C’è in gioco la salvezza, domani, per l’Olbia. Non c’è un 1 x 2 che tenga: a Ischia – con lo stadio riaperto dopo due anni di lunga attesa (miracolo dei play out!), e il biglietto d’ingresso a 5 euro – se i bianchi vogliono evitare l’onta di un’altra retrocessione devono vincere. Non importa come, né quando: basterebbe anche un golletto all’ultimo respiro, un mezzo rimpallo favorevole, un tiro “sporco”, una prodezza, un autogol, qualsiasi cosa pur di tornare a casa con il biglietto per la permanenza in serie D.

LO SCHIERAMENTO. Nulla o poco si sa della formazione che Daniele Livieri schiererà, ma nessuno rimprovererà il tecnico o lo staff per l’eccesso di… segretezza, motivata dall’eccezionalità del momento e dall’esigenza di non dare vantaggi all’avversario, già battuto al “Mazzella” per 3-1 con tripletta di Furtado. In settimana, tre elementi come Ragatzu, Biancu e Viscovo si sono allenati poco e niente (il portiere ha ripreso quasi subito), ma, conoscendoli, sicuramente hanno dato fondo a tutte le loro energie per recuperare, con la volontà, una condizione psicofisica che possa permettere loro di essere a disposizione. Ma anche questo potrebbe essere un dettaglio d’importanza relativa, perché conterà ancora una volta lo spirito con il quale i ragazzi scenderanno in campo. Conterà la motivazione, sarà decisiva la “fame”, e non si potrà neanche contare sull’apporto dei tifosi che (salvo alcune lodevoli eccezioni vista la difficoltà dei collegamenti) dovranno giocoforza seguire il match sul telefonino o sul pc collegato al televisore.

L’AVVERSARIO. In conferenza stampa, il tecnico ischitano Vincenzo Platone ha riconosciuto che “l’Olbia è una buona squadra, dotata da alcune individualità di valore. Ho rivisto la partita di ritorno, e sicuramente domani sarà tutta un’altra storia. Dobbiamo prepararci a soffrire, ma anche a tenere i nervi saldi: veniamo da due vittorie di fila, e stiamo bene. Non è secondario il fatto che contiamo molto sull’apporto del pubblico”.

120 ANNI DI STORIA. Domani, c’è in gioco molto di più di una vittoria. In ballo, oltre a un traguardo unico e obbligatorio sul piano sportivo – i tre punti – c’è la credibilità di un’intera città, compresa quella parte che la domenica non ha l’abitudine di frequentare il “Nespoli” né di penare (o di gioire) per le maglie bianche e gli oltre 120 anni di storia che stanno alle spalle di una comunità che cresce, si sviluppa, dà lavoro e rappresenta un punto di riferimento per l’economia non solo della Sardegna. Un patrimonio da difendere con i denti, da non dilapidare. C’è in ballo la storia, ma lo sguardo va anche rivolto al futuro. Da lunedì, a prescindere dall’esito della sfida di Ischia, si tratterà di rimboccarsi le maniche dopo aver riordinato le idee e soprattutto dopo un’attenta analisi delle ultime, travagliate vicende che hanno accompagnato questo campionato pieno di tribolazioni, senza precedenti. Accanto a qualcosina di buono, errori ne sono stati commessi a bizzeffe, e nessuno può tirarsi fuori da questo assunto, a partire da chi ha avuto il pesante e ingrato compito di raccontare (solo in parte, perché la verità vera e completa nessuno la conosce per davvero) ciò che accadeva, privilegiando le notizie e non inseguendo voci incontrollate o polemiche a buon mercato. Errori, omissioni, accuse, diatribe, scioperi, epurazioni, dimissioni, gente che sbatte la porta, espulsioni, urla, cartellini rossi e gialli anche fuori dal terreno di gioco, omertà, assegni e bonifici ballerini. Di tutto, insomma. Al di là della retorica, l’autocritica è un esercizio nobile e necessario, serve quasi a rappacificarsi con sé stessi, a purificare lo spirito. È anche sinonimo d’intelligenza e buonsenso. Non tutti lo praticano, però. E anche questo è un errore madornale, da evitare.

IL FUTURO. I capitoli futuri di questa lunga storia, dunque, sono tutti da scrivere, fermo restando che chi tiene all’Olbia deve augurarsi fino in fondo che eviti l’ignominia di precipitare in Eccellenza. Sapere cos’accadrà nei prossimi giorni, però, è arduo da prevedere. Ieri sono stati visti in città Romi Fuke (che lunedì terrà una conferenza stampa a Monastir per spiegare nei dettagli il suo progetto sportivo) e Roberto Sulas, che faceva (o fa ancora) parte della cordata che avrebbe voluto gestire l’Olbia. Non è un mistero che Damiano Brundu, l’imprenditore di Calangianus che ha investito una somma importante per portare il Tavolara in Prima Categoria, se ci fossero le condizioni, sarebbe pronto a tuffarsi in questa esperienza, magari in compagnia di qualche altro operatore economico locale che potrebbe essere sensibilizzato. Così come non è un mistero (lo ha dichiarato al sottoscritto in un’intervista) che Roberto Felleca, nonostante abbia presentato una proposta ufficiale per entrare a far parte della proprietà del Foggia, sarebbe più che disponibile a investire tempo e denaro per il rilancio dell’Olbia. E con lui, il sanguigno Ninni Corda, suo gemello siamese in numerose avventure oltre Tirreno, che comunque lo seguirebbe nel progetto di ritorno nella città pugliese.