Lui si chiama Roberto Felleca, ha 54 anni, è di Selargius, quindi di Cagliari. Specialità della casa: imprese (calcistiche) impossibili. Sfide, insomma. Da vincere. Per chi non ci crede, basta rivolgersi a chi ha seguito le vicende del Como e del Foggia, quando a presiederle era proprio questo signore. Entrambe erano precipitate all’inferno (dopo il fallimento), lui le ha rianimate facendole tornare tra i professionisti: il Como addirittura giocherà in serie A nella prossima stagione, e nella città pugliese sono in molti a ricordare la cavalcata di una squadra che sembrava destinata a una brutta fine.
La stessa che potrebbe riguardare l’Olbia, sul cui futuro c’è un colossale punto interrogativo che nasconde (per ora) scenari apocalittici, al netto della credibilità vicina allo 0 di molti dei suoi dirigenti passati e futuri. Roberto Felleca è un imprenditore (si è occupato anche di ascensori e case di riposo) che ama il football non solo per averlo praticato, e ha trasmesso la sua passione ai figli che militano nei campionati dilettantistici del sud Sardegna. Di recente, aveva ufficialmente dichiarato la sua volontà di “dare una mano al Cagliari” e di aver avuto “contatti con la Torres“, anche se alla fine non c’è stata alcuna forma di partnership con i due club isolani, attualmente la massima espressione calcistica della Sardegna. Ecco spuntare l’ipotesi Olbia, dunque. Un malato quasi terminale di cancro (il paragone arriva da un addetto ai lavori) che, per salvarsi e non lasciarci la pelle, dev’essere curato con una poderosa terapia d’urto. Felleca sarebbe pronto anche subito ad accollarsi la gestione del prossimo torneo di serie D, indossando virtualmente una maglia bianca, quella che al mondo del calcio isolano ha dato tanto e per lungo tempo. L’imprenditore selargino iscriverebbe la squadra, si occuperebbe della campagna acquisti (ma per questo c’è anche Ninni Corda) con l’obiettivo di riportare l’Olbia immediatamente tra i professionisti. Roberto Felleca ha manifestato le sue intenzioni in un incontro con la proprietà dell’Olbia rappresentata dall’avvocato svizzero Benno Räber, il quale – detto per inciso – non avrebbe gradito la divulgazione di questa notizia, senza peraltro spiegare quel che intende fare lui e il club presieduto da Guido Surace per salvare l’Olbia dal fallimento. Questi giorni, sarebbe meglio parlare di queste prossime ore, saranno decisivi per capire se questo matrimonio tra Felleca e gli elvetici titolari del 70 per cento delle quote s’ha da fare oppure no. Si dovrà capire, insomma, se la proprietà è in grado di sopportare finanziariamente una situazione che definire “pesante” è dir poco. Fino a oggi, la Swiss Pro Promotion ha cacciato di tasca 1,7 milioni di euro, ma è arduo quantificare quante altre risorse occorrono per pagare i debiti pregressi (molti dei quali debbono essere riferiti alla gestione del presidente Alessandro Marino) e tutta una serie di pendenze pari a un altro paio di milioni. C’è poi un altro, gravoso impegno da onorare: entro il 2025, bisognerà rifondere tutte le agevolazioni godute nel periodo del Covid, a partire dallo stop ai pagamenti concesso dallo stato a causa della pandemia. Allo stato attuale, la Swiss Pro non sembra in grado di far fronte a queste pesanti incombenze.
E Marino, che fa Alessandro Marino? Continua a tacere, dando l’impressione che – alla fine della fiera -è l’unico (insieme con i suoi soci Tartara e Bazzu) ad aver fatto un affare, cedendo per 1,4 milioni una società che valeva molto ma molto meno. In attesa che dica la sua (ammesso che lo faccia), lui si fa forte del fatto che per otto anni la sua gestione ha garantito la permanenza in serie C, e non va al di là di questa osservazione. Un po’ poco. La scarsa trasparenza non è una dote in assoluto, non lo è tanto più in questo frangente. C’è qualcosa che non quadra anche dalle parti dell’ex numero 1 dell’Olbia.
Quanto agli svizzeri, non hanno dato prova di particolare solerzia e attenzione nel momento in cui hanno deciso di acquisire la proprietà del club gallurese. Possibile mai che, prima di firmare (e di pagare), non abbiano controllato nei minimi particolari quale fosse lo stato della società, a quanto ammontassero i debiti, quali fossero le partite contabili certe? I bilanci, sono stati controllati? Con le domande, si potrebbe continuare all’infinito, ma questo non ci porterebbe al… salvataggio dell’Olbia, il cui futuro sembra interessare a poche persone.
Solo i tifosi, che di recente sono andati a trovare in ufficio il presidente Surace per dirgli di cacciare la grana o di togliere il disturbo, sembrano preoccupati del buio assoluto che avvolge il futuro dell’Olbia. Anche qualche calciatore (due nomi su tutti: Daniele Ragatzu e Luca La Rosa) vive ore di apprensione e cerca di capire cosa stia accadendo. Non resta che sperare nell’intervento delle istituzioni, a partire dal Comune. Che sarebbe anche pronto ad assumere una posizione, a condizione che ci sia quella chiarezza che ora manca. Settimo Nizzi (ma anche l’assessore Marco Balata sta seguendo le vicende dell’Olbia) è intervenuto per far tagliare l’erba al Nespoli, un campo somigliava molto a una piccola giungla, e anche per dare un segnale di apertura. Se ci fosse uno spiraglio di luce, attorno a questo pastrocchio, anche l’azione delle istituzioni potrebbe essere facilitata. Che dio (e Felleca) la mandi buona all’Olbia.

