Imprenditore nel settore dell’accoglienza, attivo nei servizi alla persona come volontario, geloso della sua “olbiesità” che – lo riconosce volentieri, senza nascondersi – ha ereditato da suo padre, Salvatore, Tore che in molti (senza che lui si offendesse) chiamavano affettuosamente Caffellatte. Pietro Spano (nella foto, in piedi, con tutta la segreteria Dem) ha 45 anni e anche lui ha mangiato pane e politica fin da quando indossava i pantaloni corti. Oggi fa il segretario del Pd, dopo essere stato consigliere comunale quando governava Gianni Giovannelli. “Anni bellissimi – ricorda -, spero che l’esperienza (non dico la mia, ma di un ampio schieramento di centrosinistra) si possa ripetere presto”.
Beh, presto… Manca ancora molto al 2027 e Nizzi appare ben saldo.
“Non sono d’accordo, non manca tantissimo. C’è tutto il tempo per mettere su una coalizione ben definita sul piano politico, con l’obiettivo di tornare a guidare la città. Sono in molti a sostenere che il centrodestra è imbattibile: io dissento perché sono convinto che Olbia è contendibile: quei mille voti che ci sono mancati, li possiamo conquistare”.
L’altra volta avete combinato un pasticcio, con una parte del centrodestra schierato con la sinistra…
“Ecco, quell’esperienaza non va ripetuta. Il sottoscritto e la segreteria del Pd, formata da giovani dalle idee chiare, lavoriamo in questa direzione”.
Il Pd, già. Qual è il suo stato di salute?
“Buono, il Pd gode di ottima salute. Certo, si può fare sempre meglio, ma credo siano passati i momenti più complicati, soprattutto dopo l’ultimo congresso nazionale che ha sistemato tante cose”.
Lei era con Stefano Bonaccini, che poi ha perso.
“Sì, stavo con il compagno Bonaccini, al quale do atto che, poi, ha stretto un ottimo rapporto con la Schlein. Io, oggi condivido la linea di quella che a me piace chiamare “la ragazza”. Da quando è in sella, i risultati – compresi quelli delle recenti amministrative, senza parlare delle europee – le stanno dando ragione”.
A Olbia, come va? Vi sentire schiacciati dal sindaco? Qualcuno sostiene addirittura che vi fa paura.
“No, nessuna paura. Casomai, è lui che ci soffre: quando i nostri consiglieri lo attaccano , lui risponde sempre in modo scomposto. La nostra idea di città è sicuramente diversa dalla sua. E ovviamente non ci piacciono i suoi metodi, che qualcuno chiama, con un eufemismo, decisionismo”.
E della giunta cosa pensa?
“Che ha ragione Ivana Russu, quando sostiene che alcuni assessori non sono classificati. Eppoi, dissento totalmente da chi (il riferimento è alle parole usate da Eugenio Carbini nell’intervista a Moroseduto) giudica alcuni assessori dei ‘fuoriclasse’.”
A chi si riferisce? A Sabrina Serra o a Simonetta Lai?
“La vicesindaca è una che si dà da fare, è molto attiva, si vede e si fa notare. L’assessora ai Servizi Sociali invece deve alzare la voce, a partire dal Pluss (piano locale unitario dei servizi sanitari), che è ormai superato dalla grave situazione in cui versa la sanità: si pensi, solo per fare un esempio, alla chiusura del centro di salute mentale. Quindi non è una fuoriclasse. Mi rendo conto che Carbini (al quale voglio molto bene) ne abbia esaltato le doti perché faccio fatica a vederlo come esponente dell’opposizione”.
E gli altri?
“Ma quali altri. Fa tutto il sindaco, è lui che lavora h 24: se non c’è il suo placet, gli assessori non fanno nulla, non possono far nulla. Eppure potrebbero prendere posizione su alcune situazioni invivibili”.
Tipo?
“Beh, la gestione del pronto soccorso. Non dipende da loro, ma appunto si può alzare la voce per denunciare qualcosa di inaccettabile. A Olbia manca il Pul (piano di utilizzo dei litorali), manca il Puc (piano urbanistico comunale) da troppi anni, c’è stato il rinnovo dell’appalto della nettezza urbana e non se n’è parlato nemmeno un po’. L’assessore al Bilancio pensa a mostrarsi sui social e parla di riduzione della Tari della quale i cittadini non si accorgono. Spariti gli ecobox, non c’è nulla che li rimpiazzi, le discariche abusive non si contano più. La sicurezza nel centro storico è un optional. Sull’edilizia scolastica, siamo allo sbando e il commissario di quella che una volta era la Provincia non sente il bisogno di dimettersi. A Olbia non si dimette nessuno: dovrebbe anche farlo il presidente del Cipnes, dopo il deludente risultato elettorale”.
Chi sarà l’erede di Settimo Nizzi?
“Non lo so. O meglio so quello che sanno tutti: e cioè che ci tiene Angelo Cocciu, lo stesso Pietro Carzedda, Sabrina Serra, Bastianino Monni. Ci tiene pure Marco Balata che pensa agli eventi, al Red Valley, all’Aquabike, e da lì non si muove. Nessuno gli fa notare, per esempio, che Olbia non ha un programma definito e dettagliato di tutti gli appuntamenti estivi. Preferisco pensare al nostro schieramento: il Pd è il primo partito a Olbia, e quindi mi sento, ci sentiamo, mpegnati a costruire una coalizione di centrosinistra che possa vincere, partendo dal fatto che il notevole risultato elettorale di Giuseppe Meloni, unito a quello di Ivana Russu (che ha preso più voti di Sabrina Serra, vorrei ricordare), è un’ottima base di partenza”.
Proporrete la Russu come candidata a guidare la città?
“Ivana ha tutte le carte in regola, ma forse è prematuro oggi fare dei nomi”.
Lo sanno anche i bambini che, oltre a lei, ci terrebbe molto anche Gianluca Corda.
“Certo, anche Gianluca è un elemento validissimo, un patrimonio da difendere”.
Ecco, i due (che oggi vanno molto d’accordo) finiranno per litigare…
“Non credo. Sono due persone che non entreranno in conflitto: se fosse necessario per il partito, troverebbero una sintesi”.
Lei è il segretario di un partito nel quale militano (e contano) due “senatori” non più giovanissimi come Gian Piero Scanu e Nardino Degortes. Che effetto le fa?
“Intanto, se ci sono, godono di un consenso importante. Dovremmo essere noi, bravi a utilizzare il loro peso per far marciare sempre meglio il Partito Democratico”.
Cosa le ha trasmesso suo padre? Cosa crede di avere ereditato da lui?
“Io ho vissuto e sono cresciuto nei pressi de Sa Rughe (La Croce), mi ricordo de Su Lavatoriu (Il lavatoio), e dei fuochi (I Fogaroni )di San Giovanni, nella vecchia piazza Crispi, immagini dell’olbiesità a cui tengo tanto. Mio padre mi ha insegnato il valore delle buone idee. Lui le difendeva, ma rispetto a me era meno combattivo”.
Cosa farà Pietro Spano da grande?
“Vedremo. Ora ho un compito da svolgere: quello di portare il mio partito e una coalizione di valore al governo della città”.

