Ieri sono passato dall’euforia alla depressione nel giro di poche ore. La giornata era iniziata male. Mi era arrivata la bolletta del gas insieme a quella della luce e non riuscivo a mettermi l’animo in pace, e soprattutto non capivo come fosse possibile che i prezzi dell’energia fossero quasi raddoppiati nel giro di un anno o poco più.
Quindi già ero parecchio alterato, per non dire incazzato. Figuratevi, poi, come ci sono rimasto male, quando mi sono trovato di fronte al bancone della frutta e verdura, nel supermercato vicino a casa mia. Alcuni prodotti sembrava mi facessero l’occhiolino come per dirmi: ma va là, morto di fame, non siamo qui per te, che non te lo puoi permettere. Alla fine, pur limitandomi alle cosiddette offerte, ci ho lasciato un bel pezzo di pensione. Poi a pranzo mi sono rasserenato un po’ ascoltando il telegiornale. La premier Meloni ci ha spiegato che l’economia italiana va a gonfie vele, che non siamo mai stati così bene e che qualche piccolo ritocco del prezzo dell’energia era dovuto alla necessità di fare un dispetto alla Russia, ma che comunque gli incrementi di pensioni e stipendi avrebbero compensato questi piccoli aumenti. Meno male, ho pensato, magari ci sarà qualche, seppur modesto, incremento della pensione, e sono andato a verificare l’importo dell’agognato assegno. Non vi dico la mia delusione. La pensione era sempre la stessa, “immutabile nel tempo”. Vabbè, allora forse la Meloni si riferiva agli stipendi e così, incuriosito e pieno di aspettative, ho telefonato a mio figlio, che fa l’ingegnere informatico. Ma, oibò, anche il suo stipendio, lira più o lira meno, era uguale a quello che gli era stato riconosciuto 5 anni fa, quando è stato assunto dall’impresa per cui lavora. Anzi, a mio maggior scorno, il pargolo mi chiedeva di dargli una mano per pagare l’affitto.
A questo punto ero già parecchio incavolato, ma per fortuna su Rai tre la presidente della giunta regionale ha annunciato grandi novità nel settore dell’assistenza sanitaria. Bè almeno qualcosa comincia a marciare, soprattutto per noi che siamo un po’ avanti negli anni. Devo giusto telefonare al Cup per un esame diagnostico. Ovviamente so che a Olbia, come di consueto, e non si capisce per quale congiuntura astrale, ci sono scarse possibilità di accedere a servizi specialistici, ma grande è stato il mio disappunto, per usare un eufemismo, quando l’addetta agli appuntamenti mi dice che la prima disponibilità è in provincia di Cagliari fra circa 6 mesi, a meno che nel frattempo qualcuno non rinunci, perché dirottato verso la sanità privata o perché passato a miglior vita, nella vana attesa di questo esame.
Ma che c., allora ce l’hanno proprio con noi pensionati. Comunque devo rassegnarmi per cui telefono a uno studio privato di Olbia, il quale mi dà, sì, disponibilità quasi immediata, ma alla modica cifra di euro 150. E così mi accingo a dare l’addio a quel poco di pensione, finora rimasta ancora indenne. A questo punto ero incazzato come una iena incazzata e ho deciso di non guardare più la TV. Va bene essere tartassati, ma essere pure presi per i fondelli è troppo.
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Le bollette aumentano, le pensioni no. Ma per una visita specialistica ci vogliono sei mesi (o 150 euro subito)
Eppure la Meloni ha spiegato che l’economia italiana va a gonfie vele e dalla Regione sono arrivate notizie rassicuranti sull’assistenza sanitaria in Sardegna. L’importo degli stipendi non è aumentato nonostante i prezzi (non solo quelli dell’energia) schizzino all’insù

