Come volevasi dimostrare. Il voto per le nuove province slitta a data da destinarsi, come previsto. Niente elezioni “anomale” e amministratori non retribuiti (nessuno vuol fare il presidente o l’assessre dell’ente intermedio per la gloria o per “spirito di servizio”), ma piuttosto cittadini che vanno alle urne ed eleggono i propri rappresentanti, come accade per tutti gli altri tipi di consultazioni alle quali siamo abituati. La commissione Autonomia e Ordinamento regionale, infatti, presieduta da Salvatore Corrias (Pd), ha dato il via libera, a maggioranza con il voto contrario dell’opposizione, alla proposta di legge “Disposizioni per la riapertura dei termini per l’accertamento della volontà dei territori interessati e differimento del termine per l’elezione degli organi provinciali e delle città metropolitane”. Le elezioni di secondo livello sarebbero dovute essere indette entro il 30 aprile 2025 e svolte nei due mesi successivi, come stabilito dalla norma approvata all’inizio della legislatura. L’argomento arriverà in aula in extremis. La Commissione, adesso, attenderà il parere della Terza commissione prima dell’approvazione definitiva. Il consiglio regionale dovrebbe esaminare il testo già nella seduta di martedì 29 aprile. “La proposta di legge – ha spiegato il presidente Corrias – nasce dalla necessità di indire i referendum, così come da previsione statutaria, per sentire le popolazioni interessate che vogliono esprimere la loro volontà di stare in una provincia piuttosto che in un’altra. L’altra ragione è di carattere amministrativo e gestionale, in quanto vanno chiuse tutte le procedure finalizzate alla ricostituzione, per decreto, delle Province”. Per Alessandro Sorgia (gruppo Misto): “È Importante tornare quanto prima alle elezioni di primo livello affinché i cittadini possano scegliere da chi essere rappresentati”.

I partiti ora hanno tutto il tempo di elaborare tutte le strategie per conquistare il governo degli enti intermedi e soprattutto per scegliere i candidati più idonei per la guida delle province. Il territorio che potrebbe considerarsi già pronto per la sfida è quello della Gallura e di parte del Monte Acuto che ha ultimato a tempo di record tutte le procedure sul trasferimento dei beni mobili e immobili e del personale dalla provincia di Sassari a quella chiamata Nord Est Sardegna (un modo come un altro per far scegliere la sede dal nuovo consiglio provincialeù9 , tornata in vita lo scorso 1 aprile. L’ex parlamentare Gian Piero Scanu, nominato dalla giunta regionale commissario straordinario della provincia di Sassari il 19 settembre dell’anno scorso, ha concluso il suo lavoro (non semplice), come si evince da un apposito decreto dell’esecutivo regionale. Nel territorio del nuovo ente intermedio (26 Comuni, 160mila abitanti) sono in corso da tempo le grandi manovre per individuare il candidato più adatto per guidare la provincia, anche se nessuno ne parla a voce alta. Non è un mistero per esempio che il centrodestra punti sull’ex subcommissario della provincia di Sassari Pietro Carzedda, esponente di spicco di Forza Italia (è stato recentemente confermato per acclamazione coordinatore provinciale del partito) e molto vicino al sindaco di Olbia Settimo Nizzi, il quale ovviamente vuol esercitare tutta la sua influenza per designare (e far eleggere) un uomo di suo gradimento. Secondo un’autorevole scuola di pensiero che ha i suoi proseliti nello stesso partito forzista, il primo cittadino della maggiore città della Galllura avrebbe posto la sua candidatura se avesse prevalso la volontà di eleggere il presidente tra i rappresentanti dei Comuni (elezioni di secondo livello). Ora lo scenario è cambiato e Carzedda può dormire su due cuscini. Anche i partiti di centrosinistra non se ne stanno con le mani in mano. L’amministratore straordinario Rino Piccinnu (Pd) negli ultimi mesi è più ecumenico del solito e – da democristiano militante, nonostante la Balena bianca sia scomparsa (!) da un bel pezzo – si sta distinguendo per un particolare attivismo e per l’elargizione di sorrisi (anche negli ambienti dell’elettorato moderato) in quantità industriale, ferme restando la sua palese concordia e la sua larga intesa (ricambiata, a dire il vero) con il primo cittadino di Olbia. Eh, sì: la politica è bella (anche) per questo.