Se qualcuno ha tempo da perdere – e deve averne davvero tanto, oltre che la pazienza di Giobbe – può cimentarsi in un’impresa da Guinness dei primati. Non si tratta di nulla di trascendentale, ma solamente di ottenere dal proprio Comune (in questo caso Olbia) l’autorizzazione per “l’esposizione del cartello di Passo Carrabile“. Premessa indispensabile: tutto ciò che viene scritto in questo articolo, frutto della segnalazione di un lettore, è documentato e documentabile.

Il caso in questione – cioè il rilascio dell’autorizzazione – è stato risolto il 28 aprile 2026, ma la domanda è stata presentata il 4 giugno 2025 (protocollo 73456): 314 giorni, poco meno di un anno. Tanto ci è voluto. A occhio e croce, il cittadino che è incappato in questa vicenda allucinante pensava a un ritardo di circa sei mesi, ma – carta canta – si è sbagliato e non di poco. Due giorni fa, poco prima del rilascio del preziosissimo pezzo di carta, a una timida protesta sul tempo trascorso, il solerte funzionario responsabile dell’”ufficio suolo publico e passi carrabili” ha risposto testualmente: “C’è gente che ha aspettato anche un anno. Tante volte ho fatto notare che sono solo a sbrigare queste pratiche, ma non è successo nulla”. Questa la replica: “Mi scusi, ma questo non è un problema mio, cioè del cittadino-utente”. Controreplica: “È vero”.

I PRECEDENTI. Uno potrebbe domandarsi: ma non è stato possibile in tutti questi mesi sollecitare la pratica? Già, facile a dirsi. Nel cartello affisso nell’ufficio del funzionario si precisa che “l’ufficio è aperto al pubblico il martedì dalle 9,30 alle 13“. Un giorno alla settimana, dunque. Ebbene, in almeno sei occasioni, il povero utente ha cercato di sollevare il proprio caso, e tutte le volte si è imbattuto in una piccola folla di cittadini che, sempre con la pazienza di Giobbe, speravano di essere ricevuti. Quindi, bisognava confidare in una prossima volta, ma la situazione era sempre la stessa. Il 28 aprile, però, la costanza è stata premiata: nell’ufficio del funzionario c’era SOLO una signora (bionda). Arrivato il proprio turno, il funzionario – che qualche mese prima aveva assicurato l’imminente conclusione della pratica e la conseguente comunicazione – ha verificato che l’autorizzazione era stata definita – , come certificato da pec e mail. “Ma io non ho ricevuto nulla”, è stata la risposta del malcapitato. “Ma, vedo qui (nel computer) che è partita il 17 aprile”. Nuova risposta: “Ma io non ho ricevuto nulla”. Inutile insistere e segnalare che, per esempio, una pec comporta la conferma della ricezione, perché si perderebbe altro tempo, visto che la pratica è ok. Pia illusione. “Ha portato la marca da bollo?”. Risposta: “No, non sapevo che occorresse”. “Allora, se la procuri e torni qui: l’aspetto”. A un paio di centinaio di metri dal palazzo di via Garibaldi, c’è un tabaccaio, ecco fatto. Sono le 12,15 e dunque c’è tutto il tempo per rispettare l’obbligo tassativo della marca da bollo, e in ogni caso il funzionario ha precisato che avrebbe aspettato. Passano pochi minuti ed ecco che – sorpresa – la porta che conduce al corridoio che porta all’ingresso dell’ufficio (che chiude alle 13) è chiusa. E c’è anche scritto di non insistere. Che fare? Non c’è campanello, solo una tastiera con combinazione. Il malcapitato cittadino rischia di fratturarsi le nocche della mano destra, nel bussare con forza sulla vetrata. Il funzionario sente il rumore, forse prova anche un po’ di compassione, e apre la porta. C’è da firmare. La prima firma non va bene perché “non è leggibile”. Eccone un’altra. Insomma, poco prima delle fatidiche ore 13, il malcapitato entra in possesso dell’autorizzazione.

DUE PERLE. A corredo di questo racconto che sembra avere dell’incredibile (ma è verissimo) vanno aggiunti due episodi. 1) Mentre il malcapitato attendeva il suo turno (ripetiamo: nell’ufficio c’era una signora bionda), ecco arrivare due cittadini sicuramente molto più importanti del malcapitato visto che erano accompagnati da un assessore comunale (che non era quello all’Urbanistica). Ovviamente (!), loro sono entrati senza neanche bussare e senza neanche preoccuparsi che c’era qualcuno che aspettava da un’oretta, armato di santa pazienza. Secondo elemento di riflessione: la domanda per ottenere l’autorizzazione del passo carrabile era stata presentata per mettersi in regola, ma nel frattempo, negli ultimi mesi, la polizia locale – che obbligatoriamente deve verificare se esistono le condizioni per il rilascio – aveva pensato bene di segnalare l’irregolarità e l’Aspo si era precipitato a inviare una pec per pagare quanto dovuto. La speranza è che il controllo della stessa polizia locale non si sia limitato al caso in questione. Ma questo sarà verificato in un’altra sede.

L’auspicio è che queste righe siano lette dal sindaco (che spesso mette in risalto l’efficienza della macchina amministrativa), dall’assessore all’Urbanistica, da tutta la giunta comunale, dal dirigente del settore e da tutti i consiglieri comunali. E l’augurio è che si creino le condizioni perché questi pesanti disservizi siano eliminati.