“Ma chi ce l’ha con noi? E perché? Come scuola calcio esistiamo da quindici anni, e ancora oggi non abbiamo a disposizione un campo sul quale allenare i nostri ragazzi”. Chi parla è Francesco “Checco” Milìa il direttore tecnico della Bruno Selleri che, dopo aver resistito per tanto tempo, ora, che non è più uno degli allenatori dei ragazzini che vogliono giocare a calcio, sbotta. La “Selleri” – intitolata all’ex mitico presidente ed ex bandiera dell’Olbia calcio – segue gli aspiranti calciatori di un’età compresa tra i 5 e 19 anni e vuole far sentire la propria voce in questo momento nel quale i settori giovanili proliferano, come dimostrano le recenti polemiche apparse sui social dopo la decisione dell’Olbia calcio di non avvalersi più della collaborazione di Gianni Spanu e di marciare per conto proprio con un’Academy guidata dal responsabile del settore giovanile Fabrizio Lucidi che nulla ha a che fare con quella precedente. “Anche noi – aggiunge Milìa – contiamo molti ragazzi, sfioriamo i 250 e abbiamo diritto di essere trattati come gli altri. Abbiamo spedito pec ovunque, a partire dal Comune di Olbia, e non capiamo i motivi del silenzio: non ci rispondono nemmeno. Eppure non siamo degli appestati, anche se ci trattano come se lo fossimo”. E dove si allenano i ragazzi della “Bruno Selleri”? Risponde la presidentessa, Emanuela Selleri. “A Su Canale, grazie alla disponibilità estrema del comune di Monti e di quell’amministrazione che ci consente di farlo. Tra l’altro, senza pagare un euro. Non finiremo mai di ringraziarli per la loro generosità. Ecco, la stessa disponibilità non l’abbiamo riscontrata a Olbia, la città nella quale siamo nati e operiamo da sempre, impiegando risorse proprie”. Approfondendo la questione, poi, si apprende che qualche altro “spazietto” è a disposizione del club. “Sì – conferma Francesco Milìa – possiamo accedere ai campi del Geovillage, ma non a nostro piacimento. Lo possiamo fare per tre volte alla settimana in orari che oggettivamente non abbiamo scelto noi, cioè dalle sette e mezzo di sera in poi. E naturalmente dobbiamo pagare. Il “Caocci” – prosegue il direttore – è inagibile da tempo per i lavori che si stanno eseguendo, e potevamo allenarci solo perché venivamo ospitati (a pagamento) dal Porto Rotondo. Devo dire però che, quando organizzavamo il torneo “Selleri” (senza pagamento dell’iscrizione), il Porto Rotondo ci ha ospitato gratuitamente nel campo di San Teodoro”.

A Olbia esiste anche il campo di Tanca Ludos. “Vero – commentano ancora dalla società -, ma noi non ci abbiamo mai messo piede. Grazie a don Antonio Tamponi, per qualche tempo abbiamo utilizzato Villa Panedda, su cui abbiamo fatto dei lavori, mentre un no secco ci arrivò perfino da una società di rugby alla quale avevamo chiesto il campo per disputare un torneo”. Milìa è inarrestabile. “Abbiamo pensato anche a Golfo Aranci, ma lì è tutto occupato grazie anche all’apporto decisivo del sindaco Giuseppe Fasolino che consente ad altri di usufruire del campo”. La presidentessa e il vice Aldo Cabitza invece erano stati ricevuti dall’Olbia calcio, quando il presidente era Alessandro Marino. “Noi parlavamo – racconta Emanuela Selleri – e lui… leggeva il giornale”.

Insomma, è una vitaccia per chi vuol insegnare calcio. “Ribadisco un concetto – conclude Miìa -: non solo abbiamo diritto ad avere qualche struttura a disposizione, ma abbiamo diritto anche a una risposta. Ci dicano no, ma ce lo dicano. Se non lo vogliono fare per noi, pensino almeno al compianto Bruno Selleri (proprio pochi giorni fa era il suo compleanno) che credo abbia rappresentato qualcosa di importante per il calcio a Olbia. Lo sa bene anche il nostro sindaco Settimo Nizzi – che noi abbiamo sempre appoggiato – il quale per molti anni, proprio quando la società era guidata da Mauro Putzu, Libero Balata, Francesco Sotgiu oltreché da mio suocero, è stato per molti anni il medico sociale dell’Olbia e credo che anche quella preziosa esperienza gli sia servita per la sua carriera a livello politico”.