Non è passato inosservato il post su Facebook di Paolo Giovenca che in molti hanno attribuito a qualcuno molto vicino a Maurizio Pisciottu, il nome di Salmo, o allo stesso artista di Olbia. Dopo il successo ottenuto sabato scorso nella giornata di apertura del Lebonski Park di Arzachena, al quale hanno preso parte almeno 20mila persone, ecco un messaggio particolarmente “pepato”, rivolto evidentemente all’amministrazione comunale di Olbia che allo stesso è un encomio solenne a Sebastiano Pisciottu, fratello e soprattutto deus ex machina di tutto ciò che ruota attorno alle esibizioni di Salmo. Ecco il post integrale: “L’unico vero assessore alla cultura e spettacolo è Sebastiano Pisciottu, il resto è tutto un siparietto di pupazzi in vetrina. Per gli eventi del RedValley, Vasco Rossi, Ultimo, Lebonski Park, secondo voi chi c’era dietro le quinte?! Mio fratello ha rivoluzionato i live sul suolo gallurese, negli ultimi anni Olbia è diventata la capitale della musica. Questa è la verità! Peccato che gli incravattati olbiesi non hanno mai capito il potenziale dei propri figli, ecco perché siamo andati ad Arzachena. Volevamo dimostrare ai nostri genitori che possiamo correre forte anche da soli. Et voilà”.

Salmo al Lebonski Park di Arzachena sabato scorso

Da sempre aveva destato molte discussioni la decisione dei Pisciottu di spostarsi ad Arzachena, la cui amministrazione comunale aveva concesso (non si è mai capito bene a quali condizioni e per quanto tempo) l’area dell’ex ippodromo (oltre 30 ettari) per lo svolgimento di concerti e di eventi di grande richiamo. A domanda precisa rivolta al general manager sui rapporti con il sindaco di Olbia, Pisciottu aveva risposto: “Abbiamo chiarito tutto, dopo una lettera che mi aveva inviato e che mi aveva persino commosso. Tant’è che l’annuncio del concerto di Ultimo a Olbia, favorito dalla nostra organizzazione, lo ha dato Settimo Nizzi in persona, come era accaduto in precedenza per le due date di Vasco Rossi”. Con questa sortita, invece, pare di capire che qualcosa si sia incrinato in un rapporto che pareva consolidato, quasi indissolubile.