“Dài, io ci spero ancora. Non può finire così, mi rifiuto di pensare che siamo giunti al capolinea”. Nel giorno più nero degli ultimi tempi, con i gufi che banchettano e godono per le disgrazie del club, Giancarlo Favarin vede un lumicino nel lungo, estenuante cammino che sta minando l’Olbia in quanto massima espressione sportiva di una comunità che al calcio ha dato più di quanto sia stara ripagata. Oggi l’allenatore dei bianchi ha preso atto della volontà della squadra di non volersi allenare, ma – senza essere scambiato per un visionario o passare per il buonista di turno – coltiva la speranza che prima del derby col Monastir avvenga quello che somiglia molto a un miracolo. “I ragazzi – spiega il tecnico – hanno capito fino a oggi quali fossero le difficoltà e hanno resistito, ma ora sono sfiduciati. Però so bene quanto siano attaccati alla maglia e quanto stiano bene qui a Olbia”.
Le sue dichiarazioni dopo la gara col Cassino hanno provocato uno shock inatteso, si dice anche da parte di chi sta cercando una via d’uscita.
“Ho solamente detto ciò che risultava in quel momento, sottolineando il concetto che dalle parole bisognava passare ai fatti. L’ho fatto anche per dare uno scossone”.
Qualcuno ipotizza o nutre il sospetto che lei si sia comportato così perché sta trattando con qualche club.
“Non le nascondo di essere stato contattato, ma ho dato la mia parola all’Olbia prendendo un impegno serio. Quindi, finché c’è una fiammella di speranza, io resto qui al mio posto, alla guida di un gruppo che può dare ancora delle soddisfazioni”.
E se tutto saltasse per aria?
“Solo a quel punto, darei seguito a quelli che sono stati i contatti: credo di aver diritto anch’io di guardarmi attorno. Ma lo ribadisco: ho ancora fiducia che qualcosa si sblocchi”.
Quanto può pesare il fatto che la squadra non si sia allenata, a quattro giorni dalla partita di domenica?
“Sul piano fisico, poco o nulla. Neanche sotto il profilo tattico, potremmo avere dei contraccolpi: del resto giocano sempre gli stessi… È complicato scendere in campo con la preoccupazione che gli stipendi non arrivano, e bisogna arrancare e affrontare sacrifici. Il problema è solo mentale”.
Le sembra poco?
“Mi spiego con un esempio. Ricorda la partita col Budoni? La squadra ha fornito un’ottima prestazione, ha dato una dimostrazione di forza. Sa perché? Perché tutti erano convinti che quel signore di Latina, il pasticciere insomma, fosse sul punto, come aveva assicurato esplicitamente, di pagare gli stipendi. Dopo quel match, e soprattutto dopo aver constatato che quell’impegno era stato clamorosamente disatteso, non siamo riusciti più a vincere. Sono certo che almeno uno dei due pareggi (per esempio quello di Cassino) si sarebbe potuto tramutare in successo pieno, se solo i ragazzi avessero avuto la consapevolezza che la situazione di impasse sarebbe stata superata”.
Qual è il valore dell’Olbia in questo campionato il cui livello medio non sembra elevatissimo?
“Ripeto: se tutto fosse a posto, l’Olbia potrebbe prendersi e dare a chi la sostiene delle grosse soddisfazioni”.
I pezzi più pregiati sono corteggiati da procuratori e presidenti. Più di un calciatore sta pensando alla risoluzione del contratto: si parla di Staffa, Modesti e di qualche altro. Le risulta?
“Beh, sì: ho sentito qualcosa, ma non so se si tratti di una decisione già presa o di un’intenzione. Osservo però che la stragrande maggioranza dei giocatori vorrebbe rimanere qui, nonostante non manchino di certo le sollecitazioni a cambiare aria”.
Domani cosa farete?
“Non lo so. Io spero davvero in quel quid che possa portare un po’ di chiarezza su futuro. Sarebbe un vero peccato, se non fosse così”.

