I primi esperimenti di volo che l’uomo moderno effettua li fa con i palloni, successivamente con le mongolfiere. Ma entrambi i mezzi non permettono di scegliere una destinazione, era il vento che li portava a seconda dei suoi capricci. Anche Olbia in quel tempo fu interessata dal volo delle macchine volanti, ma non furono né i palloni e neppure le mongolfiere, furono i dirigibili ad apparire nei cieli olbiesi.
Nel 1900 il tedesco Ferdinand von Zeppelin inventò il dirigibile ad armatura rigida. Precursori degli odierni aeroplani, i dirigibili furono protagonisti di imprese memorabili come l’attraversamento dell’Oceano. Il più famoso fu il Graf Zeppelin, che collegava l’Europa e gli Stati Uniti in cinque giorni. Il Superzeppelin, che
collegava Francoforte a Rio de Janeiro impiegava quattro giorni, era lungo 245 m ed era dotato di cinque motori, ai suoi passeggeri erano riservate una serie di strutture di lusso, ristorante, cabine individuali, salotti per fumatori e un ponte-passeggiata tipo nave da crociera. Vedere volare uno Zeppelin di quelle dimensioni si racconta che fosse spaventoso, sembrava di vedere volare il Titanic che era poco più lungo di appena 20 metri.
Un’altra macchina volante però si stava affermando, più agile; più veloce; più robusta; il suo impiego in battaglia era più redditizio: era l’aeroplano. A cavallo tra i due secoli dell’Otto e Novecento, Olbia era assediata da acquitrini e paludi, grazie a una legge del 1897 furono risanate vaste estensioni di terre malariche, tra queste, nel 1903, la località Salineddas, che occupava una superficie di circa 20 ettari. Portata a termine l’impresa, la superficie fu sfruttata come campo per atterraggi di fortuna, munito di un piccolo hangar e una palazzina comando che funzionava anche da torre di controllo. La palazzina la possiamo ammirare ancora oggi in via Petta.
Il campo fu intitolato a Fausto Noce, fu inaugurato nel 1921 nel corso di una solenne cerimonia. Fausto Noce era un giovane pilota originario di Porto Torres, morì all’età di 24 anni, precipitando nei cieli di Varese mentre collaudava un nuovo motore FIAT da 700 cavalli di potenza. Ormai Olbia è tanto coinvolta nello sviluppo della aviazione che pochi anni dopo, il 15 maggio del 1927, è inaugurato l’idroscalo Ettore Anfossi. Sono presenti le più alte cariche militari, politiche, ecclesiastiche, la benedizione è impartita dal vescovo di Sassari monsignor Cannas. Il compendio militare è una struttura moderna munita di un capace hangar, alloggi per gli ufficiali, camerate per la truppa, una centrale elettrica, una stazione radio, officine, mensa, cucina e una stazione meteorologica.
Alla fine degli anni Trenta tamburi di guerra si odono per tutta l’Europa. L’alleato tedesco il primo di settembre 1939 invade la Polonia e ha inizio la seconda guerra mondiale. Il precipitare degli eventi spinge il ministero della difesa alla costruzione di un nuovo aeroporto, il Fausto Noce non è più sufficiente, pertanto in località Vena Fiorita inizia la costruzione di un campo di manovra. Durante la seconda guerra mondiale nei documenti riservati è citato come campo di manovra segreto numero 58, unica base aerea del nord-est Sardegna dove sono di stanza reparti da caccia italiani coadiuvati da una squadriglia aerea tedesca.
In Sardegna si trovava anche la 90^ Panzergrenadier-Division, dopo la battaglia di El Alamein, attraverso la Tunisia, è trasferita in Sardegna, con il nome di Division Sardinien. L’otto settembre l’Italia è costretta a firmare l’armistizio con gli alleati, la guerra è ormai perduta. La firma dell’armistizio mette in crisi i rapporti tra italiani e tedeschi, tra i due eserciti la tensione cresce ogni giorno di più, ma l’ordine del comando
generale della Sardegna è di non fare azione di contrasto o di ostilità contro l’esercito tedesco. Il Maresciallo Kesserling, responsabile del Settore Militare Sud Italia, ordina al Generale Carl Hans Lungershausen, comandante delle forze tedesche in Sardegna, di trasferire al più presto la sua divisione in Toscana, transitando per la Corsica. Verso l’alba del 9 settembre, i tedeschi cominciarono ad abbandonare le loro posizioni, tanto sulle coste come nell’interno, dopo aver distrutto i materiali non trasportabili.
Un imponente ponte aereo è attivato tra l’aeroporto di Venafiorita e quello di Pisa. Numerosi aerei tedeschi fanno la spola in un continuo via vai dei trimotori Junkers 52 in collaborazione con i giganteschi esamotore Messerschmitt “Gigant” Il 15 settembre il generale Lungershausen, per sveltire l’evacuazione, fece sgomberare la “Zona Logistica” di Monti e quella di Olbia. L’aeroporto di Vena Fiorita fu abbandonato per ultimo
dalle truppe tedesche, non prima però di aver minato e fatto saltare in aria la pista e distrutto 21 caccia della Regia Aeronautica parcheggiati ai bordi della pista, privando così le truppe italiane di una eventuale copertura aerea semmai ne avesse avuto bisogno. Finita la guerra, l’aeroporto è abbandonato, diventa una grande distesa di erba dove pascolare le pecore. Nel 1947 una coraggiosa compagnia aerea di Cagliari, la AIRONE, collega Olbia con il continente, ma dura poco. Ci prova qualche anno dopo la LAI, linee aeree italiane, ma anche questa compagnia deve chiudere le tratte per assenza di passeggeri.
Bisogna aspettare lo sviluppo della Costa Smeralda per vedere Vena Fiorita rinascere. Nel 1964 con l’atterraggio di un Beechcraft da otto posti nasce la “compagnia di bandiera” Alisarda che apre le prime linee per il continente. La piccola pista in terra battuta da nemmeno un chilometro e mezzo è allungata e asfaltata. Cresce il traffico dei passeggeri, cresce pure l’Alisarda che rafforza la flotta aerea e aumenta il numero delle tratte in concessione. Ma Vena Fiorita non regge più il gran numero di passeggeri in transito. Proprio il crescente successo spinse le autorità alla chiusura dell’aeroporto. A poca distanza ne viene costruito uno nuovo: nel 1974 è aperto al traffico e i voli effettuati coi nuovi e più capaci aerei che Alisarda ha acquistato di recente fanno scalo ora nell’aeroporto Olbia-Costa Smeralda.

