Un lettore di Moro seduto ci ha inviato questa lettera.
Sono un cittadino di Olbia che per mia sfortuna mi trovo ad affrontare quotidianamente problemi legati alle malattie di alcune persone della mia famiglia. Per questo motivo spesso devo rivolgermi alla Guardia Medica oppure al Pronto soccorso. Mi vedo costretto a scrivere alla vostra redazione perché credo di aver subìto, io e mia moglie, un’ingiustizia. Così è andata: circa un mese fa ci siamo recati alla guardia medica intorno alle 20,15. Arrivati all’ospedale, mentre stavamo per entrare nella sala d’attesa, un vigilante ci segue e, con voce da burbero, ed esclama: “Dove andate?”. E io: “Non vede che mia moglie sta male”. Continuiamo e stiamo per entrare nella sala d’attesa e il vigilante ci segue, ci raggiunge dentro la sala e con voce autoritaria ,ci dice “Qui non potete stare, i dottori sono fuori, quindi dovete aspettare nei tavolini del bar”. A quel punto gli ho detto che siamo nella sala d’attesa e lui ci ripete ancora una volta che non possiamo stare. Con mia moglie dolorante, usciamo e con forza il vigilante chiude la porta della sala d’attesa della guardia medica. Per tre quarti d’ora siamo stati costretti a sostare nei tavolini del bar. Chiedo al direttore generale dell’ospedale: che diritto ha un vigilante a mandarci via? Capisco che me lo dica un infermiere/a ma da un addetto alla vigilanza non lo accetto. Fa parte dei diritti del malato aspettare al bar per un urgenza, di domenica?

