Multarla sì, dichiararne la decadenza no. E’ proprio questo, in estrema sintesi, il senso delle due sentenze emesse dalla Corte Costituzionale sul caso Todde. Perché – hanno scritto i giudici romani – il Collegio regionale di garanzia, con l’ordinanza-ingiunzione 20 dicembre 2024, ha applicato e interpretato male la legge sul controllo delle spese elettorali. Così è scritto – a chiare lettere – nei dispositivi pubblicati sul sito ufficiale della Consulta.
Sul resto della contesa, invece, i giudici che giudicano le leggi hanno escluso qualsiasi conflitto di attribuzione dei poteri fra lo Stato, comprese le sue articolazioni, e la Regione. Ma quest’aspetto è strettamente giuridico, mentre avrà tutt’altro effetto la decisione della Corte di dichiarare nulla la parte in cui il Collegio “imponeva al Consiglio regionale di adottare il provvedimento di decadenza della candidata alla presidenza della Regione eletta nel febbraio del 2024”. Dunque, a questo punto, Alessandra Todde potrà tirare un definitivo sospiro di sollievo, ancor prima del 7 novembre, giorno in cui sul caso decadenza dovrebbe pronunciarsi la Corte d’appello, dopo il ricorso della stessa presidente contro la sentenza con cui – lo scorso maggio – il Tribunale civile di Cagliari confermava in toto l’ordinanza-ingiunzione del Collegio di garanzia. Perché difficilmente, a questo punto, i giudici cagliaritani di secondo grado si discosteranno da quanto deciso dalla Corte Costituzionale.

Per farla molto spiccia, il caso decadenza può considerarsi chiuso, anche se comunque Alessandra Todde dovrà versare nelle casse dello Stato i 40mila euro di multa che le sono stati inflitti dal Collegio di garanzia. Visto che, come scrive la stessa Corte costituzionale, le “riscontrate gravi violazioni” alla legge nazionale sul controllo delle spese elettorali ci sono state, “tuttavia – è scritto in un altro passaggio delle sentenze – nessuna di queste è individuata dalla stessa legge tra le ipotesi di decadenza”. Per scriverla con le parole utilizzate dalla Consulta, di fatto “nel suo agire il Collegio di garanzia non ha rispettato il contenuto e lo spirito della norma” al centro della contesa costituzionale.
Cosa accadrà ora? Scritto che, con molta probabilità, la Corte d’appello finirà per confermare solo la sanzione, i 40mila euro, resta da capire quali saranno gli effetti politici delle due sentenze emesse dalla Consulta. Nonostante abbia sempre dichiarato giustamente di “essere legittimamente in carica e nella pienezza dei poteri”, adesso Alessandra Todde non avrà più un macigno, quel macigno, sulla testa. Questa sua innegabile vittoria giudiziaria muterà o meno qualcosa nelle sue strategie, nei suoi atti amministrativi, nei rapporti con gli alleati del Campo largo e con tutto il Consiglio regionale? La prima risposta è un no secco, perché, caratterialmente parlando, la presidente continuerà a essere “serena, libera e schietta”, come lei stessa si è descritta in alcune recenti interviste.
E politicamente? In questo caso, invece, qualcosa di nuovo e importante potrebbe esserci. Innanzitutto dovrà impegnarsi a non far evaporare il consenso elettorale ottenuto dal suo partito, il Movimento Cinque stelle, nelle elezioni regionali del 2024: quasi l’8 per cento dei voti validi. Non è e non sarà un problema di poco conto, perché, nelle ultime chiamate alle urne seppure in altre Regioni, l’M5s ha sempre perso parti consistenti di quell’elettorato che invece lo aveva portato in trionfo soprattutto nel 2018. Da allora in poi è stata una parabola discendente e qualcosa la presidente della Regione dovrà pur far per evitare che in futuro questo trend negativo possa palesarsi anche in Sardegna.
Poi forse dovrà anche rinegoziare i suoi rapporti col Partito democratico, che nel frattempo ha cambiato segretario regionale – da Piero Comandini a Silvio Lai – e che sulla sanità e non solo pare oggi deciso a voler contare di più nella seconda parte della legislatura. Ancora: dovrà di sicuro interpretare meglio il dialogo – finora è stato a singhiozzo – con i Progressisti di Luciano Uras e Massimo Zedda, cioè con i suoi alleati più indisciplinati dal 2024 in poi.
Per farla breve, Alessandra Todde dovrà presto decidere quando e come dar corso a quel rimpasto della Giunta, auspicato da buona parte del Campo largo. Coalizione in cui la presidente ha dichiarato di continuare a credere senza se senza ma, perché “non esiste altro progetto se vogliamo sconfiggere il centrodestra”. A proposito delle opposizioni in Consiglio regionale: venuto meno il caso decadenza, quando e come ricomincerà a lavorare per individuare il suo futuro candidato presidente? Le Regionali del 2029 sono lontane, ma un leader da schierare sottorete (sarà Angelo Binaghi?) dovrà comunque sceglierlo molto prima.


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