“È più facile che un cammello passi nella cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”.
Per secoli questa citazione biblica in Occidente è stata tramandata – e accettata – in maniera acritica, sebbene contenga un errore di traduzione che avrebbe dovuto subito balzare agli occhi. Perché la parola gomena (gamta) si è trasformata in un improbabile cammello (gamal). È solo uno dei tantissimi sbagli nei passaggi da una lingua a un’altra. In fondo, un errore divertente: persino innocuo se solo non rendesse incongruo il paragone. E bizzarro quanto si vuole, senza che per giustificarlo si avverta la necessità di altre immagini figurate proposte nel tempo. Diversa si rivela invece la manipolazione ad arte di scritti, religiosi o no. Altrettanto differente la costruzione a tavolino di propagande sulla scia di punti di partenza volutamente falsati. Un fenomeno oggi dilagante, pervasivo, tentacolare. Nel nuovo mondo delle news, e delle menzogne che spessissimo le accompagnano, le guerre hanno rappresentato e rappresentano ancora uno spartiacque. Il confine. Tra un PRIMA pur sempre costellato di talk show inverosimili, duelli inventati e depistaggi ma all’interno di una rete allargata di notizie sostanzialmente verificate, e un DOPO (la fase attuale) in cui le fake sono diventate regola: martellanti, ossessive, incessanti. Tanto quanto gli argomenti fantoccio, usati per sviare il discorso e spostare l’attenzione dai temi centrali.
Sentir dire e crederci è un tutt’uno grazie a quel potere della disinformazione che Mussolini, Stalin, Goebbels e altri dittatori conoscevano bene, e prima di loro conoscevano altrettanto bene imperialisti e monarchi. Ma adesso c’è l’aggravante che sul web le
reti non filtrano il vero dal falso, ci sono siti che producono notizie manipolate. A traballare così è un intero sistema. E anche le fonti ufficiali di frequente sono fonti di promozione preconfezionata. Prevalgono il giornalismo che indica e basta, l’approssimazione e il plausibile, gli spettacoli di parole: piacciono perché potenzialmente virali, così come le gabbie a effetto per i click e i titoli affermativi su ipotesi non verificate, che però a loro volta attraggono più interesse rispetto alle correzioni e agli aggiornamenti. Un immenso corto circuito.

Nel primo anno di pandemia, per esempio, secondo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, il 78% degli stessi giornalisti italiani ha potuto constatare disinformazioni nei notiziari almeno una volta alla settimana, mentre il 22% addirittura una volta al giorno. E nei tre anni di covid, stando all’autorevole rivista scientifica Lancet che ha commissionato uno studio a specialisti di tutto il mondo, all’Italia è andata la maglia nera tra i picchi negativi delle manipolazioni quotidiane nelle comunicazioni, istituzionali e professionali.
Non da adesso tra i media più seri prende sempre più corpo il lavoro teso a depotenziare le bugie virali. Ma non è facile cancellare l’idea di cospirazioni permanenti partorite dalla fantasia o convincere che dietro scoop mirati si nascondano solo missioni per alimentare paure e tensioni. La disinformazione tuttavia ha fatto nascere siti di Fact Checking, o di controllo e verifica dei fatti: conviene farci ricorso più spesso vigilando a nostra volta sulla loro serietà professionale. Anzi, sorvegliando ogni passaggio delle notizie in maniera sistematica, specie dopo le corse al riarmo, il genocidio in Palestina, le tantissime escalation belliche, il pericolo di catastrofi nucleari.
Chiediamoci che cosa sta succedendo dall’invasione dell’Ucraina. Poniamoci il problema di quanto la “sovranità degli algoritmi” incida sulle nostre vite. Interroghiamoci sul numero infinito di trappole – online, in tv e su carta – tese giorno per giorno e sugli interessi in gioco da parte delle propagande belliche per fare circolare alcune notizie e occultarne altre. Rafforziamo il senso critico. Ma facciamolo senza più odio e violenza, sangue e altri morti. E nel frattempo mobilitiamoci tutti, come hanno fatto negli ultimi giorni milioni di persone in centinaia di piazze italiane ed europee.


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