Sapete bene che la tregua a Gaza è un granello spolverato male negli ingranaggi di morte, distruzione e mattatoi nel mondo. Ecco perché la lotta dei costruttori di pace non può conoscere soste, dall’Est Europa alla Siria, dalla Libia agli altri paesi africani. Non sono inutili ma vane, almeno per questi scopi, le ricostruzioni iper sistematiche di tipo geopolitico e le attribuzioni di responsabilità senz’appello. Chi ha colpe gravissime le darà agli altri, chi ha meriti modesti ne sarà spossessato, chi pensa di modificare le tattiche dei decisori solo con dotte disquisizioni sarà definitivamente costretto a disilludersi. L’unica vera strada maestra è concentrare tutte le energie di non violenza attiva verso ogni iniziativa capace d’incidere sugli stop a riarmi e spese militari. Con l’obiettivo politico finale di provocare una rivoluzione dei garofani che spazzi via classi dirigenti d’Occidente impegnate più ad alimentare conflitti che a sedarli, più pronte a soffiare sui venti di guerra che a sopirli, più predisposte a inventare pretesti bellici che a scongiurare nuove catastrofi umanitarie. Valgono perciò sempre gli stessi principi per chiunque voglia un futuro di solidarietà non per singole nazioni ma per tutti gli esseri umani.
UNITÀ LA SOLA PAROLA D’ORDINE
Non ci saranno svolte senza la mobilitazione permanente delle migliaia di sigle per la pace e dei milioni di europei che hanno a cuore le sorti di tutti. Due gli obiettivi prioritari: il cessate il fuoco ovunque e l’ONU di nuovo in campo con i caschi blu come forze d’interposizione. Qualsiasi conflitto può essere affrontato con i negoziati. Basta divisioni, ipocrisie, fake, propagande. Basta analisi geopolitiche senza fine e fughe dalla realtà. La sovranità sulla sopravvivenza appartiene ai popoli. Non a infimi governanti, guerrafondai e classi dominanti nazionali eteroguidate da 3-4 superpotenze mondiali.

