Adesso ci si mettono anche i polpastrelli. Mentre cercano di pigiare i tasti del computer per trovare le parole giuste dopo aver visto Lodigiani-Olbia, arriva un dolore indefinito, uno strano formicolìo che non sai neanche da dove trae origine. Passerà. Chissà invece se e quando passerà il calvario dell’Olbia, reduce dalla settima sconfitta del torneo contro un avversario poco più che modesto. Basta, ora, con i “ma” che di recente hanno accompagnato le partite dei bianchi. “Abbiamo perso, ma….”. “Ma il gioco è stato piacevole, seppur a tratti” “Loro erano più forti, ma l’Olbia ha non ha demeritato”. Basta davvero, perché con questi chiari di luna, bisognerà pensare a salvarsi, altro che serie C. Essere indulgenti, trovare una giustificazione sempre e comunque, anche quando non esistono le condizioni, non solo è controproducente, ma equivale a nascondere la polvere sotto il tappeto, senza essere capaci di trovare il bandolo della matassa. È l’anticamera del disastro totale, e del depauperamento di un patrimonio – atletico e finanziario – che si svaluta giorno per giorno.

È del tutto inutile, per non dire autolesionista, nascondersi dietro quel filino di speranza che alberga ancora tra i sostenitori (quanti ce ne sono?) e anche tra gli osservatori del cammino superaccidentato dell’Olbia. Quindi, vale poco, alla luce del risultato, quel pizzico di reazione dei bianchi, al primo dei due gol di Perrotta, con Staffa pronto a sfruttare una sponda di Furtado. Così come è velleitario l’esercizio di elogiare più del dovuto De Grazia o Costanzo, che, anche con un pizzico di fortuna, avrebbero potuto rimettere il match in equilibrio. Non è accaduto: conta il punteggio più di ogni altra considerazione: negli annali, tra venti o trent’anni, alla voce Lodigiani-Olbia del 3 novembre 2024, si leggerà: 2-1 per i romani e non che Tizio o Caio abbiano mancato il pareggio per un soffio.

Certo, mettendoci nei panni di Guido Surace, o di Benno Raeber, o dello stesso Ninni Corda, ci rendiamo conto che non stanno passando un buon momento, al pari dello stesso tecnico, il quale – anche sabato scorso, nella conferenza stampa pre gara (di cui non abbiamo dato conto per scelta, un po’ per scaramanzia, un po’ perché abbiamo avuto l’impressione che anche lui non possa andare oltre le scontatissime frasi di circostanza che si pronunciano quando tutto va storto “e solo una vittoria ci può rimettere a posto”), continua a metterci la faccia e a difendere i suoi ragazzi a ogni pie’ sospinto, senza neanche chiedere quei rinforzi di cui l’Olbia ha bisogno come una bombola d’ossigeno. Gatti, con molta onestà, negli spogliatoi ha ammesso: “La squadra non mi è piaciuta per niente, era spenta e senza idee. Uno dei pochi aspetti positivi è stata la prova di Totti, un ragazzo umile, che deve crescere sì, ma va in campo con lo spirito giusto”.