Ieri, come tutti quelli della mia età mi sono svegliato all’alba e, ansiosamente, ho scrutato il cortile per vedere se, come spesso avviene, i cinghiali hanno aperto i mastelli della spazzatura. Visto che era tutto a posto, ho tirato un sospiro di sollievo, ma quando sono sceso a ritirare i secchi vuoti mi sono accorto che il vento aveva trascinato nel cortile un bel po’ di quella monnezza che adorna festosamente tutte le strade e le piazze della nostra città.
Ma mi armo di pazienza, mi metto i guanti e comincio a raccogliere la spazzatura in un sacchetto, poi, come un fulmine, si fa per dire, inseguo il camion della De Vizia, però l’operatore mi dice che non può accettarla, se non in sacchetti differenziati a seconda del contenuto. Ma non c’è più tempo, sono quasi le 8,30 e devo tornare di corsa a casa per telefonare al Cup. Sono riuscito ad ottenere dal medico di base ben 3 impegnative, persino una per la Tac. Inizio la trafila, e, dopo una mezzora di attesa, riesco a parlare con l’operatore. Per la prima visita non c’è ancora l’agenda, posso ritelefonare ogni due o tre giorni che magari qualcuno rinuncia oppure è passato a miglior vita, perché la sua malattia non ha potuto aspettare i tempi del Servizio Sanitario. La seconda richiesta va in porto, evviva, devo aspettare solo 2 mesi, anche se nella lontana Orroli, che devo cercare di localizzare sulla mappa. Per quanto riguarda la Tac mi si fa capire che è meglio che mi rivolga al privato, che me la darebbe anche in un giorno, in cambio della mia pensione. Pare manchino medici e infermieri, anche se, proprio ieri guardavo un reportage sul sistema sanitario inglese, che pare si regga soprattutto su personale straniero.. Boh! Sarà che tutti vanno a lavorare dappertutto, tranne che in Italia.
Comunque sono ottimista: sia a livello nazionale, che a livello regionale abbiamo governi nuovi di zecca, che hanno promesso di risolvere il problema in un battibaleno. Nel frattempo godiamoci l’estate. Decido quindi di andare a piazza Crispi, dove talvolta incontro dei vecchi amici e dove, mi dicono, sono state installate delle bellissime panchine fronte mare. Purtroppo, dopo pochi minuti, le nostre schiene cominciano a scricchiolare, le panche non hanno spalliera, ed oltretutto già alle 9,30, non essendoci neanche l’ombra di un po’ di ombra, tutti cominciamo a sudare copiosamente e a boccheggiare pericolosamente. Meglio fare un salto al mare.
Prendo la mia vecchia utilitaria, carico un paio di amici e mi avvio verso Porto Istana, cercando di scansare i bolidi che, infastiditi dalla mia scarsa velocità, cercano di scaraventarmi fuori strada. Fortunosamente arrivo al parcheggio a pagamento giusto in tempo per farmi fregare il posto da un Suv di 15 metri per 10, il cui conducente mi guarda con aria di compatimento misto a un pizzico di disprezzo per la pochezza del mio autoveicolo.
La spiaggia è stipata come Fujiazhuang, che è considerata la spiaggia più affollata della Cina, per cui decidiamo di prendere in affitto un ombrellone e tre lettini, ma il conto propostoci potrebbe prosciugare tutte le nostre pensioni, così andiamo alla ricerca di un posticino dove fermarci. Riusciamo a trovare solo 5 metri quadri dove la sabbia, pressata da milioni di piedi, ha un colore innaturale fra il grigio e il marrone. Purtroppo, appena ci allontaniamo per prendere un caffè, al ritorno troviamo un ombrellone piantato fra i nostri asciugamani. L’intruso è un palestrato con più tatuaggi di un narco messicano, che ci guarda con malcelata malevolenza, come se gli intrusi fossimo noi. Pensiamo sia meglio evitare discussioni, per cui ci riprendiamo le nostre mappatelle e le appendiamo su uno striminzito ramoscello che è quanto resta della bellissima macchia mediterranea che adornava questa meraviglia oasi naturale. Ma chissenefrega, buttiamoci a mare; facciamo lo slalom fra piccoli villaggi di tende familiari con cucina e soggiorno, squadre di giovani calciatori che inseguono accanitamente il pallone, altri narcos super tatuati che ci guardano in cagnesco, evitiamo un piccolo drone che sfreccia fra i bagnanti ad altezza d’uomo e riusciamo a guadagnare il bagnasciuga. Ma proprio sul più bello uno dei calciatori, sicura promessa del calcio italiano, va a rete e centra nella schiena uno degli amici, proprio quello appena operato alla colonna vertebrale. Chiamo un’ambulanza e dopo solo 3 ore arriva un automezzo di una società privata che ci chiede subito come intendiamo pagare e finalmente arriviamo al Pronto Soccorso, dove restiamo in fila con altre 4 ambulanze, piene di politraumatizzati da incidenti stradali, tra i quali riconosciamo il conducente di uno dei bolidi che ci aveva superato a forte velocità quando andavamo a Porto Istana. E ancora una volta ci spiegano che non ci sono abbastanza medici e infermieri. Dopo solo 20 ore di attesa, il mio amico viene ricoverato e noi mogi mogi torniamo a casa, giusto in tempo per verificare se i cinghiali hanno rovesciato i mastelli della monnezza.
Ma adesso BASTA! Ho deciso di ribellarmi. Noi ultrasettantenni siamo la maggioranza, prendo carta e penna e scrivo il Manifesto del Pensionato:
Uno spettro si aggira per l’Europa – Il pensionato. Tutti i poteri del mondo moderno, Destra e Sinistra, TV e social media si sono alleati in una santa caccia spietata contro questo spettro. E’ ormai tempo che i pensionati espongano apertamente a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro scopi, e le loro tendenze, e che intraprendano la lotta per la loro liberazione. A tal fine, pensionati delle più varie nazionalità riuniamoci sotto un’unica bandiera.
PENSIONATI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI
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Vitaccia da pensionati… “Basta, tutti i poteri del mondo sono contro di noi”
Diario divertente di un… diversamente giovane alle prese con i problemi quotidiani: dai cinghiali alla “monnezza”, dalla sanità malata alla scomodità delle panchine che spezzano la schiena, dal caro ombrellone alle spiagge piene di gente. “È tempo di fare un… manifesto per difenderci”
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