Lascia, non raddoppia. Claudio Ranieri, 73 anni a ottobre, si conferma un Signore del calcio. Compiuta l’ennesima impresa della sua straordinaria carriera – cominciata proprio a Cagliari nel 1988 con la doppia galoppata dalla serie C alla A – a fine stagione tornerà nella sua amata Roma, e molto probabilmente dirà addio anche al calcio, nel senso che si godrà la vecchiaia (ma lui non si sente vecchio per nulla), sebbene da più parti si mormora che potrebbe anche ripensarci.

La sua decisione, sir Claudio, l’ha affidata a un videomessaggio sui social anche se, al termine della partita vinta per 2-0 contro il Sassuolo, sul campo di Reggio Emilia, si era intuito che non avrebbe proseguito a guidare la squadra rossoblù come gli avrebbe consentito il contratto. Per sempre grati, Mister , ha scritto il Cagliari sul proprio sito nel quale si sottolineano gli straordinari successi del mister nato e cresciuto nel popolare quartiere romano di Testaccio.

La prima impresa risale alla stagione 1988/89: promozione in Serie B. L’ultima, domenica scorsa, al Mapei Stadium: 2-0 e salvezza matematica senza aspettare l’ultima giornata, contro la Fiorentina, che a questo punto diventerà trionfale. Come sanno bene gli inglesi del Leicester, i cui sopporter ricorderanno per sempre la storica vittoria della Premier Leauge da parte di una formazione che non partiva certamente favorita.

“Il mio viaggio – ha ricordato Claudio Ranieri – è cominciato nel 1988. Si è trattato di tre anni stupendi, poi sono andato via e sono diventato grande. Dopo la promozione in A, che magari non ci aspettavamo così immediata quando arrivai a gennaio, e questa salvezza mi sembra giusto lasciare È una decisione sofferta, dura, presa a malincuore ma è giusto lasciare adesso. Preferisco andare così e non magari stare un altro anno e le cose non vanno bene. Già avevo paura nel tornare, temevo di macchiare i tre anni che ho vissuto a Cagliari e che mi hanno riempito il cuore. Nei momenti di difficoltà mi attaccavo a Cagliari e a quest’Isola felice. E non volevo venire, poi quando lessi le parole di Gigi Riva (Claudio è uno di noi) sono tornato. Mi son detto: lasciamo stare gli egoismi e andiamo a rischiare. Adesso è giunto il momento di lasciarci. Mi auguro di essere ricordato come una persona positiva, che ha chiesto aiuto ai cagliaritani e ai sardi, senza di loro non ce l’avremmo fatta, il pubblico è stato l’uomo in più, non ci ha mai abbandonato. Ho vissuto un anno e mezzo meraviglioso. Giovedì ci sarà l’ultima partita e vi abbraccerò calorosamente”. Chapeau, dunque, a questo Signore del calcio, persona perbene prima che possa e debba essere valutato come tecnico.

Chiudiamo questo doveroso omaggio a Ranieri con un piccolo aneddoto, a proposito della sua fama di “uomo fortunato” che lo ha accompagnato in tutta la sua lunga carriera. L’ha raccontato Leandro Greco, l’allenatore romano e romanista con il quale l’Olbia ha cominciato la stagione, il quale è stato alle dipendenze di Ranieri, da giovanissimo. “Nei nostri ambienti si rammentava che il corpo umano, negli uomini, è formato per il 60 per cento da acqua; nel caso di Claudio Ranieri, a questa quantità, occorreva aggiungere anche un altro 20 per cento rappresentato dal… culo”. Qualità che, nel calcio, come nella vita, non guasta”. Bye bye sir Claudio.