Il sorriso (quasi perenne) del giorno prima, niente cravatta questa volta. Un’esposizione di oltre mezz’ora, articolata, puntigliosa, piena dipathos anche se in fondo si trattava di soldi, di debiti da pagare, di un club da gestire per farlo rivivere “come merita la città e la sua gente”. Romi Fuke stamattina ha ripetuto, ampliandoli e scendendo più nel dettaglio, ciò che gli frulla sulla testa, da quando “per iscrivere la squadra al campionato, e ottenere le liberatorie dei calciatori” era già intervenuto su sollecitazione di Giovanni Degortes, seduto in prima fila nella saletta di un hotel cittadino. Ad ascoltarlo, una trentina di imprenditori, più un’altra ventina di persone, tra curiosi, possibili sponsor, professionisti, partner potenziali di un “progetto triennale fondato su un marchio, sul brand Olbia”. Tutto è ruotato attorno a questo concetto, che – a sentire l’imprenditore “brianzolo fino all’osso, nato a Milano da genitori giapponesi” – rappresenta la base, il pilastro che sostiene l’idea di salvare il club e di farlo crescere secondo il “modello Como“, al quale Olbia può aspirare e ispirarsi, anche andando oltre”.
C’è modo e modo per rastrellare capitali, e Fuke – a parte chi volesse metter mano al portafogli per un contributo fine a sé stesso – è stato attendo a non incentrare il suo discorso sulla new age del glorioso club di Olbia sull’assillo e sull’urgenza di far affluire liquidità sulle casse esangui della società. La sua opera persuasoria è fondata soprattutto “sul coinvolgimento delle persone, perché dietro le aziende ci sono le persone, con le loro passioni, il loro legame col territorio in una realtà importante comeOlbia, conosciuta in tutto il mondo. Possiamo anche anche immaginare che 5mila persone tirino fuori 100 euro a testa, ebbene si otterebbero così 500mila euro, una cifra sufficiente a risolvere molti problemi di qui alla fine del campionato. Ma il punto è un altro e riguarda “il coinvolgimento di chi crede nel rilancio dell’Olbia, è disposto a investirci e puntare anche un ritorno in termini di redditività”. Insomma, una forma di crowfunding (raccolta di fondi “dal basso” in cui un certo numero di soggetti contribuisce a finanziare un progetto o un’impresa) arricchita dall’elemento umano, solidale. Per questa ragione, Romi Fuke chiederà ai partecipanti all’incontro di oggi un feedback e chiederà se e in quale misura vorranno far parte della sua idea di rilancio. Nel frattempo, l’imprenditore brianzolo ha ribadito che “nel giro di 7/10 giorni, sarà conclusa l’acquisizione dell’Olbia“.

A questo proposito, a specifica domanda, si è appreso che “fino a oggi non c’è stato alcun confronto né contatto” con i soci di minoranza, tra cui l’ex presidente Alessandro Marino. “Dobbiamo attendere la loro decisione di voler aderire all’aumento di capitale, come ha fatto rinunciando a un creditomolto importante la Swiss Pro: in caso affermativo, rimarranno soci e dunque ci sarà modo di relazionarci con loro. In caso contrario, il problema non si pone perché non saranno più soci”.
Tra le osservazioni del pubblico c’è da segnalare quella di Mauro Putzu, storico patron del’Olbia dal 1981 al 2006 insieme con altri soci. “Anch’io, e non da oggi ma da molti anni, quando un giorno a Barcellona un signore accennnò a Olbia come sede dell’aeroporto di… Porto Cervo’, credo molto al brand e al primato della nostra città anche nel mondo dello sport”. Applausi a Putzu eppoi anche a Giovanni Degortes (futuro direttore generale?), il quale ha ricordato che “l’esborso complessivo della Swiss Pro ammonta a 5 milioni di euro: 1,5 milioni sono serviti per acquistare il 70 per cento delle quote, il resto sono stati destinati alle casse dell’Olbia“.


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