Masciu, stammi a sentì… Cominciava così la telefonata mattutina di Andrea Nieddu, pardon di Peone. Dal tono, capivo che aveva una notizia in esclusiva. L’agghju solo je, specificava qualora non avessi colto la sfumatura nella sua voce, nel suo inconfondibile slang maddalenino. Difficilmente, con il sottoscritto, che ero il suo capo, usava l’italiano non solo perché sapeva che amavo molto la parlata isulana, ma soprattutto perché così, raccontando il fatto con la lingua madre, sapeva comunicare con maggior efficacia. Ora che non c’è più, si apprezza ancora di più il vuoto che ha lasciato in questa terra e nel suo amatissimo arcipelago. Del quale sapeva tutto. Conosceva, senza mai vantarsene, anche le pietre di quello che ancora in molti chiamano affettuosamente Lo Scoglio, cioè della Maddalena. Certo, qualche volta inciampava nella grammatica o aveva un rapporto conflittuale con la sintassi, ma aveva la capacità del vero cronista di strada di individuare da lontano una notizia. Cosa che, qualche collega di oggi, fatica a riconoscere anche da vicino. Come sanno bene i colleghi dell’epoca Stefania Puorro, Pierluigi Rubattu, Antonello Sechi e Gavino Sanna, aveva un fiuto eccezionale, era un segugio. Montava in sella alla moto bianca, e scandagliava l’isola in lungo e in largo. La gente, la sua gente, lo fermava per strada (esperienza diretta) per segnalargli tutto: dalla buca non ricoperta dal Comune, all’arresto di Tizio o Caio non ancora comunicato dalle forze dell’ordine.

Ha fatto il postino per tutta la vita, prima di diventare giornalista a tempo pieno. E dunque conosceva le vie, gli angoli più remoti, i vicoletti del suo regno. Gli raccontavano anche episodi non riportabili sul giornale, roba un po’ osé, lui ridacchiava. Sapeva fotografare come pochi, con l’occhio del cronista, e non ha mai sofferto un secondo per il passaggio al digitale. Scattava, scattava, collezionava click a ripetizione. Poi, inviava le immagini più belle, scorgendo in anticipo quale potesse essere la più adatta da pubblicare sul giornale.

Postino, dunque. Fotografo. Amante dello sport, dell’Ilva. Scoopista. Cronista radiofonico, persino star televisiva. Esponente di punta di una generazione di (bravi) giornalisti maddalenini, andava d’accordo con tutti. Vanno ricordati per il loro valore e per aver raccontato una realtà non facile Gian Carlo Tusceri, Tore Abate, Antonello Sagheddu, Pierfranco Zanchetta, Roberto Zanchetta, Lorenzo Impagliazzo e il compianto Francesco Nardini.

Tutto qui? No, amava il mare come i maddalenini veraci. Usciva in gommone da Cala Camiciotto, spesso da solo. E nei giorni in cui La Maddalena diventava il centro vacanze dei Presidenti della Repubblica lui era lì, dalle prime ore del mattino, a catturare gli scoop, mentre altri (compresi noi inviati al seguito) ronfavano nelle stanze d’albergo. Memorabile, durante la presidenza di Carlo Azeglio Ciampi, il pedinamento discreto di Peone nei confronti della moglie del Capo dello Stato, Franca Pilla. Incurante del protocollo, la signora usciva spesso da sola, prima dell’escursione con il panfilo della Marina con destinazione Cala Coticcio. Peone le sorrideva. Lei ricambiava. “Ma lei è sempre presente, eh!”, commentava donna Franca. E Peone gonfiava il petto. Una di quelle mattine, la consorte di Ciampi fu “beccata” in un negozietto di scarpe, in via Garibaldi. C’erano i saldi e lei esclamò: “Ne approfitto volentieri”. Misurò un paio di sandali, esposti in vetrina. Andavano benone. La commerciante voleva farle un omaggio. Lei rifiutò. Ottenne un ulteriore sconto, e indossò subito il nuovo acquisto per dirigersi verso l’Ammiragliato, il suo quartier generale. Ovviamente, la notizia (con foto) finì sul giornale e donna Franca fu felice. E lui toccò il cielo con un dito.

Il gommone, si diceva. Quando i Ciampi erano al largo, molto spesso invitava il sottoscritto – ma anche i colleghi Alberto Pinna del Corriere della Sera e Giancarlo Ghirra dell’Unione Sarda – a visitare le perle dell’arcipelago. Al sottoscritto, “colpevole di averlo richiamato alla Nuova Sardegna” (testuale), riservava un trattamento particolare. Uscivamo da soli, ma prima di prendere il mare, celebrava un rito. Acquistava un panino alla mortadella, una stecca di cioccolato e un paio di bottiglie d’acqua. Masciu, ammentatillu, in balca quistu è l’essenziali. Senza profferire parole, puntava la prua verso Cala Napoletana (lui diceva Napulitana), il paradiso. Lo stesso paradiso dove ora Andrea, un uomo buono come il pane, si riposa per sempre. Ciao Masciu, tutte le volte che addenterò un panino alla mortadella, penserò a te.