altro pezzo di Olbia (la foto è di Gavino Sanna, maestro del click). Di quell’Olbia arguta, scanzonata, giocherellona, generosa e godereccia. Un’Olbia irripetibile. Di qell’Olbia dalle passioni più disparate. Genuine, popolari, estemporanee, contrappuntate da battute fulminanti e dissacranti, da coltivare con semplicità e tanto buonumore.
Il calcio, intanto. Andrea è stato – come tanti – dirigente del Tavolara, anche quando questo club “dipendeva” dall’Olbia. Faceva il tifo dalla tribuna in modo bizzarro. Se i verdi della società nata nel 1954 e guidata per molti anni da Alberto Giagnoni e Pinuccio Deiana passavano in vantaggio dopo pochi minuti dall’avvio della gara, Favuzzi puntualmente si alzava per urlare: “Arbitro, fischia perché è finita…”. È stato un supertifoso dell’Olbia, e seguiva la squadra anche in trasferta in dai tempi del mitico Mario Bellarosa e del suo celebrato club. Era un tifoso sfegatato della Juventus, senza mai nasconderlo, quasi fosse un trofeo da esibire.
Un’altra passione: i frutti di mare, in particolare le cozze. Le gustava in quantità industriale, con i piedi nell’acqua, a Porto Rotondo e dintorni. Difficile stargli dietro. La politica, poi. Era un uomo di sinistra e spesso gli capitava di polemizzare non poco nel difendere le sue idee con amici intimi che stavano dall’altra parte della barricata. Poi, bastava una battuta per far tornare il sereno.
Basta, fermiamoci, anche se si potrebbe continuare a lungo. Andrè, questa volta è finita per davvero. L’arbitro una folta tanto ti ha dato retta. Ha fischiato. Che la terra ti sia lieve.

