(Visto il successo della storia di “Antoine Serra” scritto da Mario Spanu Babay, oggi ospitiamo la seconda puntata tratta dal libro di Tore Abate, citato ieri dallo stesso Babay)

Si rifece vivo proprio a Olbia, nel 1958, per la prima volta dal giorno della sua emigrazione in Francia. Furono frequenti gli incontri con il compianto Mario Cervo, etnomusicologo, cultore delle tradizioni popolari galluresi e co-fondatore della biblioteca rurale “S’Abboiu”. Fece una breve visita alla Maddalena nell’estate del 1987, recandosi a casa dei cugini Learco Amato e Pia Loverci: s’intrattenne con loro a pranzo nella giornata del 6 agosto, divertendosi a ritrarre la signora in un disegno eseguito a matita e colorato con i pastelli, sul quale appose una simpatica dedica à Pia et à Learco pour souvenir de mon passage à La Maddalena avec affection Antonio Serra. Insieme alle sorelle, sempre in quel periodo, cercò di ricomprare la casa natia, ridotta ormai ad un rudere. Non riuscì a farlo perché i nuovi proprietari dell’immobile, non trovarono l’accordo sul prezzo da praticare per la vendita. La casa che voleva acquistare apparteneva agli eredi Ferrigno-Acampora, ai quali era stato appena respinto dal Comune un progetto di sopraelevazione. Il rudere é ancora visibile nella scalinata di via Ilva, tra una macelleria e alcune case di civile abitazione.

Ma la Sardegna, la Gallura e La Maddalena degli anni Ottanta, del secolo appena trascorso, non erano più quelle che Antonio Serra s’immaginava. Troppe auto,
troppa gente, troppo cemento: il boom turistico, le tendenze, belle, senza anima.
Angelina Serra era sorella d’Antonio. Emigrò anche lei in Francia in tenerissima età per fuggire dalla povertà e da una condizione familiare poco edificante. Come suo fratello, abbracciò la fede comunista e fino agli anni Cinquanta del Novecento non fece ritorno nella cittadina che le aveva dato i natali. Di sicuro, una delle ragioni di quest’esilio volontario e prolungato fu la sua situazione personale d’antifascista convinta. Se avesse messo piede in Italia, sarebbe stata immediatamente arrestata e mandata al confino. Dagli archivi dell’Ovra, la polizia politica del regime, infatti, emerge che, sin dal 1937, Angelina Serra, nata alla Maddalena nella casa paterna di Via Viggiani il 20 ottobre 1900, era una
militante di spicco del Partito Comunista Francese. Inoltre, era una delle dirigenti più influenti della “sezione” femminile del partito e aveva preso parte al congresso clandestino del Fronte Unico e dell’Unione Partigiana Italiana, svoltosi nel marzo del ’37 a Lione. Il marito della Serra, Carlo Poggio, militava nell’UPI ed era un attivista. Angelina era stata schedata come “comunista”. L’informativa dell’Ovra, inviata dalla Francia, è conservata nell’Archivio Centrale di Stato, a Roma, nel Fondo Casellario Politico Centrale.