È scoppiata un’altra volta la guerra sul Puc (piano urbanistico comunale) di Arzachena. Dopo la decisione della giunta capeggiata da Roberto Ragnedda di riadottare lo strumento urbanistico, c’è stata immediatamente la reazione della locale sezione del Pd di Arzachena che, attraverso una nota molto dura nei confronti della maggioranza, chiede le dimissioni dell’esecutivo e auspica un ritorno alle urne. Partiamo con ordine, dal documento resto noto dall’Amministrazione Comunale. “Con atto di Giunta n. 26 del 21 febbraio 2025 – si legge nella nota ufficiale del Comune smeraldino – si è dato mandato al Dirigente del settore pianificazione, di procedere all’integrazione del progetto di Piano Urbanistico adottato il 9 agosto 2024, in seguito dell’avvenuta istruttoria delle osservazioni pervenute. La riadozione del Piano rappresenta una tappa fondamentale del lungo percorso che ha consentito, attraverso il recepimento delle stesse osservazioni, la diretta partecipazione della comunità nell’elaborazione del Piano. La prima bozza, come dichiarato più volte, rappresentava esclusivamente l’inizio di una procedura che aveva come principale scopo, quello di delineare la macro zonizzazione del territorio; una macro zonizzazione che ora, proprio grazie al recepimento delle osservazioni, consentirà la puntuale pianificazione. In coerenza con la normativa di settore, ed in sinergia e collaborazione con gli uffici regionali, il percorso che si sta seguendo prevede: la riadozione del Piano, l’avvio di una nuova fase di pubblicazione e presentazione delle osservazioni, l’esame del Piano in sede di Conferenza di Copianificazione dove gli Enti coinvolti nel procedimento esprimeranno i pareri di competenza. Tutti i cittadini, attori principali in questo momento di confronto e di partecipazione, hanno avuto la possibilità di esprimersi nel merito del Piano, partecipando attivamente e direttamente nella fase delle osservazioni, partecipazione che verrà concretizzata tramite la riadozione”. Dalla delibera della giunta, le modifiche riguarderanno: la carta sull’uso del suolo e di conseguenza della classificazione delle sottozone agricole; i perimetri delle zone G. Si procederò al ridimensionamento delle zone B nei borghi, a quello delle zone di espansione e a quello delle zone B nei borghi. Infine verranno riviste la disciplina attuativa e regolamentare e la Valutazione Ambientale Strategica (Vas) e la relazione ambientale.

I consiglieri di minoranza Rino Cudoni, Francesca Pileri e Fabio Fresi

Questa la posizione ufficiale della maggioranza, che poi è anche una risposta a un’assemblea organizzata dalla minoranza (Fabio Fresi, Rino Cudoni e Francesca Pileri) nel corso della quale erano emersi numerosi elementi di criticità se non di presunta illegittimità degli atti e della procedura adottata. Subito dopo quella riunione, infatti, gli stessi consiglieri avevano chiesto il ritiro in autotutela della delibera del 9 agosto sostenendo che “dalla verifica della documentazione allegata alla delibera sarebbe emerso che alcuni documenti costituenti parte integrante del Puc adottato non sono state trasmessi ai consiglieri comunali in violazione dei termini indicati dal Regolamento del consiglio comunale, e risulterebbero pubblicati nell’Albo pretorio come approvati in sede di consiglio comunale”.

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E oggi la segreteria del Pd ha diramato un comunicato nel quale si attacca frontalmente la maggioranza chiedendo le dimissioni dell’esecutivo. “Dopo mesi di roboanti proclami- sostiene Sebastiano Beccu -, false rassicurazioni e accuse di terrorismo rivolte a chi cercava di spiegare alla popolazione la sostanza del Piano Urbanistico adottato con il blitz di Ferragosto, la giunta comunale, con una deliberazione passata in sordina, ha deciso di procedere con la revisione del PUC. Non si tratta di semplici correttivi, ma di una vera e propria retromarcia su quanto pianificato: le zone B nei borghi subiranno un ridimensionamento (o meglio, un’eliminazione, considerando che la loro pianificazione è vietata da 40 anni); le fantasiose zone G – ben 3100 ettari! – dovranno anch’esse essere ridotte. Sarà necessaria una verifica della vocazione agricola di diverse zone, penalizzate dall’attuale maggioranza a danno degli agricoltori. Altro che “svolta storica per una gestione del territorio moderna e sostenibile”, per usare le parole del Sindaco Ragnedda e dell’Assessore Malu”. I Dem arzachenesi parlano di “disfatta, predetta non solo dal Partito Democratico, ma anche da tecnici e cittadini, i quali, inascoltati, avevano chiesto alla maggioranza di condividere le scelte pianificatorie in un’ottica di collaborazione. Invece, la Giunta ha imposto un’adozione al buio, che ha ingessato l’intero territorio attraverso le norme di salvaguardia. Oggi la maggioranza parla di riadozione del PUC, che nella realtà significa solo una cosa: ritirare il piano per approvarne un altro totalmente diverso, sperperando ulteriori risorse pubbliche. A questo si aggiunge un evidente danno erariale, imputabile esclusivamente al dietrofront della Giunta, che dovrà corrispondere nuovi fondi alla società incaricata di redigere il piano”. Per tutte queste ragioni, il Partito Democratico “insiste sulla richiesta di ritiro del PUC e chiede le dimissioni di una maggioranza che, pur essendo in carica da oltre sette anni, ha fallito per presunzione ed evidente inadeguatezza. È tempo di ridare la parola ai cittadini”.