“No, la vita non mi è cambiata. O meglio: mi è un po’ cambiata, ma ho un carattere forte e i cambiamenti non mi hanno mai spaventato. Ho cambiato anche mogli, si figuri”. Alla domanda precisa, Giovanni Satta, 58 anni, consigliere regionale del Psd’Az nella passata legislatura, non rieletto in questa, già sindaco di Buddusò (il suo paese), risponde senza esitare un secondo ed espone in vetrina i suoi numeri. “Dal nulla – racconta – abbiamo preso 30mila voti alle regionali, pari al 4,5%. Più della Lega, più dell’Udc, più dei Riformatori. Io continuo a far politica: ogni settimana vado a Cagliari, a giorni sarò il coordinatore regionale di Alleanza Sardegna, il partito che ho fondato, Insomma, sono e siamo vivi più che mai, pronti a qualsiasi cosa accada: magari all’orizzonte c’è qualche sorpresa”.

Cosa deve accadere?

“Nulla, dicevo così: mi risulta che la Corte d’Appello e la Corte dei Conti stanno controllando la spese della scorsa campagna elettorale. Qualcuno del centrodestra ha anche fatto l’accesso agli atti per capire bene se tutto si è svolto in modo regolare. Magari non c’è nulla, ma è bene controllare. Vedremo, tra poco ne sapremo di più”.

A parte queste misteriose avvisaglie, qual è il rapporto con Alessandra Todde?

“Alleanza Sardegna si colloca nel centrodestra, ma io non sono un talebano. Nel senso che amo distinguere gli argomenti e le situazioni contingenti: non sono ‘contro’ qualcuno o qualcosa per partito preso”.

A cosa si riferisce?

“Alle scelte sulla transizione energetica che mi trovano abbastanza vicino alla presidente. Dire no a tutti sempre e comunque, lo trovo sbagliato. Il consumo indiscriminato del suolo è da combattere e quindi condivido l’esigenza di disciplinare la materia”.

Sulle pale, che dice?

“Qualche impianto con pannelli solari bisognerà consentirlo, magari nei siti degradati. Penso ad esempio alle aree in cui ci sono le cave dismesse. E dobbiamo anche fare in fretta perché le centrali a carbone vanno chiuse entro il 2027. Se non si sbriga, lei rischia di diventare prigioniera di sé stessa anche perché per il resto la giunta regionale non sta di certo brillando”.

Che fa, spara nel mucchio?

“No, dico la verità e parto dalla sanità. Siamo allo sfascio totale: la sanità è malata da trent’anni e l’attuale giunta non fa nulla per migliorarla. Hanno dato più soldi alle strutture private, a suo tempo molti degli attuali esponenti della maggioranza urlavano contro l’allora assessore Carlo Doria, accusato di non essere capace di abbattere le liste d’attesa. Ebbene, oggi qual è la situazione? Basta chiederlo ai cittadini: le segnalazioni in questo senso sono all’ordine del giorno, se non ci fosse il Mater Olbia a smaltire la richiesta di sanità, sarebbe davvero una tragedia”.

Lei è ancora sardista?

“Quel progetto nel quale abbiamo creduto in tanti non esiste più per responsabilità ben precise e individuabili, oggi mi sento in dovere di ribadire e rafforzare i concetti di autonomia dei territori che ahimè sono stati calpestati e disattesi. In questo senso ci favorirà la nuova Provincia e noi ci stiamo muovendo fin da adesso per tessere alleanze e preparaci per benino alla campagna elettorale per l’elezione di chi dovrà guidare il nuovo ente locale”.

Con chi marcerete?

“Il dialogo con la Lega è già cominciato e sono certo che darà i suoi frutti: l’importante è non sentirsi succubi e vassalli di qualcuno, anche in questo l’autonomia viene al primo posto”.

Quindi ha un filo diretto tra lei e Dario Giagoni…

“No, no. Macché Giagoni, il capo della Lega è Matteo Salvini”.

Lei è di Buddusò, ma la si vede spesso a Olbia: sono questi i suoi bacini elettorali?

“Beh, principalmente sì, ma io ho sempre raccolto consensi in tutto il collegio”.

Per cosa si batterà?

“Per lo spostamento a Olbia – il porto passeggeri più importante del Paese – della sede dell’Autorità portuale. Il mandato di Massimo Deiana scadrà a luglio e mi sento impegnato a lavorare perché a Olbia sia riconosciuto il ruolo che merita. A suo tempo, bisognerà indicare una terna di nomi da presentare al ministro competente (Salvini) allo scopo di nominare la persona giusta. Lo stesso discorso, a suo tempo, varrà per la presidenza del Cipnes: Gianni Sarti (che a suo tempo ho contribuito a far nominare) dovrà lasciare presto e spetterà ai tre comuni (Olbia, Monti e Buddusò), alla Camera di Commercio e alla Provincia nominare i rispettivi rappresentanti e dunque arrivare alla nomina del presidente. Alleanza Sardegna sarà presente anche per trovare assieme la soluzione migliore. Con il Polo universitario che sta decollando anche grazie alla sensibilità del rettore di Sassari Gavino Mariotti, l’Autorità del sistema portuale, il Cipnes e la stessa nuova Provincia, Olbia aumenterà ancora il suo peso specifico”.

Le elezioni vere e proprie però non sono dietro l’angolo: per ora del consiglio provinciale prossimo venturo faranno parte i sindaci.

“I consiglieri devono essere espressione del popolo e in questo senso si sta procedendo per volontà di tutti. Secondo me, le elezioni dirette saranno nel 2026: inutile eleggere i sindaci entro il 2025. Se c’è l’accordo, si andrà direttamente al 2026”.

Qual è il suo rapporto con Settimo Nizzzi?

“Buono. Gli riconosco capacità come sindaco, e la giusta tenacia nel difendere gli interessi della sua città e per il modo deciso in cui si batte per farlo. Non a caso, alle ultime comunali, ho contribuito anch’io alla sua elezione portando in dote come Psd’Az almeno 500 voti. Neanche lui è perfetto, però: certe volte esagera un po’ con gli atteggiamenti autoritari”.

C’è una grande folla per prendere il suo posto: lei vede qualcuno come favorito?

“L’erede naturale di Settimo è o dovrebbe essere Angelo Cocciu, anche in virtù del suo vasto consenso elettorale. Ma non so se alla fine prevarrà lui rispetto ad altri”.

Magari il vero nome del suo successore non è ancora venuto fuori: Nizzi forse ha già la carta in mano e non rivela a nessuno il suo “segreto”.

“Probabilmente è così: il nome vero non è ancora venuto allo scoperto”.

E Quirico Sanna? Eravate tanto amici al punto da abitare nella stessa casa, a Cagliari. Oggi, lo siete un po’ meno...

“Nulla di personale, con lui. È diventato un assessore regionale di peso, grazie al mio exploit elettorale e non ha dimostrato nessuna capacità nel gestire quell’importante incarico. Poi, Christian Solinas lo ha salvato facendolo diventare Capo di Gabinetto. Ora ha abbandonato il Psd’Az per aderire a Forza Italia, un partito che non coltiva per nulla i valori dell’autonomia e dell’indipendentismo a lui un tempo tanto cari. Mi ha fatto soffrire per quattro anni: dal punto di vista politico, dunque, non ne ho stima”.

Che lo voglia o no, la sua azione politica è stata ed è condizionata da alcune vicende giudiziarie che la riguardano in prima persona, compresi i provvedimenti restrittivi.

“La ringrazio per la domanda che mi consente di fare chiarezza. Intanto, una premessa: non sono mai stato condannato, la mia fedina penale è pulita. Due inchieste si sono chiuse senza nessuna conseguenza per me. Non si sono ancora concluse invece altre due. Parto da quella sul presunto reato di traffico di interferenze illecite a proposito della Rsa Villa degli Ulivi di Monastir, per la quale avevo chiesto informazioni a un mio parente che lavora al Mise. Dopo l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e la modifica alle norme sul traffico di influenze illecite, dal procedimento sta venendo fuori che non è un reato fare una mediazione in un’operazione di compravendita. Ho sempre sostenuto di essere innocente”.

L’altra inchiesta invece riguarda un presunto traffico di droga.

“Veda, credo che il processo possa essere chiuso entro il mese di dicembre. Dopo le deposizioni di qualche mese fa che mi scagionano del tutto dall’accusa di traffico di droga, lo stesso pubblico ministero ha rinunciato al controesame di alcuni testimoni. In quella vicenda, io non c’entro niente e non vedo l’ora che tutto si chiuda entro l’anno. Se, come sono certo, ne verrò fuori bene, nessuno potrà avanzare dubbi sulla possibilità che io possa aspirare a ricoprire un ruolo politico di un certo rilievo in Sardegna. Mica farei come qualcuno, che addirittura governa il Paese pur avendo in corso un procedimento penale di una certa rilevanza…”

A chi si riferisce?

“Al ministro Daniela Santanchè di Fratelli d’Italia, accusata di presunti bilanci truccati allo scopo di nascondere perdite milionarie. Ecco, lei continua a far parte del governo e nessuno grida allo scandalo”.

Un’ultima curiosità: qual è oggi il suo rapporto con Solinas, un presidente che, come sostiene anche qualche suo amico, forse lei ha difeso troppo, pagandone le conseguenze in campagna elettorale.

“Non è vero che l’ho difeso troppo. Dopo averlo sostenuto con forza e convinzione, a un certo punto ho deciso di uscire dal Psd’Az perché ormai quei valori in cui ancora credo sono stati tutti disattesi.”