Nel paese natale di Antonio Gramsci, simbolo universale del pensiero critico e dell’impegno civile, torna al centro del dibattito pubblico il tema della libertà di informazione. Venerdì 22 maggio, alle 18, la Torre Aragonese di Ghilarza ospiterà un incontro promosso dalla Scuola Popolare “Antonio Gramsci” e dall’Associazione per Antonio Gramsci di Ghilarza, dedicato al ruolo dell’informazione in un’epoca segnata da guerre, propaganda e conflitti narrativi. L’appuntamento arriva a poche settimane dalla Giornata mondiale della libertà di stampa, celebrata ogni anno il 3 maggio su iniziativa delle Nazioni Unite, e vedrà la partecipazione della Rete #NoBavaglio – Liberi di essere informati, realtà nazionale che riunisce giornalisti, operatori dell’informazione, mediattivisti, artisti, studenti, docenti e attivisti impegnati nella difesa del diritto dei cittadini a un’informazione libera e indipendente.
Il titolo dell’incontro – “Libertà di stampa, tempo di guerra, dovere di verità” – richiama uno dei temi più delicati del nostro tempo: il rapporto tra informazione e potere, tra verità e manipolazione. Un tema che attraversa l’intero programma dell’iniziativa e che trova profonde radici nel pensiero gramsciano. “Odio gli indifferenti”, scriveva Gramsci, indicando nella partecipazione e nella consapevolezza gli strumenti fondamentali contro ogni deriva democratica. L’incontro vuole offrire uno spazio di riflessione collettiva sulle sfide dell’informazione contemporanea, sempre più esposta a pressioni politiche ed economiche, distorsioni narrative e difficoltà nel distinguere i fatti dalle interpretazioni. Nel manifesto dell’evento compare anche una celebre frase di Eschilo: “La prima vittima della guerra è la verità”, a sottolineare quanto i conflitti abbiano conseguenze profonde anche sul terreno della comunicazione.
“L’informazione – sottolinea in una nota la Rete #No Bavaglio – è la preghiera dell’uomo moderno. Lo scriveva Hegel, e questa è un’altra citazione scelta per l’evento, a indicare quanto la conoscenza della realtà sia parte integrante della vita democratica. In questo senso, l’appuntamento di Ghilarza denuncia non solo i tentativi di censura o le forme esplicite di controllo, ma anche fenomeni più sottili e diffusi come l’indifferenza, la passività e la perdita di attenzione nei confronti dei fatti. Proprio su questo punto si concentra uno dei messaggi principali dell’iniziativa: la necessità di un attivismo civico consapevole, capace di contrastare la disinformazione attraverso la partecipazione, il senso critico e la responsabilità collettiva. L’indifferenza, si legge nel manifesto, rischia di trasformarsi in complicità”.
L’evento di Ghilarza non è soltanto una commemorazione simbolica, ma si propone come un momento concreto di confronto e costruzione di alternative. Un laboratorio di idee e pratiche che, nel solco dell’eredità gramsciana, intende riaffermare il ruolo centrale dell’informazione come strumento di emancipazione e libertà. In un’epoca in cui le guerre si combattono anche sul piano mediatico e digitale, l’appuntamento del 22 maggio si annuncia come un’occasione preziosa per interrogarsi sul presente e sulle responsabilità di ciascuno. Perché, come ricordava ancora Gramsci, “vivere significa partecipare”: e partecipare significa anche informarsi, verificare, raccontare.

