Un’ora e mezzo di gioiosi amarcord, a ritmo di musica, quella degli anni 70, ma anche qualcosa di più recente. Questo il senso della serata dedicata a Fabio Fiorentino, figlio di Olbia, uno che negli ultimi sessant’anni di vita ha pensato a suonare (bene) la batteria, senza peraltro tralasciare altre… occupazioni. Come ad esempio, la direzione della compagnia portuale “Filippo Corridoni“, la passione per la scrittura (due libri pubblicati, un terzo disponibile a giorni), una parentesi da consigliere comunale (Alessandro, uno dei suoi due figli, presenti in sala è attualmente assessore comunale al Bilancio). Non si è fatto mancare niente, Fiorentino, per corredare un’età giovanile piuttosto vivace e movimentata, condivisa da molti “bravi ragazzi” che incarnavano lo spirito dell’olbieseria. Lo hanno salutato in tanti l’altra sera nel Centro Musica di via Bologna, per espressa volontà di Ottavio Cocco, e l’artista ha risposto con garbo alle sollecitazioni di Antonello Pinna, il presentatore dell’incontro.

Due filmati sull’evoluzione della musica di casa hanno fatto da apripista alla ciacchierata con il principe della batteria, che alla fine si è esibito in un assolo sulle note della celeberrima Guantanamera. Nel pubblico, tanti musicisti di un’Olbia che non c’è più, dispensatori di emozioni ad alcune generazioni che hanno affollato via via lo Chalet dei “Giardinetti”, il mitico “Nuovo Parco” inventato dalla famiglia Lombardo-Balzano, e ancora più indietro ritrovi come il “Timone”, il “Capricorno“, “Su Vivaiu” insieme con il cinema Astra della famiglia Bagatti e il cinema Olbia. Si è risaliti alla “Blue Star“, ai “Killers“, ai “Devils“, agli “Ultimi“. Nel pubblico, ecco Nico Mu, Franco Cosimino Secchi, Andreino Marras, Nardo Piu: i capelli bianchi o brizzolati hanno impreziosito un abbraccio virtuale, ma vero e sincero. Non c’era Tony Derosas (assente giustificato, ha mandato un saluto) e neanche l’altro De Rosas, inteso come Marino, due dei “Pelati“, la band che si formò controcorrente per contrastare la moda imperante dei “capelloni”, imposta dai Beatles, inarrivabili interpreti di una musica eterna. E purtroppo non c’erano quelli che ci hanno lasciato, dopo aver allietato migliaia di serate, come ad esempio Tony Marino, Paoluccio Masala, Mariolino Martini, Piero Pischedda.