(Il nostro Giovanni Meloni, talentuoso e apprezzato poeta gallurese, questa volta si cimenta nella recensione de La zona d’interesse, un film di Jonathan Glazer del 2023, nel quale si racconta della vita della famiglia di Rudolf Hob, la moglie Hedwig, i 5 figli e la suocera)
Hob è il comandante del campo di concentramento di Auschwitz, e con la sua famiglia vive in una bella casa, con un grande giardino, e soltanto un muro li separa dall’ inferno che rappresenta il campo di concentramento. Nonostante la particolare ubicazione della loro abitazione, gli Hob vivono la vita normale di qualunque altro nucleo famigliare della media borghesia tedesca.
Rudolph ogni mattina si reca al lavoro, lavoro nel quale profonde un grande impegno affinché la sua missione produca i migliori risultati di efficienza per ciò che la Germania gli ha assegnato come obbiettivo: la cosiddetta “soluzione finale” la totale sistematica eliminazione di tutti i prigionieri ebrei. Sua moglie si dedica invece con successo alla cura del giardino. A ogni modo tutti i componenti della famiglia, suocera compresa, sono fortemente orgogliosi dei successi professionali del direttore Hob.
L’evidente anomalia sta nel fatto che nessuno della famiglia si interessi in nessun modo alle atrocità che si verificano a così breve distanza dalla loro tranquilla abitazione. La loro vita così normale in cui il tratto più evidente è l’autocompiacimento per il raggiungimento dei successi professionali del direttore, che si riflettono sullo status della famiglia, stride in maniera lacerante con l’ orrore che l’ operato di Hob dovrebbe suscitare in chiunque.
A questo punto viene da domandarsi se davvero questo sia un film sul nazismo. Ecco io credo di no, credo al contrario che il nazismo sia soltanto un pretesto per evidenziare l’ indifferenza, ma non l’indifferenza rispetto a quei fatti specifici, ma quella per quelli molto più attuali, ma non meno terribili, che accadono purtroppo spesso nel mondo.
Per fare un esempio gli ebrei di Auschwitz potrebbero rappresentare gli abitanti di Gaza di oggi, e la totale indifferenza della famiglia Hob potrebbe rappresentare quella degli abitanti di Israele, o forse quella di gran parte del mondo, che continua a vivere come se,
ciò che accade al di là del muro, non ci riguardi in nessun modo.
