Caro tifoso emigrato in Argentina, rispondo alla tua lettera piena di preoccupazioni di vario tipo, per raccontarti un po’ di cose. Qui a Olbia sta succedendo di tutto. Abbiamo passato la metà del mese di maggio e nessuno sa ancora se, quando, e in quale categoria giocherà la squadra nella stagione 2024/25. Come forse avrai saputo, la proprietà del club è cambiata: dalla gestione di Alessandro Marino si è passati a quella della Swiss Pro, una società svizzera che ha rilevato il 70 per cento delle quote, senza immaginare minimamente in quale casino si stava per infilare nel momento in cui ha deciso di prendere in mano le redini di un club ultracentenario e glorioso.
Le due fazioni, dopo una “luna di miele” durata qualche mese, hanno cominciato a litigare di brutto. Sono volati gli stracci. Se le sono date e se le stanno dando di santa ragione. A perderci c’è una città che al calcio ha dato di tutto e di più, e il popolo di supporter che sta soffrendo più di quanto non appaia in superficie. Nel calcio, come nella vita, la chiarezza è fondamentale e oggi – attorno all’Olbia e al suo futuro – l’unica cosa di certo è che è tutto… buio pesto, avvolto da un mistero profondo, l’esatto contrario di una situazione chiara e definita. L’unica certezza è che l’Olbia è retrocessa in serie D. Per colpa di chi? Il dibattito è aperto. Secondo me, le responsabilità vanno suddivise tra soggetti differenti (casomai si potrebbe discutere sulle percentuali da imputare all’uno o all’altro), e non è servita la mancata analisi del cammino accidentato dello scorso torneo: si è preferito nascondere la polvere sotto il tappeto, lanciare accuse ad minchiam piuttosto che soffermarsi sugli errori commessi. Anche questa dell’autocritica quanto è una sana medicina, utile a evitare di commettere altri sbagli.
Si è partiti dall’errata valutazione sul livello medio del girone, sicuramente superiore sul piano tecnico rispetto a quello precedente e di quelli venuti prima. La campagna acquisti è stata fatta “a risparmio”, sono stati presi calciatori mediocri (non tutti, d’accordo), con la speranza che fossero adeguati alla competizione come quelli sbarcati a Olbia negli anni precedenti. La stessa “delegazione” arrivata dal Cagliari non è stata all’altezza delle precedenti, e anche in questo caso sarebbe bene domandarsi perché il club rossoblù si è comportato in questo modo. È stato assunto un tecnico giovane, un bravo ex calciatore come Leandro Greco, ma sicuramente inesperto. Il suo passato di vice Bisoli ha dimostrato di essere insufficiente a garantire alla squadra una guida stabile e serena. Se poi, a questo, si aggiunge un tasso troppo elevato di presunzione, beh, la miscela è stata esplosiva. Le due partite vinte di fila all’esordio della stagione (a partire dalla prima giornata, contro la corazzata Cesena) hanno illuso solo gli inguaribili ottimisti. Un altro grave errore va imputato ad Alessandro Marino. Non so cosa voleva dimostrare il presidente (forse colpito dal morbo che si chiama onnipotenza), ma ancora oggi è inspiegabile il prolungamento del contratto per tre anni a mister Greco, il quale non stava certo brillando a livello di risultati e di gioco. Gli infortuni, d’accordo. Ci sono stati anche quelli. Mordini l’abbiamo visto sì e no in una decina di partite, in due anni di permanenza; Boganini nessuno se lo ricorda più; Cavuoti ha dovuto soffrire l’ostracismo di Greco, poi si è infortunato e addirittura un giorno è andato a casa, prima che fosse finita la partita. Il secondo allenatore l’hanno assunto gli svizzeri, ma anche lui, Marco Gaburro, non ha lasciato tracce positive né memorabili. Certamente più esperto del suo predecessore, l’ex eroe di Rimini non è riuscito a inculcare un’idea di gioco che forse aveva in testa e che sarebbe stata indispensabile per imprimere una svolta a un’Olbia sempre più scarsa e incapace di produrre azioni offensive e d’interrompere la serie infinita di gol incassati e di sconfitte patite. Fuori anche Gaburro, ecco Oberdan Biagioni. Dal suo ritorno nella panchina olbiese, non si poteva pretendere l’impossibile. Solo una decina di Santi in grande spolvero, nel Paradiso virtuale del pallone, avrebbero potuto evitare l’amaro ritorno in serie D.
Ecco, a proposito. Gli svizzeri della Swiss Pro hanno garantito di possedere le risorse per sopravvivere, e cioè per pagare stipendi, contributi e quant’altro entro il prossimo 4 giugno. Di più: hanno annunciato che presenteranno la domanda di ripescaggio e/o di riammissione in C, aggiungendo anche che, nel malaugurato caso di permanenza in quarta serie, l’Olbia punterà senza tentennamenti verso l’immediato ritorno in Lega Pro. Queste le parole. I fatti però dicono che una folla di creditori dell’Olbia calcio sta reclamando il pagamento di fatture e prestazioni, molte delle quali risalgono al periodo di gestione di Alessandro Marino. La pazienza di chi avanza del denaro sembra esaurita e dunque non sarebbe strano se nei prossimi giorni si sapesse che stanno per partire altri decreti ingiuntivi, a parte le pendenze (due delle quali di notevole portata) che farebbero parte di una trattativa bonaria.
Anche ora, le domande sono tante, tutte inquietanti. Chi ha sbagliato? Gli svizzeri, che sostengono di aver trovato una situazione debitoria diversa rispetto a quella mostrata loro dalla precedente gestione? Perché l’ex presidente non ha replicato a quest’accusa piuttosto grave lanciata in una conferenza stampa? Perché l’ex presidente continua a tacere, e ad affidare ai suoi legali un confronto che nessuno sa se e quando finirà, se non in un’aula giudiziaria? Ultima questione, e non per importanza. Se si arriva alle carte bollate, e comunque se non si pagano stipendi e contributi entro il 4 giugno, le possibilità di ripescaggio sono pari allo 0. E se tutto salta per aria, pure la serie D è una chimera. Oh, povera Olbia.

