Fare due chiacchiere con Bastianino Monni– classe 1976, laurea in agraria a Pisa, imprenditore del verde – di fronte a uno spritz, è un esercizio che può essere anche essere divertente. Appena gli dai il “la”, e apri il taccuino, lui, da assessore all’Urbanistica della quarta città della Sardegna, comincia a spaziare nella sua materia. “Stiamo lavorando come matti – attacca -, dieci ore al giorno, a dispetto di chi non ci crede. Il nostro impegno è quello di rendere Olbia, già bella e accogliente di per sé, una città di taglio europeo”.

Esagerato E anche modesto.

“Non scherzo, e i cittadini se ne accorgeranno presto che non siamo venditori di fumo ma dei fottuti stakhanovisti. Chiedo venia per l’aggettivo un po’ forte, ma rende l’idea”.

Sì, ma intanto il Puc è ancora di là da venire.

“Intanto l’abbiamo adottato e ora il piano urbanistico comunale è a Cagliari. Nel giro di poco tempo, quando verrà approvata la variante al Pai (piano di assetto idrogeologico) dovremmo o potremmo averlo: sarebbe un magnifico regalo di Natale. Ma nel frattempo non stiamo dormendo”.

Da sveglio, a cosa sta lavorando?

“A sette interventi in altrettante aree della città, per dotarle di un certo numero di infrastrutture e alloggi. Per esempio, nel quartiere San Simplicio, in via Andrea Doria (6 alloggi popolari), in via Petta (30), nell’area di Santa Maria, con una serie di parcheggi nella parte bassa di via Cimabue, con la formula kiss and go per i genitori che accompagnano i figli a scuola, in via Duca d’Arezzo. Non vorrei tralasciare poi il completamento delle piste ciclabili Così come vorrei ricordare la riforma dello skyline (11 metri in prima fila, 13 in seconda) estesi da via Genova fino a via dei Lidi”.

Olbia le sembra così popolata da ciclisti?

“Non accetto sfottò, da questo punto di vista. Nel giro di un anno, un anno e mezzo, dopo gli interventi nell’area di Mogadiscio e nei pressi della chiesa di San Ponziano, Olbia sarà interessata da una sorta di rivoluzione urbana anche grazie a una serie di piste ciclabili e a corredo di tutto ciò la città a 30 km/h la renderà ancora più sicura”.

Insomma, vuol farci credere che lei è un supereroe dell’assetto territoriale?

“No, il merito è dei tecnici, dei miei collaboratori, della stessa commissione urbanistica. Li ringrazio tutti”.

Quindi lei appartiene alla categoria degli assessori che lavorano sodo: secondo l’opposizione alcuni suoi colleghi non brillano, sono lì quasi per caso.

“Respingo con forza questo giudizio ingeneroso e soprattutto non vero. Marciamo tutti insieme, con lo stesso entusiasmo con cui abbiamo cominciato questa esaltante esperienza. Mi dispiace dirlo, ma l’opposizione vive male questo tipo di realtà”.

Voi, invece, non avete problemi: nel senso che se sbagliate ci pensa il sindaco a rimettervi in riga.

“Guardi, lavorare con Settimo Nizzi è bellissimo. Con lui accanto, con un sindaco così, ci si sente più sicuri. Lui studia, è veloce, capisce le situazioni prima degli altri, trova le soluzioni prima degli altri, vuole dare il meglio di sé in funzione di Olbia, di renderla ancora più attrattiva. Per stargli vicino, ci vogliono… gli attributi. Come i suoi”.

Però vi bacchetta alla grande.

“Quando l’ha fatto, aveva ragione. Di recente, qualcuno ha avanzato una proposta e lui non solo l’ha bocciata, ma ha anche aggiunto che, prima di caldeggiare qualcosa, la persona interessata avrebbe dovuto studiare, studiare e ancora studiare. Come fa lui”.

Caspita, manca poco e gli fa un monumento… Eppure c’è stato un periodo in cui lei se n’era andato sbattendo la porta.

“È vero, lo ricordo bene. Ma in una comunità, quindi anche in un partito, può capitare che non tutti la pensino allo stesso modo. Ci fu un dissenso profondo tra me e lui”:

Che non durò un’eternità...

“No, giusto il tempo di chiarirci le cose tutto si ricompose. E da quel momento, avanti tutta per realizzare in pochi anni qualcosa che non è stato fatto in trenta, a partire del piano di riassetto idrogeologico, dopo la giustissima bocciatura del piano Mancini che aveva previsto le vasche di laminazione in via Nervi e nel quartiere di Isticcadeddu: fu quel no il primo mio atto politico, nel 2016, quando decisi di scendere in campo”

Lei si è candidato alle ultime regionali. Deluso o soddisfatto del risultato?

“Contentissimo. Si è trattato di un’esperienza esaltante, che mi ha formato molto. Ho incontrato tanta gente, parlato con centinaia di persone; ho ascoltato dalla loro viva voce le istanze più disparate, ho misurato la speranza di tanta gente di vivere in un mondo migliore, in una città a misura d’uomo”.

Non era solo l’anno scorso: accanto a lei qualche altro assessore e l’imbattibile Cocciu. Vi ritroverete tutti a rivaleggiare per prendere il posto di Nizzi: sarà una lotta senza esclusione di colpi.

“Veda, non sono il tipo che fa fughe in avanti. Faccio politica dal 1995, e appartengo a un partito come Forza Italia (che, lo ricordo, anche grazie ai miei voti, alle regionali ha ottenuto il 25%) nel quale militano altri colleghi bravi e capaci”.

Su, non faccia il democristiano… Rischiate di scannarvi.

“Io rispondo per me, e anticipo ciò che farò io. Ci riuniremo, discuteremo, valuteremo ovviamente anche i nomi, e alla fine decideremo tutti assieme. Ecco, io, quale che sia l’esito di questo confronto (anche serrato, ma leale), accetterò senza se e senza ma il nome scelto da tutte le componenti e m’impegnerò fino in fondo per la vittoria”.

Sempre che, nel frattempo, come molti sperano (o temono), non cambi la legge e Nizzi possa fare il terzo mandato. In questo caso, il problema non si pone…

“Eh no. Nizzi non si tocca, credo non sia in discussione. Ora però manca ancora molto al momento della sua eventuale successione, e dunque bisogna lavorare a testa bassa”.

Anche all’opposizione ci potrebbe essere una folla per contendere il posto di sindaco al centrodestra. Vede qualcuno come favorito?

“No, a sentire i nomi, sono tutti in grado di aspirare alla candidatura”.

Con qualcuno di loro (Gianluca Corda) lei ha polemizzato in modo ruvido in consiglio comunale, proprio sullo skyline.

“Beh, ho sentito qualcosa che non mi è piaciuto e sono sbottato. Poi, però, abbiamo chiarito”.

Olbia ha nemici? Se ne ha, quali sono?

“Come fa ad avere nemici una città con un trend di crescita che nell’ultimo anno ha visto 1634 residenti in più; una città dinamica sul piano imprenditoriale, leader in un territorio che ha due gioielli come Porto Cervo e Porto Rotondo. Una città che vanta un settore nautico, secondo solo a Trieste in italia. Una città che, con il nostro piano di messa in sicurezza, con l’acqua che tornerà a essere considerata una manna e non sinonimo di paura, sarà un esempio virtuoso non solo a livello nazionale. Sarà appunto una città che potrà dire la sua a livello europeo”.