Ci sono mille modi per salutare il Carnevale. C’è chi si infagotta nel domino per non farsi riconoscere (soprattutto dal marito, fidanzato o compagno) e camuffa persino la voce pur mantenendo il dialetto. C’è chi va alla “sala” (càpita molto a Tempio) per catturare le donne (single o impegnate) in vena di trasgressioni. C’è chi si accontenta della sfilata che ha sempre un suo perché. Eppoi c’è qualcuno come Andrea Fresu (ritratto nella foto a corredo di questo pezzo, con un costume che gli dona assai) che, il giorno di giovedì grasso ha la buona abitudine di chiamare a raccolta una gruppo di amici nella sua tenuta di Oschiri, con splendida vista sul lago. Anche quest’anno Andrea non ha voluto rinunciare a questo attesissimo rendez vous, con la tradizionale “fae e laldu“: ma l’occasione creata da questo eterno ragazzo dagli ottimi trascorsi calcistici va molto al di là dell’aspetto gastronomico. Che comunque conta (ottimo, il pasto), ma non è l’unica attrattiva racchiusa nel raduno. La particolarità sta nell’assemblare magicamente un assortimento di varia umanità che arriva un po’ da tutte le parti della provincia di Sassari, e non solo. C’è il sacerdote dalla simpatia contagiosa, che non sembra un prete con il suo giubbotto giallo canarino, e deve controllarsi perché anche a cena è impegnato in una maratona enogastronomica. C’è il ginecologo in pensione, festeggiato da tutti, che ricorda le feste gioiose proprio in riva al lago, con un tasso alcolico non proprio modesto. Ci sono alcune vecchie glorie dell’Olbia che discettano di pallone, commentano il campionato un po’ così del club gallurese, e infamano Thiago Motta, senza lasciare nel piatto neanche un pezzo di carne né la verza né i ceci: solo le bucce delle noccioline americane.

L’ex difensore dell’Olbia Pinuccio Petta

Uno degli ex (temutissimi) difensori della squadra gallurese si fa addirittura immortalare su un… trono. C’è una pletora di golosi che assaggia le mille varietà di dolci che atterrano a tavola. C’è un montino armato di igloo che, dopo aver fatto assaggiare un vino color catrame da 16 gradi, propone sublimi digestivi come il liquore al finocchietto selvatico, alla pompìa, oltre ai classici limoncello, mirto e grappa. C’è la fazione berchiddese impegnata a sfotticchiare gli oschiresi (che giocano in casa), i quali ricambiano i complimenti con gli… interessi. C’è pure il radiologo di origine calabrese che arriva in ritardo, ma recupera in fretta gustando con amore tutto il bendiddio. C’è il dirigente che si è occupato per una vita dell’acqua dei galluresi e oggi deve pensare alla quantità di vino da ingurgitare prima di tornare in Costa Smeralda. C’è pure l’ex deputato che non ha mai scordato le sue radici oschiresi. Ci sono anche un ex assessore regionale e un importante esponente della Provincia, che non chiedono voti (l’anno scorso qualcuno l’ha fatto), ma dispensano sorrisi. C’è il sindaco, contento come una Pasqua. C’è anche qualche ex primo cittadino, un punto fisso dell’happening. Non mancano i giovani, con maschera e senza. Festeggiano con tanti compagni d’avventura dai capelli sale e pepe, ma la discriminazione non abita da queste parti: conta l’età percepita, non quella anagrafica. C’è la voglia di strimpellare qualche brano anni ’60 per la gioia di chi non ha mai scordato quelle note magiche, che hanno fatto innamorare migliaia di ragazzi. Oschiresi e no. Ma la pianola non va: poco male, è tutto rinviato alla prossima volta. Sullo sfondo, accanto ai formaggi e alla coppa che hanno resistito ai pacifici assalti, un mare, anzi un lago d’allegria fino a quando fa buio. Però non possono mancare i ringraziamenti ad Andrea, cuoco e direttore d’orchestra, impagabile anfitrione con tanto di pizzetto (somiglia a un attore americano) che ha l’esclusivo merito di far sentire i suoi tanti ospiti a casa loro. Così come non devono e non possono mancare le scuse alla sua signora Maria Assunta per la santa pazienza nel sopportare tanto casino con il sorriso perenne sulle labbra. Evviva il carnevale.