“Non andrò a Cagliari, rimango amico del presidente Tommaso Giulini, con cui continuerò a trascorrere le vacanze, ma resto a Olbia“. Nel giorno in cui si celebra la fine di un incubo, con l’iscrizione dell’Olbia al campionato di serie D e la gioia di chi teneva alla maglia della squadra gallurese a prescindere dal suo proprietario, Alessandro Marino si congeda in questo modo (durante una trasmissione tv andata in onda su Teleregione che ha visto la partecipazione dei giornalisti) dall’Olbia, società che ha presieduto per otto stagioni, prima di arrivare all’accordo e poi allo scontro frontale con la Swiss Pro. Sta attento a non citare mai il nome di Guido Surace (quello che ha preso il suo posto ai vertici del club), ma sottolinea di “non avere nulla contro Benno Raber, suo figlio e tutti gli altri dirigenti elvetici che hanno avuto a che fare con lui fin dal momento della cessione del 70 per cento dell’Olbia, pagata in soldi sonanti 1,4 milioni di euro. Sul suo futuro, annuncia che “immediatamente, con i soci Bazzu e Tartara, chiederemo di essere liquidati completamente, essendo titolari del 10 per cento a testa”. Nella trattativa, è compreso un credito vantato dallo stesso Marino per cui l’ex presidente, tra una cosa e l’altra, si troverà a incassare oltre 400mila euro. Che, sommati a quelli già introitati nel momento della cessione della maggioranza delle quote, fanno una bella cifra. Insomma, alla fine, Alessandro Marino non ne esce con le ossa rotte. Lui nega di aver gufato contro l’iscrizione al campionato di serie D, con l’obiettivo di riprendersi la società dopo l’eventuale crac, così come dice di aver rotto i rapporti con la Swiss Pro “perché non aveva senso che io, socio di minoranza, mantenessi i poteri dell’amministratore delegato con il mandato pieno sul piano delle scelte tecniche”. Marino ha confermato che esisteva un impegno di investire 10 milioni di dollari da parte di un fondo delle Isole Cayman (che comunque ha pagato i 1,4 milioni per acquisire le quote societarie), successivamente disatteso nonostante la comunicazione ufficiale fosse arrivata in Lega. Insomma, secondo una scuola di pensiero, alla fine della fiera l’ex presidente ha fatto un affare. E ora “rimarrò tifoso dell’Olbia e se capiterà l’occasione rimarrò nel mondo del calcio, qui in Sardegna oppure nella Penisola”.